Preparazione al matrimonio

Corso prematrimoniale e lectio divina: vi racconto i frutti inaspettati

Qualche giorno fa mi trovavo al corso prematrimoniale che stiamo portando avanti nella nostra parrocchia. Abbiamo proposto alle coppie che si stanno preparando al Sacramento del Matrimonio il brano delle Nozze di Cana. Un passaggio intenso, complesso, ricco di simboli e tutt’altro che immediato. Vorrei raccontarvi quanto accaduto in quel salone parrocchiale, dove ero entrata – lo ammetto – un po’ scettica e certa che avremmo dovuto parlare quasi sempre noi organizzatori…

Il brano delle Nozze di Cana è uno dei più significativi per la simbologia che racchiude sul matrimonio cristiano. In esso troviamo l’essenza del matrimonio e capiamo cosa significa invitare o meno Gesù alle nostre nozze. Ecco cosa ci racconta l’evangelista: 

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Giovanni 2,1-12)

Mi è capitato, al termine dell’incontro, di pensare a quanto poca fiducia io dia al Signore. “Questi ragazzi sono digiuni, non vanno a Messa, hanno ben altre priorità che non la lettura del Vangelo. Forse, nemmeno ce l’hanno una Bibbia a casa: figuriamoci cosa potranno capire di un passo così profondo!”. E invece, gli spunti si sono susseguiti per oltre un’ora. Un fiume in piena. 

Una lectio divina meravigliosa; tra chi individuava nel direttore del banchetto le pressioni sociali che stabiliscono chi dobbiamo essere, mentre Gesù stravolge i piani, chi ha riconosciuto nella tenera insolenza di Maria un gesto materno ricco di fiducia; chi ha parlato della simbologia del vino come di quell’allegria che può venire a mancare negli anni, e chi ha spiegato come – per vedere miracoli – prima dobbiamo credere (i servi riempiono le giare d’acqua, facendo qualcosa di apparentemente assurdo e impiegando chissà quanto tempo). 

Leggi anche: La bellezza di essere cristiani: non riduciamo la liturgia a un “dovere” – Punto Famiglia

C’è poi chi ha notato che Gesù va in soccorso dei più poveri (se avevano finito il vino, forse, non avevano grosse possibilità) e chi ha spiegato che Gesù non è stato parsimonioso nell’amore: ha donato vino in abbondanza, non poche gocce. Guardavo quei fidanzati e mi sentivo così sciocca nella mia superbia. Credevo di sapere. Io, non loro. Io che ho studiato teologia, io che ho vissuto il fidanzamento come insegna la Chiesa. 

Io… non loro.

Perché, in fondo, la tentazione di sentirci migliori, “a posto”, come il fariseo che guarda con sufficienza il pubblicano, ce l’abbiamo tutti. 

E invece… Dio è per tutti. Ci ama tutti. Vuole raggiungerci tutti. 

E la sua Parola è viva. L’abbiamo visto, in quel salone parrocchiale. Ognuno aveva qualcosa di nuovo da aggiungere, da condividere.  

Non importa se era la prima volta che leggevano quel brano: lo Spirito Santo era lì, noi eravamo riuniti nel nome di Gesù.Uno dei fidanzati, all’inizio della serata, aveva detto che non sapeva cosa aspettarsi dalla Chiesa e dal percorso. Alla fine della serata ha ripreso la parola per dire: “Ecco, io dalla Chiesa mi aspetto questo. Che mi faccia fermare, un’ora, due, che mi faccia smettere di correre e mi permetta di interrogarmi su ciò che conta davvero nella vita. Mi aspetto di trovare contesti come quello di stasera: per sperimentare qualcosa di bello, che nutre, e che là fuori non trovo da nessuna parte”.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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