CORRISPONDENZA FAMILIARE
La pace è un’arte che si impara. Tutti coinvolti
29 Settembre 2025
Vi sono i pacifisti e i pacifinti, quelli che vanno in piazza per manifestare e quelli che vanno per devastare, quelli che usano la libertà per far sentire la propria voce e quelli che cercano di zittire la voce degli altri. Quelli che promuovono la cultura dell’incontro e quelli che scelgono la strategia dello scontro. A parole tutti cercano la pace ma non tutti sono disposti a compiere i passi che conducono alla pace.
È paradossale vedere gruppi che, in nome della pace, occupano con la forza spazi pubblici, fomentano la guerriglia urbana, assaltano con premeditata violenza le forze dell’ordine. Quando la legittima protesta sfocia nello scontro, previsto e desiderato, la bandiera della pace viene lacerata. Resta solo l’odio, reso ancora più acuto dalla battaglia. A chi serve tutto questo? È legittimo pensare che questa strategia ha come scopo ultimo quello di alimentare la cultura dello scontro. A tutti i costi.
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Il Vangelo dichiara “beati gli operatori di pace” (Mt 5,9), cioè quelli che concretamente compiono azioni che conducono alla pace. Nello schema che propone Matteo, l’impegno per la pace occupa il settimo posto. Nella Bibbia i numeri non sono mai casuali, il numero sette indica il punto di arrivo, il compimento di quella vita nuova che Gesù consegna ai discepoli come un dono che chiede di essere accolto e tradotto nella storia con coscienza matura e responsabile. Il Vangelo ci chiama a diventare artigiani di pace, invita a costruire la pace con azioni concrete. La pace è un’arte che s’impara con pazienza e fatica.
L’unica cosa che oggi serve, ed è proprio quella che manca di più, è la cultura dell’incontro. Siamo in un mondo eccessivamente polarizzato, è sempre più difficile trovare punti di incontri, come se le posizioni fossero radicalmente alternative. La cultura dell’incontro insegna a discernere con una criticità rigorosa che non demonizza l’avversario, non lo presenta come il ricettacolo del male; insegna a individuare ciò che unisce e ciò che può e deve unire, malgrado le inevitabili diversità.
In un film di qualche anno fa (Il potere della parola), ambientato negli Stati Uniti in un’epoca in cui il razzismo aveva salde radici nella vita sociale, un docente insegna ad un gruppo di giovani studenti neri l’arte del confronto dialettico. Alla base del confronto, anche quello più aspro, c’è una premessa espressa con due domande:
“Chi è il tuo avversario? Non esiste un avversario.
Perché il tuo avversario non esiste? Perché è solo una voce che dissente dalla verità”
Vi sono quelli che vogliono garantire la pace con la forza delle armi. La paura non conduce alla pace ma alimenta e prepara il conflitto. La pace, infatti, non si ottiene con la firma di un documento che pone fine alla guerra. La pace è il frutto maturo di un incontro. Senza dialogo, la pace è destinata ad essere solo una fragile tregua.
Papa Leone ha avuto modo di incontrare molti leader mondiali e ha ricordato più volte quanto sia importante creare e ricostruire un clima di reciproca fiducia tra gli Stati. Ha notato che la Nazioni Unite non hanno più la capacità di riunire gli Stati e di generare un confronto serrato ma costruttivo. Nonostante tutti i venti contrari, ha aggiunto: “Dobbiamo ricordarci sempre del potenziale che l’umanità ha per superare la violenza e l’odio che ci dividono sempre di più”. Se venisse a mancare questa speranza, saremmo condannati a vivere nella paura, a investire nelle armi una parte sempre più significativa delle nostre risorse. È tempo di invertire la rotta. La politica ha una particolare e grave responsabilità ma i cristiani sanno che il mondo rimane nelle mani di Dio e a Lui chiedono di inviare uomini e donne coraggiosi per scrivere pagine di pace e riconciliazione tra i popoli.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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