Campi estivi sotto accusa in Spagna: minori obbligati alla nudità per “superare le differenze di genere”

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Dal 8 al 23 agosto si sono svolti a Bernedo, nella provincia di Álava, alcuni campi estivi per adolescenti tra i 13 e i 15 anni. Secondo le denunce di diverse famiglie, durante le attività i ragazzi sarebbero stati costretti a spogliarsi completamente nudi ed esibirsi di fronte a sorveglianti e coetanei.

Non troverete in Italia questa notizia sui grandi giornali se non su alcune testate (Tempi e La Nuova Bussola Quotidiana) che, come Punto Famiglia, si spendono per la famiglia e in particolare per i bambini e i giovani, cercando di conservare un po’ di onestà intellettuale. Tornando alla vicenda accaduta nei Paesi baschi i ragazzi partecipanti ai campi estivi al loro ritorno a casa — visibilmente scossi — hanno raccontato l’accaduto ai genitori, che hanno deciso di rivolgersi al quotidiano online El Común dopo aver tentato, invano, di ottenere spiegazioni da istituzioni e organizzatori. La polizia ha ora aperto un’indagine, e la vicenda ha iniziato a destare forte attenzione da parte dei media spagnoli.

Secondo le testimonianze raccolte, gli animatori avrebbero imposto docce collettive obbligatorie, giustificando la decisione con motivazioni di carattere “inclusivo”: separare i ragazzi in base al sesso, avrebbero detto, avrebbe significato “categorizzare” chi non si riconosceva né come maschio né come femmina. I campi in questione, denominati Euskal Udalekuak, sono organizzati dall’associazione Sarrea Euskal Udaleku Elkartea, che gestisce strutture comunali autogestite e coinvolge ogni anno da cinquant’anni centinaia di bambini seguiti da educatori volontari.

«Circa ottanta ragazzi e ragazze erano divisi in due grandi stanze e due bagni comuni, con docce aperte e obbligo di spogliarsi completamente — racconta la madre di una quindicenne —. Anche alle piscine comunali, quando ci andavano, era vietato usare spogliatoi separati. Tutto questo, ci è stato detto, per combattere gli stereotipi di genere e promuovere la “libertà dei corpi”». Durante la permanenza, inoltre, i contatti con le famiglie erano vietati, anche in caso di malattia o malessere.

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Di fronte alle accuse, l’associazione ha replicato con una nota ufficiale: «Non crediamo nella divisione di genere. Crediamo nell’educazione femminista ed egualitaria, e la separazione esclude corpi e identità diverse. Per questo applichiamo la stessa filosofia nelle docce e nelle camere». E chi ha chiesto loro di occuparsi di educazione di genere? Questa è un’impostazione ideologica portata avanti anche grazie a fondi pubblici.

La vicenda dovrebbe aprire un dibattito leale. Davvero questa si può chiamare educazione all’inclusione? E siamo sicuri che in Italia siamo esenti da questi pericoli? Negli ultimi anni, parole come inclusione e resilienza, usate a go go e in tutte le salse, mi hanno proprio stancata. Sono diventate veri e propri mantra del linguaggio politico e educativo. In Italia, come altrove, vengono spesso invocate per dare legittimità a qualunque iniziativa, anche la più discutibile. Eppure, dietro il richiamo a concetti apparentemente positivi, si nascondono talvolta visioni ideologiche rigide, che finiscono per imporre modelli uniformi invece di rispettare la diversità reale delle persone e la soggettività educativa dei genitori.

L’“inclusione”, parliamoci chiaro, è un paravento linguistico: uno slogan dal volto gentile che, in nome della tolleranza, può giustificare imposizioni, silenzi e perfino forme di violenza simbolica o psicologica come quella avvenuta in Spagna. A pagarne le conseguenze, troppo spesso, sono i più fragili — i bambini e gli adolescenti — costretti a subire esperimenti sociali che nulla hanno a che vedere con il loro benessere o con l’autentico rispetto della persona. Nel frattempo, a Bernedo, le famiglie continuano a chiedere una sola cosa: verità, giustizia e protezione per i propri figli. E noi ci uniamo a loro.




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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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