CANONIZZAZIONE FRASSATI
Non conoscevo Pier Giorgio Frassati, poi è entrato nella mia vita e…
di Elisabetta Violante
Devo ammettere che, prima di quest’anno, non avevo mai sentito parlare di Pier Giorgio Frassati, ma da gennaio a questa parte, grazie al ministero da catechista che svolgo nella Fraternità di Emmaus e ai racconti di un’amica impegnata nella scrittura di un libro su di lui, ho iniziato a conoscere Pier Giorgio…
Fin da subito, la cosa che mi più ha colpito è stata rendermi conto di quanto l’esperienza di un giovane, nato quasi cent’anni prima di me, potesse parlare alla mia vita. Pier Giorgio era un figlio rispettoso che non sempre rispondeva alle aspettative dei suoi genitori, uno studente universitario diligente, un cattolico serio e convinto, un amico sincero, un amante della natura, un giovane impegnato nella società.
In buona parte di queste caratteristiche, ho rivisto me stessa. Eppure, c’era qualcosa che lo rendeva completamente diverso da me e da cui sono rimasta affascinata: la coerenza della sua fede.
In tutto ciò che faceva, nelle relazioni, nello studio, nell’impegno sociale, Pier Giorgio metteva al centro Dio e da Lui si lasciava guidare.
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Essere cattolico non era un aggettivo che usava di tanto in tanto per parlare di sé, ma era il fondamento stesso della sua identità. Mi sono sentita chiamata in causa: in che modo io vivevo questi aspetti della mia vita? E mi sono resa conto che c’era “troppo poco Dio” nella mia quotidianità. Allora ho chiesto a Pier Giorgio di darmi una mano, di guidarmi e di insegnarmi come poter vivere e non vivacchiare… Spesso mi è capitato di trovarmi in situazioni in cui ho pensato “cosa farebbe Pier Giorgio al posto mio?” e questo mi ha aiutato a vincere l’incertezza, la paura e la timidezza. E anche a vivere dei momenti con più leggerezza, perché per Pier Giorgio la tristezza era incompatibile con la vita di un cattolico.
Insomma, in questi mesi, è diventato un compagno di viaggio. Partecipare, quindi, la scorsa domenica, alla sua canonizzazione è stato come andare a festeggiare la cosa più bella che potesse capitare ad un amico. Ci siamo svegliati (o forse mai addormentati) in piena notte e alle 02:00 siamo partiti alla volta di Roma. Arrivati, ci è toccato fare file che sembravano interminabili per raggiungere il nostro posto. Finalmente, alle 09:30 siamo riusciti ad arrivare in Piazza San Pietro e a sistemarci per l’inizio della celebrazione. La stanchezza si sentiva, ma il cuore fremeva per ciò che ci stavamo apprestando a vivere.
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Nella Piazza, una distesa enorme di persone diverse per età, nazionalità, appartenenza a realtà ecclesiali, ma tutte lì per lo stesso motivo. Tanti indossavano magliette con frasi o disegni di Pier Giorgio.
Quante vite raggiunte, toccate e trasformate dalla sua testimonianza.
Quanta gioia nei visi di chi sventolava le bandiere e cantava a squarciagola.
Quanti occhi lucidi nel momento in cui papa Leone XIV ha pronunciato la formula di canonizzazione. In quell’attimo, Cielo e Terra si sono incontrati ed è stata festa. Perché Pier Giorgio, con la sua vita, ha dimostrato a noi giovani (e non solo) che è possibile “fare sul serio” con Cristo. Che non vuol dire vivere la fede con pesantezza, anzi. Significa fare delle scelte misurandosi con il Vangelo, donarsi con gratuità ai fratelli, lottare con coraggio per la Giustizia, annunciare a piena voce la Verità, avendo come meta l’Alto, cioè la felicità, quella eterna, che fa rima con santità.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).













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