29 Ottobre 2025

Amarsi ad occhi aperti: la verità imperfetta delle relazioni

Credo che a questo punto della mia vita, ma potrebbero parlare tante altre coppie con almeno 25 anni di matrimonio come me, possa liberamente e onestamente dire qualcosa sull’amore, quello vero, che ti nutre ma nello stesso tempo ti costringe a guardarti dentro, a fare i conti con illusioni, ferite e rinascite. Credo che il problema più grande, per entrambi, sia all’inizio l’illusione. Quella che ci fa credere che l’altro sia così come lo immaginiamo, come lo abbiamo costruito nella nostra mente. Lo guardiamo attraverso il filtro delle nostre esperienze familiari, dei nostri bisogni affettivi, dei nostri ormoni — che, diciamolo, spesso fanno vite opposte.

L’uomo e la donna guardano la vita con lenti diverse: lui a 90°, lei a 360°. Lui teme di non essere all’altezza. Lei teme di non essere amata abbastanza. Da queste due paure primarie nascono silenzi e parole, fughe e controlli, muri e carezze trattenute. Per amarsi con passione — quella vera, non romantica — bisogna riconoscere una verità essenziale: l’altro non sarà mai il mio uomo ideale, e io non sarò mai la sua donna ideale. In questa consapevolezza c’è una mancanza, un vuoto, quasi una nostalgia. Ma è una nostalgia feconda, che può diventare sorgente: mi ricorda che solo Dio può riempire quel vuoto. Solo in Lui posso imparare ad amare davvero, senza pretendere, senza possedere.

Negli anni ho osservato con tenerezza e fatica i limiti più diffusi negli uomini. C’è innanzitutto il silenzio, la difficoltà a nominare emozioni e vulnerabilità. Quando la donna tocca corde profonde, l’uomo spesso si ritira. “Non pensarci”, dice. Cambia discorso. Si rifugia nel pratico, nel “che cosa bisogna fare”. Proprio quando lei avrebbe bisogno di essere consolata e confermata, lui fugge o riduce tutto a una questione di logica. È l’illusione che tutto si possa risolvere, che l’emozione sia una debolezza. E poi c’è l’orgoglio — quella resistenza a dire “ho sbagliato”, a chiedere aiuto, a mostrarsi dipendente dall’amore della propria compagna. Da qui nascono le evasioni: il lavoro, lo sport, la tecnologia, gli amici. Rifugi più facili della fatica del confronto.

Ma anche noi donne abbiamo le nostre trappole. La più comune è la iper-relazionalità: quell’inclinazione a vivere e leggere tutto in chiave affettiva. È una grande ricchezza, ma può diventare un peso se non è custodita con libertà. Ci carichiamo la relazione sulle spalle, convinte di doverla salvare a ogni costo. Entriamo nella sindrome della crocerossina, credendo di poterlo cambiare, guarire, salvare. E così nasce la colpa, l’autosacrificio, il sentirsi responsabili anche dei limiti dell’altro — fino a dimenticare noi stesse. Anche nella comunicazione, spesso eccediamo: vogliamo chiarire tutto, subito, fino allo sfinimento. Parleremmo tre giorni di seguito di una discussione pur di non lasciare un’ombra in sospeso! Ma il dialogo, a volte, ha bisogno di silenzio. Di spazio. Di tempo.

C’è poi un terreno delicato ma fondamentale: quello dell’intimità sessuale. L’uomo spesso non comprende che i tempi della donna sono diversi, più lenti, più legati all’emozione che all’impulso. Così si sente rifiutato. La donna, invece, vorrebbe comunicare una diversa modalità di vivere l’unione, ma spesso finisce per accontentare o accontentarsi. Eppure l’intesa fisica, quando è dialogo e non prestazione, può diventare uno dei luoghi più autentici di riconciliazione e di verità.

Amarsi non significa fondersi, ma camminare insieme nella differenza. Significa accettare che l’altro resti un mistero, una terra straniera da esplorare senza mai possederla del tutto. L’amore maturo nasce quando smettiamo di cercare la perfezione nell’altro e iniziamo insieme a fidarci di un Altro che ci ha chiamati e voluti insieme. Solo allora il legame non è più un campo di battaglia, ma un luogo di crescita. Un dialogo tra due identità che scelgono, ogni giorno, di restare aiutati da una grazia, quello del matrimonio, che non smette di donare luce e sostegno anche nei giorni più oscuri.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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1 risposta su “Amarsi ad occhi aperti: la verità imperfetta delle relazioni”

Non capisco tanto cosa tu voglia indicare con vista a 90 gradi dell’uomo e a 360 della donna… come anche il discorso della paura di non essere all’altezza. Questa mi pare un problema comune dei nostri tempi di sovraesposizione non tanto una caratteristica maschile. Vogliamo parlare dell’essere all’altezza da un punto di vista dell’aspetto fisico ad esempio?

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