La speranza cristiana nel matrimonio, anche nei lutti familiari

Che differenza c’è tra la speranza mondana e la speranza cristiana? Che la speranza mondana poggia sul fato, quella cristiana poggia su Cristo. Nel primo caso ti auguri solamente che le cose vadano bene, nel secondo, affidi tutto a Gesù, che volge anche il male in bene. La speranza cristiana non elimina i problemi né li risolve con un tocco magico: bensì aiuta a vivere la realtà sapendo che siamo amati. Amati di amore eterno. E che neppure l’evento più tragico può strapparci, contro il nostro volere, dalla mano di Dio.

La speranza cristiana nel matrimonio è tenere a mente le promesse di Gesù, sapendo che le prove, per la coppia, arriveranno, ma la croce non avrà mai l’ultima parola.

Ripenso agli aborti spontanei che ho vissuto in questi anni e a come la speranza mi abbia aiutato.

Ovvio, anche io, come tutte le mamme, speravo – nel senso umano del termine – che una simile sofferenza non mi sarebbe mai toccata.

È normale, è sano, è giusto volere il bene per sé, per la propria famiglia. Da madre, era più che salutare, direi persino santo, desiderare che i miei figli vivessero e venissero ad allietare la nostra famiglia.

Sapevo, però, che essere cristiana non mi metteva al riparo dalla possibilità di avere dolori anche grandi nella mia vita.

Ricordo che una volta, tempo prima, avevo chiesto a Dio di mostrarmi il valore della vita nel grembo, di farmi capire quanto contava la vita di quei piccoli ancora non nati ai suoi occhi. 

Mentre scrivevo un articolo contro la mentalità eugenetica, infatti, avvertivo che non avevo esperienza piena di ciò che stavo scrivendo. Ho sentito dentro di me qualcosa tipo: “Lo capirai, attraverso il dolore”. Subito mi sono ribellata a quella intuizione e ho detto: “Speriamo di no!”. Poi la pace e la forza di dire: “Ma se fosse, non farmi mancare la tua grazia”.

Poco dopo, ho vissuto il primo aborto spontaneo. E non è stato l’unico. Tre sono stati gli aborti, uno più lancinante dell’altro. Non tanto fisicamente, ma per il cuore: “Ora so quanto vale la vita nel grembo, Signore, lo so, perché per la perdita di un figlio mai nato si può stare così tanto male”.

Eppure, il dolore non ha avuto mai l’ultima parola, in nessuno dei tre casi. 

Abbiamo sempre percepito che Dio abitava quei lutti. 

Leggi anche: Nostro figlio era in pericolo di vita. Poi una grazia, arrivata nel momento più buio

L’ultimo aborto è stato veramente insopportabile. Ero incinta di circa quindici settimane, proseguiva tutto a norma. Quando, durante un controllo, arriva la brutta notizia. Nostro figlio non c’era più.

Ricordo di aver cercato un crocifisso solo per dire a Dio quanto fossi delusa. Poi, eccola lì, la speranza riaccendersi. “Signore, non so cosa puoi fare per me, ma so che puoi aiutarmi”.

Ho ricevuto l’eucaristia durante il parto di quel figlio morto e ho sentito una pace difficilmente provata in tutta la mia vita. Da morta dentro che ero, in Gesù ho iniziato a sentirmi leggera, libera nel cuore. Percepivo la presenza di Dio in me, era come avere già un piccolo anticipo di Paradiso, dove la morte non ti ferisce più, dove la Resurrezione ha l’ultima parola, dove quel figlio non era morto, ma vivo in Lui. 

La mia speranza non era rimasta delusa. 

Ho chiamato quel figlio Emanuele, perché già sapevamo che era un maschietto. Emanuele significa “Dio con noi”. Un nome scelto prima della sua morte, ma profetico, perché forse mai come quel giorno ho sentito che Dio era con me, con noi.

La speranza cristiana non elimina i problemi né li risolve con un tocco magico: bensì aiuta a vivere la realtà sapendo che siamo amati. Amati di amore eterno. E che neppure l’evento più tragico può strapparci, contro il nostro volere, dalla mano di Dio.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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