CULTURA PRENATALE
Cimiteri per animali, ma non per i bambini non nati. Seppellire un cane sì, un bambino no.
di Fabrizia Perrachon
Una manciata di giorni fa una foto su Facebook attira la mia attenzione: si tratta del manifesto funebre di un simpatico barboncino bianco. La persona che l’ha postata commenta «“Figli” e necrologi 3.0». È disastroso che nella nostra società ci siano cimiteri con aree dedicate al seppellimento degli animali ma per i bambini non nati tutto questo è ancora lontano dall’essere una “cosa normale”.
Il decreto-legge (D.P.R. 285/1990) stabilisce il diritto al seppellimento in qualsiasi settimana i piccoli vadano in Cielo. È più forte di me, non posso non entrare nell’arena, ben consapevole a che cosa sarei andata incontro: scrivo tutto questo in un commento al post e sprono ad un cambiamento di linguaggio affinché finalmente questi figli meravigliosi possano essere considerati un dono. I like sono veramente tanti ma poi iniziano risposte di altro tipo. Un paio esprimono un punto di vista differente con correttezza e gentilezza, alle quali rispondo che il confronto civile è sempre un arricchimento. C’è chi ignora completamente la legge e, dopo le mie spiegazioni, si rassegna all’evidenza: il DPR non è per nulla conosciuto, c’è confusione totale. Poi, però, arrivano anche veri e propri insulti, veri e propri haters. Non indietreggio di un millimetro. Rispondo e segnalo, curiosa di ciò che farà a proposito il “centro di comando” del noto social network.
Nel frattempo, mi chiedo: davvero i figli valgono meno dei cani? È questo ciò a cui siamo arrivati? “Non c’era posto per loro” (Lc 2,6): espressione che mi risuona sempre nel cuore quando leggo o ascolto il racconto evangelico della nascita di Gesù. Non c’era posto, allora, per Maria e Giuseppe; non c’è posto, adesso, per la degna sepoltura dei bambini chiamati Lassù prima di nascere.
Questo non significa che io abbia qualcosa contro i cagnolini, anzi! Ho provato e provo per diversi di loro un grande affetto e da sempre sono convinta – e educo così mio figlio – che vadano trattati nel migliore dei modi perché sono creature, sono essere viventi, e chi abbandona, maltratta o sevizia gli animali sia da perseguire. Su questo non ci piove. Però, c’è un però: sono pur sempre animali, non persone. Per quanto amore si possa provare per loro – animali intelligentissimi, sensibilissimi e dolcissimi – non sono persone. Il nostro legame non può trasformarli in esseri umani. Se anche c’è qualcuno che ama gli animali più delle persone, che tratta gli animali meglio di come tratta le persone, che rispetta gli animali più che le persone, questo non significa che possa farli diventare persone. Gli animali possono anche andare a colmare vuoti affettivi, ma non saranno mai persone. E per quanto possano avere il diritto ad essere seppelliti, beh, scusate, ce lo avranno prima i bambini… oppure no?
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Gli haters, oltre a grande maleducazione, dimostrano anche grande ignoranza. Quest’odio becero e gratuito – da condannare a prescindere – non può mascherarsi dietro la sfera religiosa perché, a monte, c’è tutto un discorso civile, sociale e umano. Il Decreto del Presidente della Repubblica 285/1990 – emanato non ieri ma il 10 settembre di ben trentacinque anni fa – è una legge laica che stabilisce il diritto di seppellimento a qualsiasi settimana di gestazione avvenga l’interruzione di gravidanza, che questa sia spontanea o meno. Ripeto: legge laica che da sette lustri garantisce un diritto in tutti i casi. Non c’è niente di religioso in questo, è legislazione di uno Stato civile. Quindi, cari haters, prima di tirare in ballo Nostro Signore e il Paradiso (come avete fatto nei vostri commenti meschini), studiate, informatevi.
Vedete, il fatto è che c’è ancora troppo da fare, troppo da dire, troppo da divulgare, troppo da testimoniare! Gli haters non sono solo persone che evidentemente oltre ad essere ignoranti – nel senso etimologico di ignorare, cioè non conoscere – e maleducate non hanno nient’altro di meglio da fare che provare a dar fastidio; sono lo specchio di un’Italia in cui, purtroppo, manca quasi totalmente la “cultura prenatale”; sono lo specchio del decadimento cognitivo di una società al collasso, il famoso “disastro” che ho citato in apertura nel mio commento social. Perché non c’è altro termine per definite tutto questo. È una vera disfatta del senso umano e civile, disfatta dell’educazione e del rispetto, disfatta del buon senso. Una Caporetto dell’intelligenza.
Di “cultura prenatale” ho già parlato nel mio libro, “Se il Chicco di frumento – storia vera di speranza oltre la morte prenatale”; ne parlo, insieme a mio marito, da tredici anni e mezzo a questa parte in diverse circostanze, luoghi, realtà; ne hanno già parlato e ne stanno parlando molti altri genitori ed esperti. Ma il fatto che discutere del diritto al seppellimento dei bambini nati in Cielo dia così fastidio significa ben altro. Significa che quando lo facciamo colpiamo nel segno; sbugiardiamo convinzioni totalmente errate (e politicizzate); significa che diciamo la verità. E la verità, lo sappiamo, dà spesso molto, molto fastidio. La verità costringe a mettersi in gioco, a rivedere le proprie posizioni e i propri pensieri, a guardare le cose per quelle che sono e non per quelle che pensiamo siano o, peggio, per come siamo stati indottrinati.
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È davvero una gran buccia di banana scivolare su temi di questo genere che, ribadisco, prima che religiosi sono civili e umani. “Ignorantia legis non excusat”, dicevano i Romani. C’è la legge dello Stato e poi c’è la legge del cuore. Non esiste un commento: “chissenefrega dei bambini non nati”. E altri addirittura peggiori. Non li accetto, non sono accettabili. Né da me né da migliaia di mamme e papà come noi, né da chiunque abbia un briciolo di sale in zucca, un briciolo di moralità, un briciolo di senso civile. Perché, se anche il seppellimento dei bambini non nati non dovesse toccarci in prima persona, non possiamo continuare a girarci dall’altra parte, a nascondere la testa sotto la sabbia, a spegnere coscienza e cervello nascosti dietro ad una tastiera. Si tratta di civiltà, di umanità, di dignità. Le stesse che vengono sbandierate da tutti, in difesa di tutto, ma non quando si tratta di persone che contano davvero, i figli. Perché se siamo nati non è dipeso da noi, non è un nostro merito. I bambini non nati riguardano tutti noi. Che si voglia ammettere o no. Hanno tutti i diritti di essere trattati per quello che sono, persone. Hanno tutti i diritti di essere amati per quello che sono, persone. Hanno tutti i diritti di essere seppelliti per quello che sono, persone. Se hanno diritto a essere seppelliti gli animali domestici, a maggior ragione lo hanno i bambini nati in Cielo. Punto. Non dopo di loro ma prima in quanto persone. Punto.
Ad onor di cronaca, il seppellimento dei bambini non nati è tutelato da una legge nazionale (ormai l’avrete imparata: DPR 285/1990), quello degli animali domestici ancora no. Ci sono leggi e regolamenti regionali in tema di tutela degli animali da compagnia e prevenzione del randagismo; o la recente Legge 6 del giugno 2025, n. 82, conosciuta talvolta come “Legge Brambilla”, che rafforza le pene per i reati contro gli animali, riconoscendoli come “esseri senzienti” e imponendo maggiori sanzioni per maltrattamento, abbandono, sevizie. Una legge giusta, che andava fatta. Che non è in conflitto con il diritto al seppellimento dei bambini non nati. “Ignorantia legis non excusat”. Non sto inventando niente, è lo Stato italiano. Tutto questo vi sembra ingiusto? Prendetevela con le istituzioni, non con me! Che non sono soltanto liberissima di dire ciò che penso ma ne sono tutelata, per legge.
Scaricare odio è diventata quasi una professione, ahimè. Qualcosa di simile era già successo a Cecilia Galatolo qualche mese fa (trovate qui il relativo articolo https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2024/05/09/offesa-sui-social-dopo-aborto-spontaneo-era-gia-un-figlio-solo-nella-tua-fantasia/). Una società disastrosa, torno a ripeterlo, in cui accade però qualcosa di divertente: provate ad interrogare Chatgpt a proposito di seppellimento di bambini non nati e di animali. D’ora in poi lo considererete un cattivone!
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