CORRISPONDENZA FAMILIARE

Giubileo dei giovani, “una cascata di grazia”

11 Agosto 2025

Un milione di giovani. Non una massa indistinta ma un milione di volti e di storie. Ciascuno con le sue attese e le sue inquietudini. E ciascuno ha trovato e ricevuto quello che cercava e forse anche più di quello che aveva pensato e desiderato quand’è partito. Come spesso accade perché, come ricorda l’apostolo Paolo, Dio “ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare” (Efesini, 3,20). Ciascuno ritorna a casa con il suo cesto pieno di desideri e propositi. Non tutto troverà realizzazione ma tutti torneranno più confermati nella fede e più convinti che vivere il Vangelo è la cosa più bella che un uomo possa fare. 

Questi eventi, pensati e proposti da Giovanni Paolo II, hanno qualcosa di grande, danno la possibilità ai giovani non di contarsi ma di ritrovarsi e di sperimentare la cattolicità in modo vivo e nella sua forma più visibile:

“Una volta giunti alla spianata di Tor Vergata, realizzo finalmente l’immensità spirituale del Giubileo dei Giovani. Il mio sguardo ha incrociato gli occhi e i sorrisi di giovani pellegrini provenienti da tutto il mondo, lì radunati come gocce di un unico, sconfinato oceano di fratellanza”

È bello ritrovarsi con giovani che provengono da ogni parte del mondo, una primizia di quel popolo che profeticamente il libro dell’Apocalisse presenta come “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (Ap 7,9). In un mondo sempre più frammentato dall’individualismo e sempre più conflittuale a causa dei nazionalismi, è bello sentire di appartenere ad un’unica comunità, un piccolo e fragile segno di quell’unità che la Chiesa non si stanca di promuovere e testimoniare. 

“Quegli occhi luminosi e attenti ci parlano di una generazione che, nonostante sia cresciuta nell’ignavia educativa e tra cascami del nichilismo novecentesco, ha ancora una sete inestinguibile di verità”. Così ha scritto Susanna Tamaro sul Corriere. Una generazione che non si accontenta delle cose che passano, desidera e chiede di sapere quello che ha valore e dura per sempre. Un tema che ha trovato risonanza anche nelle parole che Papa Leone ha consegnato ai giovani:

“sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci!” (Omelia, Domenica 3 agosto)

Il Giubileo non estingue la sete, insegna piuttosto che la fonte a cui possiamo attingere l’acqua si chiama Gesù di Nazaret. Quel Gesù che, nella notte silenziosa di Tor Vergata, risplendeva umile e maestoso, sull’altare. 

Resta con noi, Signore”: una parola che, in forma di slogan, Papa Leone ha ripetuto più volte durante la veglia. Voleva così ricordare che l’incontro con Lui è sempre decisivo, come lo è stato per i discepoli di Emmaus. Con Lui la vita diventa un cammino, a volte faticoso. Con Lui l’amore appare nella sua essenziale verità come un’esperienza in cui ciascuno impara a donare se stesso. Con Lui i grandi e ingenui desideri che illuminano la stagione della giovinezza non diventano mai foglie ingiallite ma semi che in ogni stagione della vita danno frutti sempre nuovi. 

I giovani sono audaci e fragili e spesso l’esperienza della fragilità appare ai loro occhi come un ostacolo insormontabile che impedisce di sognare cose grandi. Con l’autorità di un maestro, Papa Leone ha detto ai giovani: “Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno”. E con la saggezza di un attento educatore ha invitato a non tenere la fragilità perché “è parte della meraviglia che siamo”. 

Leggi anche: Giubileo giovani: cosa significa varcare la Porta Santa

Nelle testimonianze di tanti giovani la confessione ha giocato un ruolo importante, anzi decisivo, come appare in questa testimonianza: 

“Quella confessione mi ha sbloccata: sentivo di avere dentro un’aridità e delle catene che mi tenevano prigioniera, lì ho ricevuto la possibilità di liberarmene. Così ho potuto attraversare la Porta Santa non solo fisicamente, ma con il cuore, e ritrovare un incontro vivo con Cristo”. 

L’esperienza della riconciliazione sacramentale, ha detto un altro giovane, ci fa scoprire un Padre che ci ama con cuore di madre ed è sempre pronto a perdonare i suoi figli. La coscienza di essere amati, da che mondo è mondo, è la premessa necessaria per fare della vita un’avventura. 

È stato Papa Francesco a convocare il Giubileo ma è stato Papa Leone ad accogliere i giovani. Non importa chi è il Papa. “I giovani non seguono il Papa, seguono Gesù Cristo, portando la sua Croce. E il Papa li guida e li accompagna in questo cammino di fede e di speranza”, aveva detto Papa Francesco al termine della GMG (4 agosto 2013). I giovani sono venuti da ogni parte del mondo per ascoltare il Papa, non un leader carismatico ma il Vicario di Cristo. L’entusiasmo con cui i giovani lo hanno accolto nasce unicamente dalla fede che riconosce nel Papa colui che ha l’autorità di parlare in nome di Cristo. 

La coscienza di essere figli di una storia favorisce la consapevolezza di essere e diventare padri di quella stessa storia perché possa continuare a portare frutti di bene. A Tor Vergata i giovani erano come un terreno che accoglie il seme. Questi stessi giovani ritornano nei loro Paesi con la coscienza e la responsabilità di essere chiamati a seminare ciò che hanno ricevuto. La fede rende umili e audaci, docili e protagonisti. 

“Una cascata di grazia per la Chiesa e per il mondo intero”, ha detto il Papa, al termine della Messa. Un dono da custodire e coltivare per continuare a scrivere altre e luminose pagine di quel Vangelo che da duemila anni illumina la Chiesa e rende più bella la storia dell’umanità.

Alcune testimonianze

Giovanni

“Una cascata di grazia per la Chiesa e per il mondo intero”: queste parole, pronunciate da Papa Leone, sono entrate direttamente nel mio cuore, colme d’amore. E ancora, Papa Leone ci ricorda: “Voi siete il sale della terra”, esortandoci ad aspirare a cose grandi e a vivere la nostra vita come testimonianza di fede. La Chiesa ama noi giovani, e noi dobbiamo essere capaci di trasformare quest’amore ricevuto in amore da donare ai milioni di giovani che ancora non credono e non sperano in Dio. Ho sentito Papa Leone come un vero e proprio padre, che ama profondamente i suoi figli.

Marialessia

“… non mi entusiasmava l’idea di partire un giorno prima e di trascorrere un’intera giornata con gli altri giovani della diocesi. Eppure, proprio lì ho vissuto il momento più decisivo dell’esperienza. È stato un tempo di sosta, in cui ho potuto rallentare, fermarmi e confessarmi. Quella confessione mi ha sbloccata: sentivo di avere dentro un’aridità e delle catene che mi tenevano prigioniera, lì ho ricevuto la possibilità di liberarmene. Così ho potuto attraversare la Porta Santa non solo fisicamente, ma con il cuore, e ritrovare un incontro vivo con Cristo.

Un altro momento forte è stato l’incontro con il Papa durante la veglia. Nelle prime domande poste dai ragazzi faceva riferimento al Vangelo dei discepoli di Emmaus. Quando poi è stato proclamato, mi sono sentita confermata nella fede e chiamata a rimanere dentro la storia in cui il Signore mi ha posto. In particolare, un versetto mi ha colpito e mi ha accompagnato e posto come sigillo: ” non ci ardeva in noi il cuore?”. Anche nell’oscurità Cristo arde.

Un altro aspetto importante è stato quello del “prendersi cura”. Lungo il cammino ho visto riaffiorare un po’ delle mie competenze in ambito medico: più volte mi sono trovata ad aiutare chi aveva piccoli incidenti o difficoltà lungo il percorso. È stato bello poter mettere a servizio ciò che so fare, trasformando anche gli imprevisti in occasioni di vicinanza e sostegno. Questo mi ha fatto riscoprire la vocazione che ogni giorno cerco di vivere: la chiamata alla maternità che si esprime nella cura e nella compassione verso chi soffre.

Un giovane

Non era nei miei piani partecipare al Giubileo dei Giovani. Sono stati i miei genitori a caldeggiare la mia partecipazione. Due giorni prima della partenza. Non hanno avuto bisogno di molte parole per convincermi. E così…mi sono incamminato verso Roma. […] 

La giornata di preparazione, insieme agli altri giovani della diocesi, si è rivelata decisiva. Le attività laboratoriali mi rivelano che sono amato e prezioso agli occhi di Dio e che sono chiamato a testimoniare il suo amore per tramite delle mie azioni quotidiane. La catechesi sulla riconciliazione mi scuote dalle fondamenta dell’anima e mi rammenta che il Padre nostro è capace anche di un amore materno volto a custodire e perdonare il cuore contrito dei suoi amati figli. E quando il dolce manto della notte avvolge il cielo, giunge il momento della mia confessione, il don ha saputo accogliere le lacrime versate per i miei peccati, aiutandomi ad analizzarne le radici con la comprensione e l’amore di un padre. Quella è stata la confessione della mia vita, la confessione che ha rinnovato il mio spirito, che ha sancito l’inizio di un nuovo cammino di fede per curare e riconciliare il mio rapporto con Dio.

Il giorno dopo, a Roma, per la prima volta, mi accosto all’Eucarestia con cuore traboccante di gioia, facendo esperienza di una vicinanza a Gesù Cristo mai sperimentata prima. […] 

Una volta giunti alla spianata di Tor Vergata, realizzo finalmente l’immensità spirituale del Giubileo dei Giovani. Il mio sguardo ha incrociato gli occhi e i sorrisi di giovani pellegrini provenienti da tutto il mondo, lì radunati come gocce di un unico, sconfinato oceano di fratellanza. Nelle bandiere di ogni nazione, nei canti di ogni lingua, negli usi e costumi di varie derivazioni, sono sempre riuscito a scorgere un fratello, una sorella…Gesù Cristo! Decido di lasciarmi contagiare dai sorrisi, dai canti, dai balli, dalle preghiere e dai silenzi della vasta popolazione pellegrina. Ho scoperto così, che il paradiso è possibile anche in Terra.

Ho vissuto la Veglia con tale disposizione di spirito e, per la terza volta ho pianto, durante l’Adorazione Eucaristica con il Santo Padre. Mai, prima di allora, mi ero sentito tanto vicino a Gesù Cristo. Una profonda commozione ha stretto il mio cuore in una morsa di giubilo e, ancora una volta, non potevo arrestare l’avanzata delle lacrime che, copiose, mi solcavano le guance.

Quella notte, non ho dovuto pensare a dove avrei allestito il mio giaciglio, perché avrei dormito sotto il manto stellato della notte che Dio aveva preparato come tetto della casa dei Suoi figli.

Il giorno seguente, con la sua omelia , anche Papa Leone XIV ci ha donato quelle che, senz’altro, sono frasi già scolpite nella storia del cristianesimo e dell’umanità tutta: abbiamo gridato con Lui: “Vogliamo la pace”!;  ci ha ricordato che “le fragilità non devono spaventarci né essere evitate: fanno parte della meraviglia che siamo”; ci ha detto che nel cuore dei giovani giace una sete profonda: “Fatene uno sgabello per salire, come bambini, alla finestra dell’incontro con Dio”; ha invitato tutti i giovani alla grandezza: “Aspirate a cose grandi, alla santità. Non vi accontentate di meno”; ci ha rammentato che “l’amicizia è la strada per la pace”, accrescendo in noi il senso di comunione fraterna; ci ha donato una nuova, sublime immagine di noi stessi: siamo fili d’erba di un rigoglioso e colorato prato fiorito, pronti a donarci in sacrificio per diventare il concime che farà crescere quelli nuovi; ma, ancor più importante, ci ha ricordato che, noi giovani, siamo una “cascata di grazia”!

Questa è la storia di come, ricolmo di fiducia, di ottimismo, di gioia e di amore, il mio pellegrinaggio ha inizio: un pellegrinaggio verso le braccia del Signore; un pellegrinaggio coraggioso verso un mondo giusto, senza povertà e senza guerre. Come ci ha detto Papa Leone XIV, il futuro che verrà è demandato ai giovani, e i giovani sono già qui, sono già presenti: il futuro, è già presente; la speranza è già tra noi; uniti in Cristo, la speranza di un mondo libero dalle ingiustizie, dalla fame e dalla guerra, è già possibile!




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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