Il calcio rovina i giovani? Il problema non è lo sport, ma la corruzione

29 Agosto 2025

“Prof. Ma ha visto come sono antisportivi i tedeschi?”. La domanda mi giunge mentre mi sistemo alla cattedra all’indomani della partita Italia-Germania durante la quale due giocatori tedeschi hanno segnato una rete all’Italia la cui intera difesa, portiere compreso, era intenta a protestare con l’arbitro per un qualche problema che non è mai stato chiaro. 

Reprimo la voglia di elencare improperi ai calciatori italiani in questione e provo a rispondere in maniera ragionata. “Scusa, l’arbitro ha sospeso il gioco? No. Non avresti fatto anche tu la stessa cosa al posto dei tedeschi? In quel caso saresti passato per furbo, sei d’accordo? Sei proprio sicuro che i tedeschi siano stati antisportivi?” Ho provato poi a spiegare che in realtà i calciatori italiani sono stati manchevoli perché avrebbero dovuto prima assicurarsi della non pericolosità dell’azione degli avversari e poi, solo dopo, eventualmente, protestare con l’arbitro. Non mi ha compreso il ragazzo e non mi hanno seguito nel ragionamento nemmeno i suoi compagni. Tutti sono rimasti fermi sulla stessa posizione: i tedeschi dovevano fermarsi perché gli italiani stavano protestando. Sul momento ho lasciato cadere la chiacchierata ripromettendomi di rifletterci insieme a loro con più calma. Ne avrei parlato (o scritto) in seguito, quando gli animi si fossero calmati e i ragionamenti potessero essere meglio recepiti. Solo che poi il mondo del nostro calcio ha offerto, con cadenza da marcia forzata, tanti altri episodi (calcio scommesse, tifo violento ed organizzato, l’unicum di un ct della nazionale esonerato ma ancora in panchina dopo che un calciatore ha rifiutato la convocazione il giorno prima di raggiungere il ritiro, lo scandalo delle retrocessioni retroattive in serie B e C con corollario di violenza da parte dei tifosi della Sampdoria prima e della Salernitana poi….) e ho sempre ritardato la riflessione su questi fatti. 

Perché ne parlo dalla cattedra? Perché secondo me, e lo vedo quotidianamente in classe, il calcio, sport a cui sono molto affezionato, procura nelle giovani generazioni, anche danni maggiori di quelli elencati. È probabile che sia anche responsabile di una certa deriva tutta italiana in termini di opportunismo e teorie di sotterfugi e complotti. Provo a spiegare con semplici episodi presi dalla vita di classe. Alla fine dell’ultimo anno scolastico, la collega di scienze motorie ha organizzato un torneo di calcetto tra le squadre delle classi della scuola. Il sottinteso era che ogni classe presentasse la propria formazione mista (maschi e femmine) e che lo scopo fosse divertirsi e basta. Il non previsto è stato che, invece, siccome alcuni sedicenti campioncini ritenevano di trovarsi in classi non competitive, hanno cominciato ad offrirsi ad altre squadre in un calcio mercato improvvisato che ha molto mortificato l’iniziativa offrendo un quadro della situazione calcistica moderna. L’obiettivo era, per i sedicenti campioncini, vincere partecipando con la squadra più forte. In altre parole, ci siamo trovati di fronte a dei piccoli Mbappè in salsa scolastica. È finita esattamente come col campione francese: nonostante il passaggio alla squadra ritenuta più forte hanno festeggiato “zeru tituli”, per dirla con uno sfottò desunto dal calcio dei grandi. 

Leggi anche: La violenza sessuale vista dalla cattedra: ecco perché c’entra la pornografia

Il sedicente campioncino, dopo aver ottenuto la squadra di suo gradimento, in campo durante le partite, ad ogni soffio d’alito di qualche avversario, finiva giù a terra a dimenarsi come prossimo alla fine dei suoi giorni: quante volte abbiamo visto questa scena sui campi di calcio? Viene insegnato loro fin da piccoli. “Al primo tocco – viene propugnato – dà inizio alla tua recita da oscar che, magari, l’arbitro ti crede e rovina l’avversario”. E poi parlano di fair play! Lo stesso ragazzino, che prendo solo ad esempio di un ben più numeroso gruppo, altrimenti lo scritto presente non avrebbe senso, tra il primo ed il secondo anno ha mostrato un calo notevole nel rendimento scolastico. Alla domanda sul perché non ha risposto lui ma i compagni di classe, con tono adorante: “Ha fatto il provino con la squadra X!!!”. E questo basta nella mente di un qualsiasi nostro giovane appassionato di calcio per farlo sentire proiettato nel mondo degli eletti dagli dèi del calcio. 

Il semplice provino lo mette, nella sua testa, nella condizione di dover essere solo adorato. Nella migliore delle ipotesi, quel ragazzino, come i suoi coetanei con la stessa disavventura, ha smesso di crescere, non deve più lavorare sulla sua persona perché madre natura lo ha dotato di piedi che, evidentemente, bastano. Quanti ne ho visti in questi anni di insegnamento: ragazzi promettenti, spegnersi un poco alla volta, iniziare a camminare in classe e nei corridoi con passo pesante, perché solo nel campo bisogna dare il massimo, per poi finire in un anonimo campionato di serie C idolatrati sì da qualche compaesano, ma con la vita mai sbocciata del tutto. Quanti danni fa l’odierno calcio ai nostri giovani? E che dire dell’idea inculcata nella mente dei più secondo la quale un po’ di scena sul campo come nella vita sia sufficiente a raddrizzare le sorti di un evento? E quando, poi per caso, non riusciamo a risollevarle? È sicuramente colpa di qualcuno: dell’arbitro, del sistema, di quelli del Nord che non vogliono che vinca una squadra del Sud, dell’allenatore che sbaglia la formazione, del Presidente che non caccia i soldi per gli acquisti, del destino, degli infortuni, delle fidanzate, vero e proprio status symbol del nostro calciatore all’amatriciana. Non è mai colpa sua. Non ne esce mai con l’idea di dover lavorare su sé stesso e sui suoi errori. Il lettore non sente aria di italianità in tutto ciò? Ogni fallimento è sempre colpa di qualcuno e mai demerito proprio. Arriviamo così alla scena dei calciatori della nazionale che litigano con l’arbitro invece di fare il proprio dovere e dei miei alunni che ragionano di conseguenza. Immaginate ora la fatica di un docente che, invece, deve lavorare sugli errori degli alunni perché ne prendano consapevolezza e li correggano! È almeno ovvio che alla fine è colpa del docente e mai del ragazzo! Quanto male fa il calcio, questo calcio, alla nostra nazione, ai nostri giovani? Il fatto che non ci si qualifichi per il mondiale è solo un sintomo, l’ultimo, il più grave, di questo approccio mentale. Ma sembra che la lezione non sia stata ancora compresa. Ben diversa è la situazione proposta da altri sport. Anche questo è ben visibile dalla cattedra. Esiste in Italia una legge che favorisce la carriera scolastica per gli atleti in cammino verso il professionismo. Ne hanno usufruito, nei miei anni di insegnamento, un tennista, due nuotatrici, un giovane impegnato nell’atletica leggera. La legge permette loro di concordare le interrogazioni o i compiti in maniera tale da incastrarli nel calendario delle competizioni ufficiali. Ebbene, nessuno di questi ragazzi, pur potendo, ha mai chiesto qualche aggiustamento. 

Leggi anche: Papa Benedetto, grande educatore: cacciato dalla Sapienza, mostrò fermezza e mansuetudine

Parlando con loro, col tennista in particolare, mi ha risposto che il suo sport lo mette spesso di fronte a sé stesso più che agli avversari, che il suo obiettivo è migliorare sé stesso perché solo così potrà un giorno primeggiare. E che comunque lo studio serve perché, trattandosi di uno sport minore, da grande potrebbe trovarsi nella situazione di inventarsi una vita. I suoi allenatori pretendono da lui i buoni voti a scuola. Dunque studia in auto, in aereo, in treno, durante le trasferte. Mi ha detto queste cose prima che Sinner vincesse il torneo di Wimbledon raccontando di come dopo la sconfitta di Parigi si sia impegnato a cercare di capire i propri errori e migliorare evitando di commetterli di nuovo. Non colpa d’altri, dunque, ma sofferenza trasformata in forza interiore per correggersi e migliorarsi. Come sarebbe l’Italia se lo sport nazionale fosse questo tennis piuttosto che questo calcio? Sinner ha colpito nel segno quando, dopo aver vinto il più importante torneo del pianeta, ha affermato di voler continuare a lavorare per diventare un giocatore migliore ma anche e soprattutto una persona migliore. C’è speranza che i responsabili di quello splendido sport, che è il calcio, ricomincino a lavorare sulle persone per renderle migliori?

Intanto, sotto l’ombrellone, vicino al mio, due uomini, padri di figli adolescenti, discutono di alcuni calciatori dei campionati inferiori che comunque, dicono, guadagnano più di un professionista in un altro campo: potrà mai cambiare la situazione? Ai posteri…




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Piero Del Bene

Sposo, padre, insegnante di matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado. Catechista e formatore. Dopo la laurea in Matematica ha conseguito il Master in scienze del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense. Con la moglie Assunta si occupano di Pastorale Familiare.

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Oggi, 8 marzo, festa della Donna. Auguri a tutte le donne del Mondo! Dal 1946 quando hanno avuto la possibilità…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.