RUOLO EDUCATIVO DELLA SCUOLA
Il Docente Coach si sintonizza con l’anima degli studenti
La relazione educativa deve essere al contempo asimmetrica e dialogica: il docente è chiamato a compiere il “miracolo” dell’insegnamento/apprendimento, fornendo agli studenti gli strumenti necessari per costruire la conoscenza, trasformandola prima in abilità e poi in competenza da applicare nella vita. Il docente non è più un semplice trasmettitore di nozioni, ma un coach: un satellite che deve sintonizzarsi con la frequenza degli studenti, intercettandone i reali bisogni educativi per offrire un percorso dotato di senso.
Oggi, per un docente, costruire una relazione educativa autentica e significativa rappresenta una sfida complessa. È necessario tenere conto dei profondi cambiamenti culturali in atto e del mutamento del paradigma generazionale. Gli adolescenti di oggi vivono esperienze esistenziali articolate, spesso segnate da fragilità emotive, instabilità affettiva, difficoltà relazionali, disorientamento familiare e problemi di integrazione sociale. A queste dinamiche si aggiungono nuove criticità sul piano dell’apprendimento, in parte riconducibili agli effetti della recente pandemia da Covid-19. Molti studenti incontrano ostacoli nel consolidamento delle conoscenze, nella memorizzazione dei contenuti e nel mantenimento dell’attenzione durante le lezioni. Si registra inoltre una crescente disaffezione verso le discipline scolastiche, sia umanistiche che scientifiche, accompagnata da una persistente diffusione dell’analfabetismo funzionale.
Alla luce di queste considerazioni, è evidente che il docente debba dotarsi di strumenti adeguati per affrontare le nuove e crescenti povertà educative che caratterizzano il panorama attuale.
Se si tratta di un insegnante di Religione Cattolica, il compito risulta ancor più impegnativo: egli dovrà innanzitutto superare i pregiudizi che, talvolta, circondano la figura dell’IdR, sia da parte dei colleghi che degli studenti.
Va inoltre sottolineato come, nell’immaginario collettivo, la scuola sia oggi percepita come l’unica istituzione deputata alla crescita e alla formazione dei giovani. Di conseguenza, in occasione di eventi drammatici come suicidi o episodi di violenza, essa viene spesso indicata come unica responsabile e trasformata nel capro espiatorio verso cui si indirizza l’indignazione pubblica.
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La scuola deve innanzitutto insegnare ai discenti a leggere, scrivere e far di conto, ad apprendere facendo, ma anche a essere imparando. Certamente, grazie all’innovazione didattica, essa può e deve accompagnare gli studenti nel loro percorso formativo, promuovendo accoglienza, inclusione e democrazia.
Tuttavia, non sono pochi i giovani che giungono tra i banchi con un vissuto particolarmente travagliato e con nodi problematici che richiedono l’intervento di professionisti qualificati per essere affrontati e, se possibile, risolti. La scuola e i docenti non devono temere, laddove il caso lo richieda, di avvalersi del supporto di esperti esterni: psicologi, psichiatri, assistenti sociali. Questo è fondamentale, da un lato, per offrire ai giovani l’opportunità di superare le difficoltà che ostacolano il loro percorso di studi; dall’altro, per tutelare il ruolo educativo della scuola e ribadire che, in una società sana, tutti gli enti formativi devono cooperare per educare cittadini autonomi, responsabili e consapevoli.
Empatia, capacità di ascolto e di comunicazione, osservazione analitica e sistematica sono solo alcune delle competenze che ogni docente è chiamato a sviluppare e potenziare in un tempo particolarmente complesso come quello attuale.
La relazione educativa, infatti, deve essere al contempo asimmetrica e dialogica: il docente è chiamato a compiere il “miracolo” dell’insegnamento/apprendimento, fornendo agli studenti – con il loro vissuto – gli strumenti necessari per costruire la conoscenza, trasformandola prima in abilità e poi in competenza da applicare nella vita.
Il docente non è più un semplice trasmettitore di nozioni, ma un coach: un satellite che deve sintonizzarsi con la frequenza degli studenti, intercettandone i reali bisogni educativi per offrire un percorso dotato di senso.
In questo contesto, l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) assume una particolare rilevanza come disciplina capace di offrire informazioni e formazione sulle grandi domande dell’esistenza. Attraverso l’esperienza religiosa che ha segnato il vissuto di tutti i popoli, gli studenti possono crescere in umanità e saggezza. I valori della tradizione cristiana, per loro natura, sono trasversali e possono essere compresi all’interno del cammino della conoscenza, contribuendo a orientare la coscienza verso il bene.
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