Sui passi dei Martin: un pellegrinaggio a Lisieux per riscoprire la santità nell’ordinario

Ci sono viaggi che si attendono per anni, desideri del cuore che a un tratto prendono forma e diventano “un regalo, un dono particolare che il Signore, inaspettatamente e solo come Lui sa fare, ha voluto elargire”. Queste parole di Paola riassumono il senso del pellegrinaggio a Lisieux vissuto lo scorso agosto organizzato dalla Fraternità di Emmaus. Un’immersione nella vita dei santi Luigi e Zelia Martin e delle loro figlie, Santa Teresa e Leonia, che ha lasciato un segno profondo nel cuore di chi vi ha partecipato. Lasciamo che siano le loro stesse voci a raccontare.

Se per qualcuno, come Paola, la partenza per il pellegrinaggio era il compimento di un desiderio portato nel cuore da tempo, per altri, come Enrico e Lisa, il momento del via era più complesso. Si parte a volte “stanchi e soprattutto con la preoccupazione del cuore”, portando con sé non solo i bagagli ma anche il peso delle prove della vita: la gioia per una figlia e il dolore per una malattia, la fatica di un trasferimento lontano dagli affetti. Si parte con la paura di non farcela, di non vivere bene un’esperienza così importante con una bambina piccola.

Eppure, una volta giunti sui passi della famiglia Martin, “tutto ci è sembrato più semplice e tutte le paure e le incertezze che avevamo si sono dissolte”. Si scopre di essere parte di qualcosa di più grande, “una Chiesa unita con un solo scopo: ricercare la felicità camminando per i sentieri della piccola via di Santa Teresa”. È in questa comunione che si aprono gli occhi e si inizia a vedere la grazia che si nasconde in esperienze forti come quelle di un pellegrinaggio sui passi dei santi sposi. Per Maria e Domenico, prossimi al matrimonio, la scoperta più toccante avviene tra le mura della casa di Alençon, in un dettaglio che potrebbe apparire marginale e invece diventa una vera e propria catechesi nuziale: la scelta di porre “la cappella, e quindi l’altare, a fianco della camera da letto”. In quella vicinanza fisica si svela una verità spirituale immensa, ovvero “il fatto che il matrimonio, la coniugalità, diventi dono gratuito e completo di sé, così come Gesù che ogni giorno si dona sull’altare”. Emerge con forza “quella necessità di donarsi completamente, quotidianamente, all’altro e di farlo sull’esempio di Cristo”.

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È questo il segreto dei Martin: aver vissuto una quotidianità “sotto lo sguardo di Dio”, un’espressione che ha permesso loro di essere santi. Questa non è una nozione astratta, ma un modo completamente rivoluzionario di intendere la vita in ogni suo aspetto: la carità, l’educazione dei figli, la stima reciproca, fino al “ritagliarsi dei tempi di preghiera”. Lo stesso sguardo amorevole di Dio che Enrico e Lisa avevano sentito su di sé nelle difficoltà e che il pellegrinaggio ha “confermato” come unica vera strada per un cammino più semplice.

Questo viaggio, allora, si trasforma in un dialogo intimo con il Cielo. Paola racconta di essere partita con due valigie: “una colma di vestiti e di qualsiasi cosa poteva essermi utile. Ed un’altra, vuota. Pronta ad essere riempita. La valigia vuota albergava nel mio cuore”. In Francia, quella valigia ha iniziato a riempirsi. “Ho chiesto tutto,” confida, “ho lasciato ai piedi di santa Teresina ogni cosa”. A Zelia, in particolare, “ho chiesto la grazia di un bambino e di benedire il percorso che io e Giovanni abbiamo intrapreso da mesi, l’adozione. Ho deposto nelle loro mani gli affanni quotidiani”. Si torna a casa trasformati, più pesanti non di chili, ma “della meraviglia e la bellezza di giornate ricche, piene”.

La grazia ricevuta chiede di fruttificare. Per Enrico e Lisa, il ritorno ha significato un “forte desiderio del cuore di Gesù sacramentato e della recita del Rosario tutti giorni”, un modo per rimanere in quello stato di grazia a beneficio di tutta la famiglia. Per Maria e Domenico, il frutto è stata anche una lezione di vita incarnata da una figura forse meno nota, Léonie Martin. In lei, considerata da molti “non capace”, hanno trovato un modello di perseveranza che li ha messi in discussione, loro che si sentono “molto precisi, molto puntuali, molto che ricerchiamo la perfezione spesso nelle cose di questo mondo”. La sua vita è diventata una luce che indica “la necessità di ricercare il bene prima che la perfezione in questo mondo”.

Alla fine, le parole più vere per descrivere un’esperienza simile sono quelle di chi sente di essere stato cambiato nel profondo. “La Paola del 21 Agosto all’aeroporto di Napoli non è la Paola di oggi”, afferma con certezza. “E non è presunzione. Nemmeno vanagloria. È la consapevolezza di aver ricevuto tanto, tantissimo, seppur in pochi giorni. Ma la quantità non è consequenziale alla qualità. E quei giorni sono stati così belli da profumare di eternità”.




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