Rachele Sagramoso, ostetrica: “Tante donne abortiscono non vedendo altre opzioni”

Nella giornata dedicata ai bambini mai nati, morti in grembo o al momento del parto (15 ottobre), al Senato veniva illustrato un disegno di legge a firma PD e M5S per ampliare le competenze e le mansioni delle ostetriche, così da consentire loro di praticare aborti. Ma le ostetriche, cosa ne pensano?

Mentre al Senato si discute di una proposta di legge che permetterebbe alle ostetriche di eseguire interruzioni volontarie di gravidanza, nel mondo sanitario e culturale si accende il dibattito. Il disegno di legge – a firma del senatore Andrea Crisanti (PD) e sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle – mira a modificare il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, ampliando le competenze delle ostetriche.

La misura è stata presentata come una risposta alla presunta difficoltà di accesso all’aborto a causa dell’alto numero di obiettori di coscienza tra i ginecologi. Ma è davvero così? Oppure si tratta di un’iniziativa dal valore simbolico e ideologico? E l’Ordine delle Ostetriche cosa ne pensa?

Ne abbiamo parlato con Rachele Sagramoso, ostetrica, formatrice e voce da anni impegnata nella difesa della maternità e dell’accompagnamento alla vita nascente.

Ritieni che la scelta di abilitare le ostetriche alla pratica dell’aborto sia più un’azione dal valore culturale – per porre l’accento sulla presunta inefficienza dei ginecologi obiettori – o risponda a una reale difficoltà delle donne di abortire?

Se guardiamo ai numeri, non mi sembra che in Italia ci sia una difficoltà reale ad abortire. Gli ultimi dati ufficiali disponibili, riferiti al 2022 (Relazione 2024 del Ministero della Salute), parlano di 65.000 IVG, con un aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente. Per la prima volta, le interruzioni farmacologiche (RU486) hanno superato quelle chirurgiche, rappresentando il 52% del totale.

Il Ministero rileva che l’obiezione di coscienza non ha compromesso l’efficacia del servizio, e che i tempi di attesa sono brevi: il 77% delle IVG è stato eseguito entro 14 giorni dal rilascio del certificato. Inoltre, il carico medio di IVG per ginecologo non obiettore è di nove interventi a settimana — un numero non critico.

Questo mi fa dire che le donne che desiderano abortire, ci riescono. Il vero problema è un altro: le donne non vedono altre opzioni. Nessuno le aiuta davvero a prevenire la gravidanza indesiderata o a vivere relazioni affettive mature e responsabili.

L’aumento dell’aborto farmacologico, poi, segna un ulteriore passo verso una “privatizzazione” silenziosa dell’IVG, che si consuma spesso tra le mura domestiche, lontano da qualsiasi possibilità di dialogo o aiuto.

Per tua conoscenza, quanto attende una donna per accedere all’aborto?

Chi desidera abortire vuole farlo subito, e questo è comprensibile: il dolore è grande. Molte donne si sentono costrette a ricorrere all’IVG per situazioni familiari o economiche molto difficili. Purtroppo, le associazioni di volontariato non riescono sempre a raggiungere tutte le donne in difficoltà. È ingiusto etichettarle come “assassine”: la maggior parte di loro vive una profonda sofferenza. Servirebbero percorsi psicologici post-IVG per aiutarle a elaborare il trauma, ma la cultura che difende il “diritto” all’aborto evita di riconoscerne le ferite interiori poiché sarebbe una prova concreta del danno psichico che ne ricevono le donne. Viviamo in una società che non sostiene la maternità: le madri sono sole, schiacciate da un sistema che esalta il lavoro e delega l’educazione dei figli. Per questo servirebbe una società pro-famiglia, non semplicemente più asili nido. 

Conosci casi in cui una donna non abbia potuto abortire per superamento del termine previsto dalla legge?

No, non ne conosco. Conosco invece donne che hanno scelto di portare a termine gravidanze difficili e che oggi vivono da caregiver a tempo pieno, spesso in solitudine. Anche questa è una realtà su cui bisognerebbe riflettere.

Quali altre mansioni, secondo te, potrebbero essere estese alle ostetriche e non lo sono ancora?

Alle ostetriche non mancano le mansioni, ma spazi e formazione. Il problema non è cosa possiamo fare, ma come possiamo essere messe nelle condizioni di svolgere bene il nostro lavoro.

Oltre alle questioni etiche, quali sono state le obiezioni del mondo ostetrico alla proposta Crisanti?

La legge avrebbe voluto permettere alle ostetriche di eseguire raschiamenti uterini, interventi chirurgici molto delicati che spettano esclusivamente ai medici. Era un modo per aggirare l’obiezione di coscienza, ma anche per scaricare sui professionisti non medici il peso della medicalizzazione crescente. Per fortuna, l’Ordine delle Ostetriche ha detto no.

Come interpreti queste direttive, personalmente?

Sono sollevata dalla posizione del mio Ordine, ma resto convinta che l’argomento non sia chiuso. L’obiettivo, per una certa parte culturale e politica, resta quello di incrementare la diffusione della contraccezione e degli aborti farmacologici.

Quali esperienze ti hanno portata a essere un’operatrice sanitaria pro-vita fin dal concepimento?

La mia esperienza personale e professionale. Ho visto tante donne spaventate dalla gravidanza innamorarsi del proprio bambino in sala parto e allattarlo con gioia. Il problema nasce quando la donna si sente abbandonata: in sala parto, se non trova rispetto, e dopo, se resta sola con un neonato.

Finché la soluzione sarà “l’asilo nido”, le donne non torneranno a fare figli. Le donne non sono sostenute: sono sole.

Cosa diresti a una donna che vuole abortire subito?

Le chiederei il motivo, ascoltandola senza giudicare. La farei sentire accolta e non sola. Poi resterei in ascolto del suo cuore, con rispetto e delicatezza.

Hai conosciuto donne che, grazie al tempo di riflessione, abbiano deciso di non abortire?

Nella mia esperienza, no. Le donne che hanno abortito difficilmente avrebbero cambiato idea solo per il tempo d’attesa. Ma molte di loro, se solo qualcuno le avesse ascoltate davvero, dicendo la verità su ciò che portavano in grembo, non avrebbero abortito.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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