SANTI

Frassati e Acutis, santi insieme: 10 aspetti in comune, un filo rosso che li unisce

La Chiesa è in festa per due giovani che, domenica 7 settembre 2025, saranno dichiarati santi da Papa Leone XIV: Carlo Acutis, primo millennial ad essere canonizzato, e Pier Giorgio Frassati, morto quando era laureando in ingegneria nella Torino dei primi del ‘900. Il filo rosso che li unisce? Il Vangelo. Ecco, nello specifico, le dieci somiglianze tra loro che forse non conoscete ancora…

Saranno santi insieme, domenica 7 settembre, in una Piazza San Pietro che si appresta a riempirsi per fare festa, Carlo Acutis, giovane milanese morto di leucemia nel 2006, e Pier Giorgio Frassati, nato in Cielo nel 1925, a causa di una poliomielite. Saranno i primi santi canonizzati sotto il pontificato di Leone XIV.

Cosa lega questi due giovani, vissuti a un secolo di distanza l’uno dall’altro? Ecco le dieci somiglianze che forse non conoscete.

  1. Ricchi di famiglia, hanno vissuto la povertà in spirito

Pier Giorgio Frassati era figlio del fondatore del giornale “La Stampa”, di Torino, Alfredo Frassati, e di una pittrice Adelaide Ametis. La famiglia era benestante e aveva la servitù. Lo stesso si può dire di Carlo, figlio di Andrea Acutis, proprietario di una rinomata azienda assicurativa ereditata dal padre, a Milano, e di Antonia Salzano, imprenditrice. Entrambi questi giovani avrebbero potuto vivere negli agi senza preoccuparsi di nulla. E invece le loro attenzioni erano sempre per i più bisognosi e preferivano la sobrietà allo sfarzo.

  1. Sono stati testimoni di fede autentica, anzitutto per i loro genitori

La fede, trasmessa debolmente in famiglia, è fiorita nei loro cuori, tanto che Carlo e Pier Giorgio sono diventati i primi testimoni di Gesù per i propri famigliari. Tanto i genitori di Frassati, quanto quelli di Acutis avevano una fede poco matura, incolta, in alcuni casi di facciata, in altri assopita. Sono stati loro a provocare, con la radicalità evangelica, i propri cari.

  1. Entrambi erano innamorati dell’Eucaristia

Per Carlo, le chiese sarebbero piene, più degli stadi, se le persone sapessero quale dono immenso abbiamo nel tabernacolo. Era solito comunicarsi ogni giorno e fare almeno quindici minuti di adorazione quotidiana. Frassati, adoratore notturno, si è battuto, in casa, per ricevere l’eucaristia quotidianamente, pratica poco diffusa al suo tempo e osteggiata dalla mamma, che temeva il figlio potesse diventare bigotto. Carlo, davanti al tabernacolo, si sentiva “leggero”. Pier Giorgio diceva di sentirsi “lieto”.

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  1. Avevano una predilezione per i poveri

Pier Giorgio chiamava per nome i poveri della sua Torino, spesso sfrattati, spesso affamati, malati e senza cure. A volte, li faceva salire in casa, spesso interveniva per strada, dando tutto ciò che aveva. Carlo conosceva bene i senzatetto di Milano, ai quali portava cibo e bevande, sacchi a pelo e conforto, insieme al suo domestico, che si è poi convertito al cattolicesimo vedendo il suo servizio ai più bisognosi.

  1. Entrambi avevano grande rispetto per il corpo e per le ragazze

Pier Giorgio provava tenerezza e compassione per le donne che si prostituivano: aveva grande rispetto per le donne e per il loro corpo, avrebbe voluto aiutarle, senza giudicarle, a cambiare vita. Carlo era contrario alla pornografia e alle amiche diceva di custodire il proprio corpo. Non aveva paura di affermare che la purezza è un dono prezioso e che il contesto più adatto alla sessualità è quello del matrimonio, lasciando sgomenti i suoi amici e compagni.

  1. Erano umili ed evitavano di vantarsi

Quando Pier Giorgio faceva del bene, cercava di nasconderlo invece di ostentarlo. Lo stesso valeva per Carlo, che aiutava con naturalezza, senza bisogno di mettersi in mostra. Nessuno dei due voleva far pesare agli altri il proprio servizio. Entrambi, se avessero potuto, avrebbero tenuto nascoste le proprie origini: non ostentavano mai il proprio rango sociale. Per entrambi, ciò che contava di più era la nobiltà d’animo e la ricchezza interiore.

  1. Mettevano le proprie doti ed energie al servizio degli altri

Sono morti giovani, entrambi, Frassati a ventiquattro anni, Acutis a quindici, ma la loro vita è stata piena: di amore, di buone azioni, di gesti concreti di solidarietà. Si sono spesi totalmente, migliorando la vita di molti e lasciando un segno indelebile in chi li aveva conosciuti.

  1. Consideravano Gesù un amico intimo, con cui conversare ogni giorno

Gesù non era un Dio astratto per loro, ma un amico, un confidente, qualcuno da conoscere e con cui parlare come si fa col più caro degli amici. Frassati non si vergognava di entrare in chiesa ogni giorno. Alcuni lo chiamavano bigotto, lui si definiva semplicemente cristiano. Anche Carlo era solito raccogliersi in preghiera, dedicare ogni giorno tempo di qualità al Signore. Carlo diceva che non aveva bisogno di andare in Terrasanta: Gesù è vivo in ogni tabernacolo. Frassati organizzava le sue escursioni in montagna, ma prima partecipava alla messa, da cui attingeva la sua proverbiale letizia. Chi li vedeva pregare, poteva sentire nostalgia di un rapporto autentico con Cristo.

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  1. Amavano la Madonna

Entrambi avevano una grande devozione per Maria, considerata una madre insostituibile. Carlo amava recitare il rosario, lo definiva “la strada più corta per arrivare in Cielo”. Spesso, chiedeva anche alla mamma di pregare insieme a lui, anche come atto di riparazione alle bestemmie che tanto lo addoloravano. Per Carlo, quello con Maria era l’appuntamento più galante della giornata, lei era la donna della sua vita. Frassati pregava molto la Madonna: pensava che l’amore per Gesù passasse attraverso di lei.

  1. Erano impegnati nel sociale, sapendo che ognuno è chiamato a fare la sua parte

Impegnati nel volontariato e in tante opere di carità, spontanee e personali oppure organizzate, sapevano che il cambiamento del mondo parte da ciascuno di noi. Pier Giorgio metteva l’amore per la giustizia sociale al primo posto nel suo impegno politico. Per Carlo, l’importante è seguire Dio e non la massa: d’altronde, siamo nati originali, non dobbiamo morire fotocopie.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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