Bartolo Longo Santo: da satanista ad apostolo del Rosario

19 ottobre 2025: la Chiesa acclama un nuovo santo: Bartolo Longo, l’avvocato che trasformò una terra desolata in un faro di fede e carità, il fondatore della Nuova Pompei. La sua è la storia di una straordinaria conversione, un’incredibile parabola che lo ha portato dalle tenebre di un culto satanista alla luce di una devozione filiale per la Vergine Maria, diventando un modello di fede che “vince il mondo”.

Nato a Latiano (Brindisi) nel 1841 in una famiglia devota, il giovane Bartolo Longo si trasferì a Napoli per studiare giurisprudenza. L’ambiente accademico di quegli anni, intriso di anticlericalismo, lo travolse. Abbracciò con fervore gli ideali positivisti e si spinse oltre, avvicinandosi a un gruppo spiritista fino a diventare, per circa un anno e mezzo, un “sacerdote” satanista.

Questo cammino oscuro lo condusse a una profonda crisi depressiva e a un crollo fisico. La svolta arrivò grazie all’amicizia con il professor Vincenzo Pepe e alla guida spirituale di figure come padre Emanuele Ribera e padre Alberto Radente. Nel 1871, entrando nel Terz’Ordine Domenicano, riscoprì la preghiera che avrebbe segnato la sua vita: il Santo Rosario. Questa divenne la sua “catena dolce che ci rannoda a Dio”, la sua via di guarigione e salvezza.

Nel 1872, Bartolo Longo giunse nella Valle di Pompei per amministrare i beni della Contessa Marianna De Fusco, vedova che in seguito diventerà sua sposa. Trovò una terra di miseria materiale e spirituale. Fu qui, camminando in un luogo desolato, che sentì una voce chiara nel suo cuore: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”. Quell’istante segnò l’inizio della sua missione.

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Cominciò a diffondere la devozione al Rosario tra i contadini, ma sentì il bisogno di un’immagine sacra. Il 13 novembre 1875, ricevette in dono un vecchio quadro logoro e danneggiato. Nonostante lo sgomento iniziale, lo accettò. L’immagine, trasportata a Pompei su un carretto di letame, divenne presto fonte di grazie straordinarie. Il primo miracolo, la guarigione della piccola Clorinda, diede il via a un fiume di pellegrini e offerte da tutto il mondo, che permisero di porre, l’8 maggio 1876, la prima pietra del futuro Santuario.

Nel 1883, in risposta all’appello di Papa Leone XIII di riscoprire il Rosario contro i mali della società, Bartolo Longo compose l’“Atto d’amore alla Vergine”, oggi conosciuta come la Supplica alla Regina del Rosario di Pompei. Questa preghiera, recitata solennemente due volte l’anno, non è l’invocazione di un suddito, ma il grido fiducioso di un figlio alla “più tenera fra le madri”.

Nelle parole della Supplica, Maria non è una regina distante, ma una Madre il cui trono è di “clemenza”. È Colei che si china sulle miserie, raccoglie le lacrime, vince con l’amore e non con il potere. Bartolo Longo ci insegna a rivolgerci a Lei come “Avvocata nostra” e “speranza nostra”, con la certezza che il suo cuore di Madre non permetterà mai di vederci perduti.

La devozione di Bartolo Longo non rimase confinata tra le mura della chiesa. Attorno al Santuario, edificò una vera e propria città fondata sulla carità e sulla dignità umana, anticipando i principi della dottrina sociale della Chiesa. La sua fede si tradusse in opere concrete e profetiche:

  • Opere per l’infanzia: Fondò un Orfanotrofio Femminile e, con un’intuizione rivoluzionaria per l’epoca, l’Ospizio per i figli dei carcerati, scommettendo sulla redenzione dei giovani per salvare anche i loro genitori.
  • Strutture comunitarie: Realizzò case per gli operai, una stazione ferroviaria e persino un osservatorio meteorologico.
  • Evangelizzazione moderna: Nel 1884 fondò il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”, comprendendo l’importanza dei mezzi di comunicazione per diffondere il messaggio evangelico.

Sposato con la Contessa Marianna De Fusco nel 1885, condivise con lei una vita di fede e di instancabile servizio. Insieme, affrontarono calunnie e difficoltà, arrivando a donare l’intera Opera di Pompei al Papa per proteggerla.

Bartolo Longo morì poverissimo il 5 ottobre 1926. Le sue ultime parole racchiudono il senso della sua intera esistenza: “Il mio unico desiderio è quello di vedere Maria, che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di Satana”.

Oggi, con la sua canonizzazione, la Chiesa non solo riconosce la santità di un uomo, ma indica a tutti un cammino possibile: quello di una conversione radicale, di una fiducia incrollabile nell’intercessione di Maria e di una carità che sa trasformare il deserto in un giardino di speranza.

San Bartolo Longo, Apostolo del Rosario, prega per noi.




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