Novena con Santa Teresa di Lisieux: dalle ferite alla luce. (Primo giorno)
Erano le 19.20 del 30 settembre 1897. “Io non muoio: entro nella vita”, aveva scritto il 9 giugno precedente a Maurizio Bellière. Quel giovedì sera Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo entrava veramente nella vita. Aveva inizio «il tempo delle sue conquiste». Dal cielo cominciava a far scendere la «pioggia di rose» promessa. In preparazione alla festa in cui celebriamo il più giovane Dottore della Chiesa, vogliamo raccontare, in un cammino di nove giorni, come è nata e cresciuta una santa del suo calibro.
Le sue parole hanno fatto velocemente il giro del mondo e la sua vita, trascorsa nel Carmelo di Lisieux, è diventata l’esempio luminoso per ogni cristiano innamorato, appassionato, che cerca Dio al di sopra di ogni cosa. È veramente difficile non restare sorpresi delle meraviglie che il “suo Gesù”, come amava scrivere, è riuscito a realizzare nel cuore docile e umile di una ragazzina che ha scelto di consegnarsi all’Amore.
La vita di Teresa fu segnata fin da piccola da un grande dolore: la perdita della mamma, Zelia, quando aveva solo quattro anni. Questo evento traumatico cambiò profondamente il suo carattere. Da bambina vivace ed espansiva, divenne timida e ipersensibile. Eppure, è proprio in questa ferita che Dio semina qualcosa di nuovo. Nel momento della perdita, la piccola Teresa non resta sola; compie un gesto che prefigura tutta la sua vita di abbandono fiducioso: sceglie una nuova madre.
E io, io ero abituata a fare come lei, tuttavia mi voltai verso di lei, Madre, e come se già l’avvenire avesse squarciato il suo velo, mi gettai tra le sue braccia esclamando: «Ebbene! a me sarà Paolina che mi farà da Mamma!». (Ms A 12 v)
Le prove e i dolori, specialmente quelli che toccano il cuore della famiglia, possono sembrare insuperabili. Teresa scopre, già in quel primo dolore, che Dio non ci lascia soli anche nelle ferite più profonde. Mette sul nostro cammino angeli con cui intessere relazioni che sanno di Lui, ci invita a scegliere qualcuno con cui camminare nella vita, a gettarci con fiducia tra le braccia di chi ci ama.
Quando il dolore della separazione dalla mamma diventa tanto grave da manifestarsi come malattia del corpo, in una forma di grave depressione, è la Madonna in persona ad avvicinarsi alla piccola Teresa per guarirla:
All’improvviso la Madonna mi parve bella, così bella che non avevo mai visto nulla di così bello, il suo volto spirava una bontà e una tenerezza ineffabile, ma ciò che mi penetrò fino in fondo all’anima fu l’“incantevole sorriso della Madonna”. Allora tutte le mie sofferenze svanirono, due lacrimoni mi sgorgarono dalle palpebre e mi colarono silenziosamente sulle guance, ma erano lacrime di una gioia perfetta. (Ms A 30r)
Solo il sorriso di Maria può guarire le ferite del cuore e restituire la gioia di vivere. Solo l’amore di una Madre permette di restare ai piedi della croce con la certezza che la sofferenza porta in grembo una vita nuova. La perdita della mamma terrena apre il suo cuore a una maternità più grande: quella di Paolina, quella di Maria, e quella della Chiesa. Chiediamo a Santa Teresa la grazia di non subire passivamente i dolori, ma di trasformarli, con l’aiuto di Dio, in un’occasione per amare e affidarci di più.
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