PROMESSE MATRIMONIALI
“Mamma, cosa vuol dire sposarsi?”: le domande grandi dei bambini
Mio figlio sta scoprendo che ogni parola deriva da un’altra – per la lingua italiana, solitamente dal latino. Una volta, praticamente dal nulla, mi ha chiesto: “Mamma, da dove viene la parola sposarsi?”. Credo di essere diventata rossa in viso. Sono sposata da nove anni, scrivo articoli e libri sul matrimonio. Eppure, al momento di rispondere, mi sono trovata impreparata. Non ricordavo l’etimologia…
Cercando nel dizionario e leggendo l’origine della parola “sposarsi” mi sono detta che, per essermela dimenticata, forse non ci avevo ancora riflettuto abbastanza.
Il termine “sposare” viene dal latino “spondeo”, che significa “promettere”: ci si riferisce alla promessa di amare un’altra persona in ogni circostanza della vita, senza la quale uno sposalizio è privato della sua stessa essenza.
Il legame di due sposi punta alla totalità. Accogliere questa esigenza dell’amore può essere, però, tutt’altro che immediato.
Da cristiana, ho subito pensato alle promesse di due sposi che si accolgono in Cristo.
Quando Gesù spiega ai suoi discepoli che sposarsi significa essere fedeli (uno con una, per sempre) e che devono uscire dalla mentalità usa-e-getta sul matrimonio (l’uomo poteva ripudiare la donna quando voleva, per qualsiasi ragione), essi non accolgono molto facilmente il nuovo insegnamento. Anzi, dicono addirittura che, a quelle condizioni, non è più vantaggioso sposarsi (Mt 19:10-12).
Se ci pensiamo bene, anche oggi Gesù riceve spesso la stessa obiezione: chi può promettere di rimanere fedele per sempre? Sottointeso: “Mi conviene legarmi a una sola persona, senza contemplare la possibilità di ripensarci e tornare indietro? E se poi lui, lei, non è come voglio? Se mi delude, se mi ferisce?”.
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Dovremo ammettere che queste domande, questi timori, fanno parte della condizione umana: sposarsi può fare paura, tanto più a chi crede davvero che sia per sempre. Al contrario, legarsi lasciando aperta la possibilità di “slegarsi” in qualsiasi momento sembra un’opzione più ragionevole. “Siamo coinvolti, ma non ingabbiati. Ci godiamo questo tempo insieme, ma se le cose non andranno, in futuro, potremo prendere strade diverse”.
Eppure, se ci ascoltiamo nel profondo, dovremo ammettere che tutti desideriamo un amore senza condizioni, che non si misuri in termini di “convenienza”.
Come arrivare ad una promessa consapevole e responsabile?
Il matrimonio abbraccia presente, passato e futuro: chi si sposa non si limita a godere del momento. Sposarsi significa lanciare il cuore oltre tutti gli ostacoli che nella nostra vita insieme ci troveremo davanti.
La promessa, dunque, non può basarsi solo sui sentimenti e sulle passioni, che possono venire, assopirsi, tornare… L’obiettivo chiaro e condiviso di una coppia che vuole sposarsi dovrebbe essere quello di formare una comunità di vita e di amore (Cfr. Gaudium et Spes, n. 48) fondata sulla capacità squisitamente umana di accogliersi, di crescere insieme, di mettersi in discussione, di perdonarsi, giorno dopo giorno.
Per far questo occorrono basi solidi. Per vivere un buon matrimonio non ci si può affidare alla fortuna. Non è così che fanno i costruttori.
Discernere e lavorare su sé stessi
Come spiegano Alessandra e Francesco, autori di 5pani2pesci, per potersi sposare è importante compiere un buon discernimento (è bene far venire al pettine tutti i nodi e capire se si è effettivamente chiamati a una vita insieme!) e guarire dalle ferite affettive (che ci rendono chiusi in noi stessi ed egoisti!).Perché i giovani possano essere pronti ad un “sì” grande e impegnativo, inoltre, meritano di sapere che la loro promessa è sostenuta dalla grazia di Dio. È Lui il primo ad essere fedele con la nostra coppia. L’indissolubilità, allora, non è più la “mission impossibile” da portare avanti esclusivamente con le nostre forze, ma un dono di Dio da accogliere con fede, possibilmente restando uniti e in cammino con i tanti che hanno scelto la nostra stessa strada.
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