La tua vita sembra una strada interrotta? Ecco le parole del papa
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“Quando ci sembra che tutto sia fermo, che la vita sia una strada interrotta, ricordiamoci del Sabato Santo. Anche nel sepolcro, Dio sta preparando la sorpresa più grande”. Sono parole del Papa, nell’udienza di mercoledì 17 settembre, sul tema “Gesù nostra speranza”. Il Sabato Santo, per Leone XIV, è “il giorno del grande silenzio, in cui il cielo sembra muto e la terra immobile, ma è proprio lì che si compie il mistero più profondo della fede cristiana”.
Leone XIV, riferendosi al Sabato Santo, durante la sua ultima udienza generale, ha parlato di un “silenzio gravido di senso, come il grembo di una madre che custodisce il figlio non ancora nato, ma già vivo”.
Il Santo Padre ha fatto notare che “il corpo di Gesù, calato dalla croce, viene fasciato con cura, come si fa con ciò che è prezioso” e ha sottolineato come l’evangelista Giovanni specifichi che si tratta di «un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto» (Gv 19,41).
Per il pontefice, che durante la catechesi ha parlato dell’importanza del riposo e di sapersi fermare, “il Figlio, dopo aver completato la sua opera di salvezza, riposa. Non perché è stanco, ma perché ha terminato il suo lavoro. Non perché si è arreso, ma perché ha amato fino in fondo. Non c’è più nulla da aggiungere. Questo riposo è il sigillo dell’opera compiuta”.
Per Papa Leone, “facciamo fatica a fermarci e a riposare. Viviamo come se la vita non fosse mai abbastanza. Corriamo per produrre, per dimostrare, per non perdere terreno. Ma il Vangelo ci insegna che saperci fermare è un gesto di fiducia che dobbiamo imparare a compiere”.
Anche noi, allora, possiamo imparare dal Sabato Santo, che, riprendendo il Papa “ci invita a scoprire che la vita non dipende sempre da ciò che facciamo, ma anche da come sappiamo congedarci da quanto abbiamo potuto fare”.
Il Pontefice è tornato poi con lo sguardo sul sepolcro, dove “Gesù, la Parola vivente del Padre, tace. Ma è proprio in quel silenzio che la vita nuova inizia a fermentare. Come un seme nella terra, come il buio prima dell’alba. Dio non ha paura del tempo che passa, perché è Signore anche dell’attesa. Così, anche il nostro tempo ‘inutile’, quello delle pause, dei vuoti, dei momenti sterili, può diventare grembo di risurrezione”.
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Inoltre, “Gesù, sepolto nella terra, è il volto mite di un Dio che non occupa tutto lo spazio. È il Dio che lascia fare, che attende, che si ritira per lasciare a noi la libertà. È il Dio che si fida, anche quando tutto sembra finito. E noi, in quel sabato sospeso, impariamo che non dobbiamo avere fretta di risorgere: prima occorre restare, accogliere il silenzio, lasciarci abbracciare dal limite”.
Noi, “a volte cerchiamo risposte rapide, soluzioni immediate. Ma Dio lavora nel profondo, nel tempo lento della fiducia. Il sabato della sepoltura diventa così il grembo da cui può sgorgare la forza di una luce invincibile, quella della Pasqua”.
Ecco, dunque, la conclusione del Santo Padre: “La speranza cristiana non nasce nel rumore, ma nel silenzio di un’attesa abitata dall’amore. Non è figlia dell’euforia, ma dell’abbandono fiducioso”.
Chi ce lo insegna in modo particolare è Vergine Maria: “lei incarna questa attesa, questa fiducia, questa speranza”.
E allora, “quando ci sembra che tutto sia fermo, che la vita sia una strada interrotta, ricordiamoci del Sabato Santo. Anche nel sepolcro, Dio sta preparando la sorpresa più grande. E se sappiamo accogliere con gratitudine quello che è stato, scopriremo che, proprio nella piccolezza e nel silenzio, Dio ama trasfigurare la realtà, facendo nuove tutte le cose con la fedeltà del suo amore”.
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