CORRISPONDENZA FAMILIARE

Luigi e Zelia Martin, testimoni di speranza

25 Agosto 2025

Mi trovo a Lisieux, sono venuto in pellegrinaggio assieme ad un gruppo di amici, fidanzati, sposi e sacerdoti. Abbiamo ripercorso il cammino della famiglia Martin: siamo partiti da Alençon, la città dove abbiamo rivisitato le tappe dell’esperienza coniugale di Luigi e Zelia, siamo poi approdati a Lisieux per ripercorrere il cammino di Teresa, l’ultima figlia di casa Martin, ci siamo poi recati nel monastero della Visitazione di Caen per pregare sulla tomba di Leonia, un altro frutto di santità di quella famiglia.

La testimonianza luminosa di Luigi e Zelia ha generato anche nelle figlie un desiderio di santità. “Se è santa la radice, lo saranno anche i rami”, scrive l’apostolo Paolo (Rm 11,16). A prima vista non hanno fatto nulla di straordinario, in realtà hanno vissuto eroicamente la fede e portato in ogni ambito della loro esistenza, hanno fatto del Vangelo una luce che ha rischiarato tutte le scelte della vita. Hanno amato e servito Dio con totalità, come chiede Gesù: “con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Mt 22,37).

Non è stato facile. I santi non camminano su vie cosparse da petali di rose, non sono esonerati dalle fatiche e dai dubbi ma hanno una marcia in più perché si fidano di Dio. È questo il segreto della santità.

La vita di Luigi e Zelia è segnata da una serie di eventi che avrebbero scoraggiato le persone più motivate e anche quelle più forti sul piano psicologico. Loro no, sono rimasti al loro posto, fedeli e fiduciosi che in ogni caso Dio avrebbe provveduto. Nelle lettere di Zelia c’è un frammento che esprime assai bene la luce che rischiara le sue scelte:

“Ho visto tante volte mio marito preoccuparsi a questo riguardo per me che invece restavo tranquillissima […] Eppure ero sovraccarica di lavoro e di pensieri di ogni specie, ma avevo questa ferma fiducia di essere sostenuta dall’alto” (LF 65, 5 maggio 1871).

In un’altra lettera scrive al fratello di non preoccuparsi eccessivamente per i suoi affari e di confidare nel buon Dio: “Lui saprà ben trarci fuori di qui, quando troverà che abbiamo sofferto abbastanza, ed allora tu riconoscerai che non è né alle tue capacità, né alla tua intelligenza che devi la riuscita, ma solo a Dio, come accade a me con il mio Punto d’Alençon: questa convinzione è molto salutare, l’ho provato di persona” (LF 81, luglio 1872).

La biografia dei santi coniugi è ricca di vicende in cui, malgrado le prove, e proprio attraverso le prove, hanno trovato nella fede il coraggio di vivere nella luce di Dio ogni evento, anche quello meno desiderabile. Tra pochi giorni, celebriamo il dies natalis di Zelia, morta all’alba del 28 agosto. Mi pare utile perciò soffermarmi sulla speranza nella beata eternità, un punto qualificante e decisivo del loro cammino coniugale e familiare. Una dimensione che oggi appare sempre più scolorita, fino a scomparire del tutto, anche nelle famiglie più credenti.

In casa Martin la speranza è strettamente legata alla meta ultima, ha il sapore dell’eternità. È un tema che appartiene al nucleo essenziale della fede. Zelia parla spesso del Cielo, questa certezza le permette di affrontare l’inevitabile fatica dei giorni terreni, come appare in questo frammento epistolare:

“No, è ancor meglio che io sia a penare dove sono e che essi siano qui [parla dei figli]. Purché giunga in Paradiso con il mio caro Luigi e che li veda là tutti meglio sistemati di me, sarò abbastanza felice: non domando di più” (LF 20, 23 dicembre 1866).

È interessante sottolineare il riferimento a Luigi. Il Paradiso è il traguardo ultimo e definitivo dell’avventura coniugale. “Per tutti i giorni della mia vita”, dicono gli sposi nel giorno delle nozze. In realtà, la fede annuncia che l’amore è più forte della morte. È bello impegnarsi a camminare insieme durante tutti i giorni della vita ma è ancora più bello perciò promettersi di camminare insieme fino alle porte del Cielo. E chi arriva per primo, non solo attende l’altro ma intercede perché anche il coniuge possa giungere nella luce senza tramonto. Senza fretta, ovviamente.

È la stessa fede di Luigi. In una lettera ad un caro amico, scritta nel 1883, non può fare a meno di ricordare i “quattro bambini che sono con la loro santa madre lassù, dove noi speriamo di andare e raggiungerli un giorno!” (Celina, Incomparabili genitori, 192). La sua unica consolazione è la certezza di ritrovare in Cielo le persone care.

Leggi anche: Vivere senza sconti. Un pellegrinaggio per riscoprire la via di Teresa di Lisieux e la santità della sua famiglia

Quando torna a Lisieux, dopo tre anni passati nella clinica Bon Sauveur,Luigi viene condotto al Carmelo per incontrare le sue figlie. Suor Agnese (Paolina) ha lasciato un breve ma commovente resoconto di questo colloquio fatto più di lacrime che di parole: “Al momento dei saluti, il papà alza gli occhi e punta il dito verso l’alto. Resta così un po’ di tempo, prima di pronunciare, non senza difficoltà e tra le lacrime, una sola frase: “Al Cielo!”.

In queste parole è come riassunta la vita del credente. Nel gesto e nelle parole di Luigi possiamo scorgere l’ultimo insegnamento che il papà consegna alle figlie. Tutta la vita è pellegrinaggio che trova la sua conclusione nella beata eternità. È lì che nuovamente ci incontreremo, è questo il luogo dell’appuntamento.

Il pensiero della beata eternità accompagna la vita di questa famiglia ed è forse l’espressione più eloquente di una fede che punta all’essenziale. Dio, il primo servito: era questa la regola che vigeva in casa Martin. E quando la morte interrompe questa splendida sinfonia terrena non resta che puntare – ancora più decisamente – lo sguardo verso di Lui, cercando quella gioia che Lui solo può dare.

Questa certezza non toglie la sofferenza ma permette di non restare chiusi nella camera del dolore. “Sarò io stesso la tua ricompensa grande”: questa parola, che Dio rivolge ad Abramo, invita a guardare oltre, ponendo in Dio ogni speranza e ogni attesa. Nella vita Luigi ha ricevuto tanti doni ma, quando le spalle si curvano e gli occhi fanno fatica a fissare l’orizzonte, si comprende ancora meglio che tutto passa e Dio solo resta. Ed è proprio Lui, colui che abbiamo servito con amore, l’unico Bene e la sola ricompensa.

Noi siamo ancora in cammino ma siamo certi di arrivare alla meta, una certezza che non è fondata sulle nostre capacità ma sulla grazia di Dio. Nelle diverse circostanze della vita, anche e soprattutto in quelle più difficili, possiamo ripetere le parole dell’apostolo:

Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 8,38-39).

I santi appaiono lontani dal nostro vivere ma forse siamo noi che abbiamo messo tra parentesi la fede. Il pellegrinaggio ci ha aiutato a rimettere nel giusto ordine i valori della vita. La santità si presenta – e deve presentarsi – come un’esperienza che sfida il nostro buon senso. Ai santi Luigi e Zelia, testimoni della speranza, affidiamo le nostre famiglie e in particolare i giovani che si preparano alle nozze.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

ANNUNCIO

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.