CORRISPONDENZA FAMILIARE

L’amore non è un’illusione della giovinezza. La grammatica della coniugalità

27 Ottobre 2025

Il recente documento sinodale della Chiesa italiana, approvato due giorni fa, parla della famiglia – a mio giudizio si tratta solo di accenni assai poco significativi – ma non parla della coniugalità che invece rappresenta l’architrave della famiglia. Non c’è bisogno di scomodare gli esperti per constatare che la crisi della famiglia è in buona sostanza una crisi di coniugalità, nasce cioè dall’incapacità di fare del matrimonio una vita a due, armonizzando la specifica ricchezza – e le inevitabili diversità – che ciascuno porta in dote. Avremo modo di tornare sul documento per offrire un’analisi puntuale. Oggi voglio proporre una riflessione sulla coniugalità, punto di partenza e criterio fondamentale per custodire l’amore che unisce gli sposi e fa del patto nuziale un dono per la Chiesa e la società. 

Ci sono avventure affettive che nascono e muoiono all’ombra dei sogni, sono amori gonfiati dalle nostre illusioni che non durano alla prova del tempo. Quanti sposi perdono lo slancio iniziale! La passione evapora e rimane solo una convivenza affettiva che somiglia sempre più ad una minestra riscaldata. Ho conosciuto molte coppie che vivono così! E tante altre che, non sopportando questo grigiore, e non trovando qualcuno che li aiuta a ridare forza all’amore, scelgono la via della separazione!

La conclusione traumatica dell’esperienza nuziale non è mai frutto del caso o del destino e neppure l’esito imprevisto di qualche avvenimento che ha destabilizzato la vita familiare. Nella gran parte dei casi è l’inevitabile risultato di una scelta in cui la passione emotiva non era supportata da una consapevole e matura deliberazione. Mi spiego. 

Molti sposi partono con le migliori intenzioni ma non sempre hanno una chiara consapevolezza delle difficoltà che incontreranno lungo il cammino della vita. A volte pensano che le contrarietà maggiori sono esterne, legate agli eventi della vita. Ce ne sono, senza dubbio; e a volte sono gravi e pesanti da affrontare: difficoltà in ambito lavorativo, malattie, figli con disabilità… Ma gli ostacoli più grandi sono interiori. È necessario perciò ricordare due criteri che certamente favoriscono la coscienza della coniugalità e permettono di fare del matrimonio una corsa a due. 

In primo luogo gli sposi devono iniziare il loro viaggio con la consapevolezza che il matrimonio è un cammino di progressiva maturazione. Le nozze sono il punto di arrivo di un cammino, la scelta di sposarsi suppone l’intima certezza di aver incontrato la persona con la quale condividere tutta la vita. È questo il punto fermo dell’avventura nuziale. Occorre però anche sapere che, per quanto maturo, l’amore che ciascuno porta in dote non è perfetto ma fragile e segnato dalle contraddizioni che appartengono ad ogni persona. Con realismo l’apostolo Paolo scrive: “in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo” (Rm 7,18). 

Il matrimonio perciò non è la casa dell’amore ma lo spazio in cui l’uomo e la donna imparano a volersi bene – sottolineare il verbo imparare – a partire da una regola non scritta ma assolutamente necessaria, quella che segnala Papa Francesco: vivere “il matrimonio come un cammino di maturazione, in cui ognuno dei coniugi è uno strumento di Dio per far crescere l’altro” (Amoris laetitia, 221). Uno scrittore francese, Michel Quoist (1921-1997) ha espresso tutto questo con un’immagine molto eloquente: “L’amore non è un appartamento chiavi in mano, ma una casa da concepire, costruire, conservare e spesso riparare”.

L’idea romantica dell’amore, in cui tutto è avvolto dalla luce dei sentimenti, deve lasciare posto ad un ideale in cui la comunione coniugale appare come una realtà da costruire giorno per giorno, imparando a ricominciare, accettando le fatiche e le incomprensioni, vivendo gli ostacoli come altrettante sfide che fanno crescere e maturare, tanto la persona quanto la coppia. “La pace è un cammino”, ha detto Papa Leone. Un cammino fatto di tanti passi. E così pure l’amore. La promessa nuziale è il punto fermo di un cammino che ogni giorno – specie in alcuni passaggi della vita – chiede un nuovo e più convinto eccomi. Beati gli sposi che sanno vivere senza rimpianti e con la certezza che il meglio deve ancora venire. 

C’è un secondo criterio, altrettanto importante ma probabilmente più difficile da acquisire e certamente quello più trascurato nella vita quotidiana degli sposi. Ciascuno dei coniugi s’impegna a cercare il bene della persona amata, ciò che fa bene al coniuge, ciò che lo rende felice. Ovviamente non parlo di quella felicità cercata secondo i canoni di un individualismo che sfocia nella ricerca di sé ma della felicità che corrisponde alla piena realizzazione della persona. Il matrimonio è lo spazio in cui l’io e il tu si ritrovano nel noi, l’individualismo cede il passo alla comunione. È necessario tuttavia precisare che il noi coniugale nasce dalla gratuità con la quale ciascuno s’impegna ad amare l’altro. 

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La reciprocità è un elemento fondamentale della vita coniugale ma può generare una logica contrattuale, una sorta di rigoroso do ut des, ciascuno dona nella misura in cui riceve, si dona nella misura in cui vede nell’altro la stessa disponibilità. Questo atteggiamento tradisce l’amore che, nella sua più intima natura, è segnato dalla gratuità. 

La reciprocità può diventare una trappola. È bene perciò ricordare agli sposi – e non una volta sola! – che il noi coniugale si costruisce a partire dall’amore che ciascuno manifesta nei confronti dell’altro. Occorre imparare ad amare l’altro e non quello che ciascuno attende di ricevere dall’altro. Chi ama l’altro a partire e nella luce di quello che riceve, o spera di ricevere, in realtà ama se stesso. L’amore coniugale inizia e cresce quando gli sposi sono disponibili a compiere il primo passo.

Lo scambio degli anelli nella liturgia nuziale è un segno di questa dinamica affettiva. Avviene subito dopo la promessa nuziale, come una sua immediata esplicitazione. Gli sposi portano lo stesso e identico anello come segno che condividono la stessa storia. Questo indica la reciprocità. Ma è interessante richiamare la modalità del gesto: ciascuno potrebbe prendere il proprio anello e dichiarare così il proprio impegno, come quando ciascuno firma un contratto. E invece, la liturgia prevede che ciascuno dona all’altro l’anello. In questo modo manifesta la disponibilità a donare tutto ciò che serve per custodire il legame che li rende partecipi di un’unica storia. Nella liturgia nuziale spetta allo sposo compiere il primo passo. Nella vita il primo passo lo compie chi… ama di più. 

Sono solo appunti di quella grammatica della coniugalità che oggi appare sempre più necessaria per aiutare gli sposi a tradurre l’amore in una comunione che abbraccia tutta la vita. Dovrebbe essere un capitolo prioritario della missione ecclesiale e invece noto una scarsa sensibilità, come se la felicità e la stabilità della famiglia non fossero un bene da custodire con la massima cura.

Nella mia vita ho incontrare molti sposi che hanno accolto e vissuto la sfida dell’amore nella luce della fede. Grazie a Dio ce ne sono tanti. Diamo loro la parola, sono i più autorevoli testimonial, quelli che possono annunciare che l’amore non è un’illusione della giovinezza ma un’esperienza che ha fatto della vita una bella avventura. 




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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ULTIMI COMMENTI

1 risposta su “L’amore non è un’illusione della giovinezza. La grammatica della coniugalità”

Grazie!
Don Silvio, esprimi la bellezza della conuglialità, quale dono meraviglioso di Amore, ma indicando sentieri di amore coniugale, nel cammino quotidiano!
Fatto di impegno, di preghiera, di fiducia in chi costruisce la casa!

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