Il sorriso di don Oreste Benzi
Riccardoghinelli, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Il 7 settembre 2025 ricordiamo il 100° anniversario della nascita di don Oreste Benzi (7 settembre 1925). Molti lo ricordano per il suo eroico e meraviglioso impegno sociale ma bisogna sottolineare che egli era innanzitutto un sacerdote autenticamente radicato in Cristo, innamorato di Cristo. Come tanti santi, la fonte del suo amore verso gli ultimi era Dio: ce lo ricorda una sua citazione intensa sul sacerdozio: «La vita del prete è una vita perduta, senza schemi… bisogna lasciarsi attirare da Cristo». Don Benzi aveva scelto la tonaca non per abito, ma come segno di una vita interamente donata.
Religioso contemplativo nel mondo, ripeteva: «Sa stare con il povero chi sa stare con il Signore. Per stare in piedi, bisogna stare in ginocchio». A sette anni, decise di diventare prete dopo aver sentito la maestra parlare della figura del sacerdote — un “innamoramento” che segnò tutta la sua vita. Entrato in seminario a 12 anni, divenne sacerdote nel 1949 e presto fu noto non solo per i sacramenti, ma per una presenza instancabile tra la gente: disabili, emarginati, tossicodipendenti, donne vittime di tratta, senza tetto — tutti trovavano in lui un pastore che non giudicava, ma accoglieva. Benedetto XVI lo definì «un infaticabile apostolo della carità».
Don Oreste ci lascia una grande eredità: «L’uomo ha bisogno di uno scopo per vivere… la soluzione al problema droga… non è qualcosa, ma Qualcuno. Salvare un giovane… significa farlo incontrare col senso della vita, farlo sentire parte di un progetto più grande». Ecco il ritratto che emerge in questo anniversario tondo: un sacerdote che ha scelto di farsi “servizio”, di incarnare l’amore di Dio con opere visibili. Un pastore che attirava al Vangelo non con parole, ma con gesti: scendeva in strada, entrava nelle discoteche per raggiungere i giovani, stava tra i barboni, prendeva per mano le prostitute — sempre offrendo Cristo… come faceva dall’altare ogni giorno attraverso l’Eucarestia.
Don Benzi combinava gesto e parola. In una conferenza definiva il prete così: «C’è un’intelligenza che viene dall’amore… la sapienza viene dall’amore». La carità non era solo azione concreta, ma deriva da un cuore unito a quello di Cristo. Ho avuto la fortuna di conoscere don Oreste il 26 aprile 1998, in occasione dell’inaugurazione dell’Oasi Maria Madre della Vita. Quella casa, fondata sotto la sua guida, è stata e continua a essere un faro di calore e sollievo, accogliendo decine di piccoli che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra.
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Di lui conservo soprattutto l’immagine del suo sorriso: aperto, spontaneo, capace di mettere chiunque a proprio agio. Era un sorriso che trasmetteva serenità e fiducia, come se bastasse incontrare il suo sguardo per sentirsi accolti. Una luce semplice, eppure indimenticabile, che continua a restare viva specie nei suoi scritti. Non sono testi astratti, ma parole infuocate da una passione sacerdotale che punta a generare vita e dignità. Un modello attuale: nel mondo di oggi, dove spesso la religione è percepita come distante o astratta, don Oreste ci ricorda che un sacerdote autentico è colui che fa sentire la vicinanza di Dio agli ultimi, con i fatti prima che con le parole. Grazie per quello che sei stato per tanti fratelli e sorelle che da te hanno imparato e vivono senza paura l’amore per gli emarginati e i piccoli del mondo.
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