Papa Leone: “Gesù non ci salva con un colpo di scena”
Screenshot del video https://www.youtube.com/watch?v=WBtY2iiJksg
Nella mattina del 3 settembre, si è svolta, come ogni mercoledì, l’Udienza generale di Papa Leone XIV, aperta ai fedeli giunti in Vaticano, sul tema: “La Crocifissione. Ho sete”. Il Pontefice, al termine dell’incontro, ha voluto mostrare vicinanza alla popolazione del Sudan, da cui “giungono notizie drammatiche” in particolare dal Darfur, dove si sta vivendo una situazione di carestia e violenze. Ha fatto appello alle istituzioni internazionali perché non manchino corridoi umanitari.
Per il ciclo di Catechesi “Gesù Cristo nostra speranza”, in occasione del Giubileo 2025, nella mattinata di mercoledì 3 settembre, Papa Leone XIV ha ripreso a parlare della Passione di Gesù, descrivendola come “il momento più luminoso e insieme più tenebroso della vita di Gesù”. Il pontefice si è soffermato su un particolare contenuto nel Vangelo di Giovanni: Gesù dice le parole «Ho sete» (Gv 19,28), e subito dopo: «È compiuto» (19,30).
“Sulla croce, Gesù non appare come un eroe vittorioso, ma come un mendicante d’amore. – ha detto Leone – Non proclama, non condanna, non si difende. Chiede, umilmente, ciò che da solo non può in alcun modo darsi”.
Per il Papa, “La sete del Crocifisso non è soltanto il bisogno fisiologico di un corpo straziato. È anche, e soprattutto, espressione di un desiderio profondo: quello di amore, di relazione, di comunione. È il grido silenzioso di un Dio che, avendo voluto condividere tutto della nostra condizione umana, si lascia attraversare anche da questa sete. Un Dio che non si vergogna di mendicare un sorso, perché in quel gesto ci dice che l’amore, per essere vero, deve anche imparare a chiedere e non solo a dare”.
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È subito dopo aver ricevuto acqua e aceto da una spugna che Gesù proclama “È compiuto. L’amore si è fatto bisognoso, e proprio per questo ha portato a termine la sua opera”.
Ecco, allora, “il paradosso cristiano”, ovvero “Dio salva non facendo, ma lasciandosi fare. Non vincendo il male con la forza, ma accettando fino in fondo la debolezza dell’amore. Sulla croce, Gesù ci insegna che l’uomo non si realizza nel potere, ma nell’apertura fiduciosa all’altro, persino quando ci è ostile e nemico. La salvezza non sta nell’autonomia, ma nel riconoscere con umiltà il proprio bisogno e nel saperlo liberamente esprimere”.
Per il Papa, Gesù ci insegna che “Il compimento della nostra umanità nel disegno di Dio non è un atto di forza, ma un gesto di fiducia. Gesù non salva con un colpo di scena, ma chiedendo qualcosa che da solo non può darsi. E qui si apre una porta sulla vera speranza: se anche il Figlio di Dio ha scelto di non bastare a sé stesso, allora anche la nostra sete – di amore, di senso, di giustizia – non è un segno di fallimento, ma di verità”.
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E' proprio così. Grazie per aver scritto questo articolo "non inclusivo". Oggigiorno ci vuole un certo coraggio per dire e…
Ma cosa centra l'albero dei fichi?? Perchè non viene chiarito questa circostanza? grazie
Grazie del bell'articolo, puntuale e preciso. Siamo giunti a questo punto perché le premesse c'erano già tutte a partire dalle…