Giubileo dei giovani
Giubileo dei giovani: cosa significa passare la Porta Santa?
Che cosa significa davvero attraversare una Porta Santa? È solo un gesto simbolico? Da quando siamo partiti per il Giubileo dei Giovani non abbiamo fatto altro che chiedercelo tante volte. E comunque non siamo arrivati completamente preparati all’effusione di grazia che questo venerdì si è riversata su tutto il gruppo giovani della Pastorale Giovanile della Diocesi Nocera-Sarno nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Bastano due passi e il naso all’insù a contemplare la maestosità di una basilica? No. Varcare quella soglia è molto di più. È decidere da che parte stare. È scegliere la vita vera, quella che ha già il sapore dell’eternità. È dire con i piedi ciò che forse non riesci ancora a dire con la bocca: Gesù, io vengo da Te.
Succede questo quando attraversi quel corridoio che si apre proprio dopo la Porta Santa, e davanti a te trovi un Crocifisso immenso. Non un’immagine. Una Presenza. E ti rendi conto che entrare lì dentro non è turismo spirituale: è un pellegrinaggio che ti spoglia, ti interroga, ti cambia. Entrare nella Porta Santa è entrare in Cristo, che fa nuove tutte le cose.

E allora la domanda vera che risuonava forte nel cuore dei pellegrini non era più: “Hai varcato la Porta Santa?”. Ma: hai già scelto per Chi vuoi vivere? Che cosa ti fa correre verso Cristo, e che cosa invece ti tiene incatenato, ti appesantisce, ti rallenta?
Non è un caso se lì accanto c’è la Scala Santa. La tradizione dice che sia la stessa salita da Gesù nel pretorio di Pilato, i gradini del giudizio. Ma anche della misericordia. Gesù li ha saliti per andare verso la Croce. Per i pellegrini fermarsi lì è stata l’occasione per fermarsi. Mariarosaria, diciotto anni appena, ha quel momento nel cuore: “Ritornano forti queste parole: Che cosa porti sulle spalle mentre sali quella scala? Che cosa stai trascinando nella tua vita?”. Il giro nella Roma del Giubileo è stancante ma appassionante. Michele e Carolina, due ragazzi di 17 e 18 anni, in metro, sono stanchi – chilometri a piedi macinati per Roma – ma i loro volti sono accesi. Vividi. “Io ho appena vissuto la Confermazione e non credevo che si potesse vivere la fede in questo modo”, dice Michele, ancora stupito. Carolina lo conferma: “Passare quella porta non sono stati solo dei passi, ma un consegnare la mia vita, il futuro che a volte fa paura. Sogno di diventare medico, e il mio percorso l’ho affidato proprio lì”.

Ecco il punto. La fede è concreta. Ha a che fare con gli esami, le scelte, i sogni, le paure. Affidare a Dio la propria storia è l’unico modo per viverla davvero. E accorgersi che questa storia, la tua, non è fatta per essere scritta da sola.
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È questa l’altra sorpresa del Giubileo: l’amicizia. L’amicizia vera, quella che ti rialza, che ti spinge a guardare in alto, a puntare alle vette. Come ha fatto Pier Giorgio Frassati, che il prossimo 7 settembre sarà proclamato santo e che in modo speciale per i giorni del Giubileo si trova a Roma. I pellegrini lo hanno incontrato nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Hanno pregato davanti al suo corpo, gli hanno affidato la vita. E lui, silenziosamente, continua a insegnare come si fa a vivere bene: puntando in alto, ma sempre in cordata, uno insieme all’altro.

Nunzio, infatti, racconta il miracolo dell’amicizia. Un ragazzo polacco, un sorriso, uno scambio di magliette, bandiere, sogni. Senza neppure parlare la stessa lingua. Ma è questo il miracolo della Chiesa: ci capiamo tutti, perché tutti cerchiamo la stessa cosa. Dio. E tutti percorriamo la stessa via: Gesù.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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