PAPA LEONE E IL ROSARIO
Accordo raggiunto tra Israele e Hamas. La Chiesa continua a pregare per la pace
Immagine derivata da: Edgar Beltrán, The Pillar, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Ha fatto il giro del mondo, in pochi istanti, la notizia sull’intesa raggiunta tra Hamas e Israele, in una giornata storica: 9 ottobre 2025. Un accordo che sta portando al “cessate il fuoco” tanto atteso su Gaza, alla liberazione degli ostaggi e dei prigionieri. Le persone esultano, ballano, cantano per le strade nella Striscia di Gaza e a Tel Aviv. Purtroppo, mentre gioiamo per questo importantissimo risultato, nel mondo continuano tanti altri conflitti. “Pensiamo a quello che accade in Ucraina. Conosciamo meno quello che avviene in altri paesi del mondo, dove il terrorismo è sempre all’opera e si mietono tantissime vittime”, ha detto don Silvio Longobardi. È sempre valido, allora, l’invito di Papa Leone XIV a pregare per la pace, tutti insieme, sabato 11 ottobre, alle ore 18.
“I diversi conflitti che ci sono nel mondo stanno soffocando la speranza e impediscono a tanti, soprattutto giovani, di poter guardare il futuro. Siamo di fronte a una Terza Guerra Mondiale a pezzi, come diceva Papa Francesco, e abbiamo bisogno di elevare il nostro grido. Non solo un grido di protesta, di indignazione. È naturale indignarsi, ma il credente sa che la prima parola, il primo grido è da consegnare a Dio stesso”, sono parole di Don Silvio Longobardi, custode della Fraternità di Emmaus.
E che ruolo ha la preghiera?
“Qualche giorno fa, il cardinale Parolin è stato intervistato sulla situazione in Medio Oriente e gli è stato chiesto in che misura la preghiera può essere utile. – ha detto don Silvio – Qualcuno potrebbe pensare, anche tra i cattolici, che di fronte a uno scenario così devastante la preghiera sia in qualche modo inutile o comunque marginale; che bisogna fare altro, impegnarsi in tutt’altro modo. Ebbene, a questa domanda Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, ha risposto di essere un battezzato, un credente, un prete e per lui la preghiera incessante davanti a Dio – perché intervenga a porre fine a tutto ciò – è essenziale, è fondamentale”.
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È chiaro che “la preghiera non basta”: bisogna impegnarsi anche in altro modo, “dobbiamo mobilitare le coscienze, fare iniziative di sensibilizzazione”. Eppure, “abbiamo davvero bisogno di alzare le mani al Cielo e poi utilizzare quelle stese mani per compiere i gesti che favoriscono la pace, ciascuno nel luogo in cui si trova”.
D’altronde, “La preghiera prepara, precede, segue, accompagna il cammino dell’umanità. Ecco perché anche la Fraternità di Emmaus si unisce al desiderio del Papa e pregherà il rosario, sabato 11 ottobre, in un giorno molto importante per la Chiesa” (sessant’anni fa iniziava il Concilio Vaticano II e in quello stesso giorno la Chiesa fa memoria di Giovanni XXII, il Papa che ha scritto Pacem in Terris).
Inoltre, “l’invito del Pontefice arriva nell’ambito del Giubileo dedicato alla Vergine Maria. Come segno di questa preghiera corale in quella piazza, a san Pietro, ci sarà la statua originale della Madonna di Fatima. È possibile unirsi da ogni luogo: fermando tutte le attività, accendendo lo schermo e pregando con i cattolici di tutto il mondo per vivere in comunione questo momento significativo”.
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