CORRISPONDENZA FAMILIARE
Lettera ad una Bambina appena nata
8 Settembre 2025
In questi giorni molti mezzi di informazione hanno ricordato e celebrato un romanzo (autobiografico?) che ha visto la luce 50 anni fa, un libro ha segnato un’epoca e ha contribuito a creare un atteggiamento favorevole verso l’aborto: Lettera ad un bambino mai nato (1975). Un testo letterariamente convincente nel quale Oriana Fallaci ha saputo brillantemente interpretare l’esperienza di una maternità interrotta prima ancora della nascita. La paura di perdere la sua libertà ha indotto la mamma a negare al figlio il diritto più grande, quello di vedere la luce e di scegliere in tutta libertà. In nome della libertà individuale ha tolto la libertà al figlio. Un testo in cui bene e male sono come due sponde che si toccano, si abbracciano e si scontrano.
L’esito finale è drammatico. La maternità appare alla donna come un attentato al suo insopprimibile desiderio di vivere senza legami o di non far dipendere la vita dai legami. Sceglie perciò di lasciar morire il fragile bambino che porta in grembo. Oriana Fallaci ha il merito di dar voce ad una questione che negli anni successivi ha trovato sempre più spazio nella vita sociale e culturale del nostro Paese: il contrasto tra femminismo e maternità. Un femminismo che esalta e promuove la realizzazione sociale della donna e nega la maternità.
Il romanzo della Fallaci parla di una donna che riflette, pensa, lotta e sceglie. La decisione non è condivisibile ma appare comunque come il frutto di un contrasto aspro che combatte con sé stessa. Gli anni successivi, invece, hanno fatto dell’aborto una scelta sempre meno tormentata, fino al punto da indurre alcune donne a vantarsi pubblicamente di aver scelto l’aborto perché, così hanno dichiarato, in quel momento per quel bambino non c’era spazio. Un esito inevitabile di quel totalitarismo etico della cultura occidentale che si nasconde sotto la maschera della libertà di scelta.
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La vicenda dolorosa di quel bambino che non ha mai visto la luce mi fa pensare, per contrasto, alla festa liturgica odierna: la Natività della Santa Vergine. Ho pensato perciò di scrivere una lettera a quella Bambina appena nata che fin dall’inizio unisce Cielo e terra.
Sei appena nata, Maria, sei una bambina di un giorno e non puoi comprendere la gioia dei tuoi genitori che hanno atteso per lunghi anni prima di poterti stringere tra le braccia. Sei venuta al mondo quando la speranza sembrava ormai dissolta. La tua nascita è stata preceduta da visioni di angeli e parole misteriose che hanno suscitato gioia e meraviglia nei tuoi santi genitori. Sei stata accolta come un dono speciale dell’Onnipotente, ma nessuno poteva immaginare quello che Dio avrebbe realizzato nella tua vita. La tua vicenda terrena, o Maria, conferma che le grandi opere di Dio nascono nel silenzio, come un seme gettato nella terra.
Solo gli angeli conoscono il mistero e, dal Cielo, scrutano con amore quella bambina appena nata, tutta avvolta dalla luce, senza la più piccola ombra di quella fragilità che per natura appartiene ad ogni creatura. Conoscono i progetti di Dio e sanno che sei chiamata a diventare Madre del Redentore, “figlia del tuo Figlio”, come scriverà Dante Alighieri, secoli dopo. Un mistero inaudito che supera ogni conoscenza umana. Nessun altro potrà avere lo stesso privilegio. Unica e irripetibile, “umile e alta più che creatura”.
Gli angeli hanno il privilegio di vivere alla presenza di Dio, immersi nella luce senza tramonto, ma invidiano i mortali perché non possono, come loro, soffrire per Gesù. Lo scrive Teresa di Lisieux. Questa santa invidia riguarda anche Te, o Vergine Maria, perché hai ricevuto la grazia di accogliere nella tua carne Colui che ha creato i cieli. Hai ricevuto il latte e sei cresciuta per essere la Madre del Figlio di Dio. Dal Cielo gli angeli contemplano stupiti questa storia che nessun’altra creatura può conoscere.
Il mistero nascosto nella tua carne, quel Figlio che da te nascerà, veste di luce ogni altra vita umana. Ogni bambino, prima ancora di venire alla luce, riceve parole misteriose scritte nel suo cuore con l’inchiostro indelebile dello Spirito. Come semi gettati nella terra che attendono pazientemente di germogliare. Se avesse voce, prima ancora di nascere, ogni bambino potrebbe gridare le parole che Tu hai proclamato nella casa di Zaccaria: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”. Ogni bambino è un frammento di quella storia che Dio costruisce lungo i secoli. Non sappiamo qual è la storia a lui affidata ma sappiamo che ha una storia da scrivere.
Sei appena nata, Maria, piccolo fiore di un giorno, nella tua fragile carne Dio ha nascosto un mistero nascosto ai sapienti di questo mondo e conosciuto solo dai piccoli del Vangelo. Grazie a Te, Maria, l’umanità torna a vivere e a sperare. Grazie a Te la vita di ogni bambino è fin dal primo istante vestita a festa, come un albero che attende la primavera per manifestare il suo frutto. Grazie a te comprendiamo che ogni uomo è amato da Dio ed è costantemente accompagnato dal suo amore. Grazie a Te, la nostra fragile vita diventa la casa di Dio.
Quand’eri piccola non potevi sapere ma ora che sei immersa nella luce di Dio, dona a noi la grazia di comprendere il mistero nascosto nella vita, in ogni vita. E donaci di custodire ogni creatura come un raggio dell’eterna luce.
Amen
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E' proprio così. Grazie per aver scritto questo articolo "non inclusivo". Oggigiorno ci vuole un certo coraggio per dire e…
Ma cosa centra l'albero dei fichi?? Perchè non viene chiarito questa circostanza? grazie
Grazie del bell'articolo, puntuale e preciso. Siamo giunti a questo punto perché le premesse c'erano già tutte a partire dalle…