30 Ottobre 2025

Genitori, testimoni del senso della vita

Sara ha 17 anni, quest’anno deve scegliere l’università. Ieri sera l’ho incontrata all’uscita dalla Messa quotidiana, non la vedevo da mesi. Le ho chiesto: “Cosa fai di bello?”. Mi ha risposto: “L’ultimo anno di liceo classico”. Ho pensato che fosse interessante che Sara facesse coincidere il “fare qualcosa di bello” con la scuola e quindi ho aggiunto: “Sono contenta che ti piaccia così tanto studiare, allora verso cosa ti proietti per il tuo futuro?”. Una domanda che non ha ricevuto risposta, solo uno sguardo triste e lacrime copiose che hanno aperto un colloquio lungo e doloroso che potrei sintetizzare in una frase: Sara non ha interesse per la vita, è spenta. Si limita a fare ciò che gli altri si aspettano da lei. Qualcuno potrebbe dire che è lo scotto della crescita, dell’imparare a stare al mondo ma io mi chiedo sempre qual è la responsabilità di noi adulti verso questi ragazzi? Chi ha il compito di trasmettere loro il desiderio della vita?

Mi sono chiesta Sara come è guardata? Ed io come sono stata guardata dai miei genitori o adulti di riferimento a quell’età? Ci sono sguardi che fanno la differenza, che educano più di mille parole. Lo sguardo di un padre o di una madre, quando è vivo, pieno, capace di speranza, può aprire un mondo dentro il cuore di un figlio. Ma quando in quello sguardo si legge il vuoto, la rassegnazione, la stanchezza che spegne ogni desiderio… come può un figlio appassionarsi alla vita? Come può capire dove dirigere la propria rotta, se chi dovrebbe indicargliela ha perso la bussola?

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori veri. Hanno bisogno di adulti che, pur attraversando la fatica e i dolori dell’esistenza, restano innamorati della vita. Di madri e padri che sanno ancora stupirsi, che cercano, che si rialzano, che non smettono di credere che esista un senso anche quando tutto sembra confuso. Essere genitori, oggi, significa prima di tutto essere testimoni del senso della vita. È un compito grande, forse il più grande: non si tratta solo di nutrire, proteggere, educare al dovere, ma di mostrare — con la propria vita — che vale la pena vivere, amare, donarsi. Che la felicità non è un premio da conquistare, ma una direzione da seguire.

E per questo dobbiamo fare pace con un fatto essenziale: la nostra gioia, quella che un figlio ha il diritto di vedere nei nostri occhi, non dipende dalle istituzioni, né dal lavoro logorante, né dal saldo del conto in banca. Tutte queste cose contano, certo, ma non bastano. La felicità di cui parliamo è un’altra cosa: è la pace di chi si sente al proprio posto, anche nelle prove. È la luce che nasce da un cuore che sa di essere amato e che, a sua volta, ama.

I figli non imparano la speranza dai discorsi, ma dagli sguardi. Se ci vedono vivere con gratitudine, anche dentro la fatica, se ci vedono rialzarci dopo una caduta, se ci vedono cercare il bene e perdonare, allora avranno dentro di sé la certezza che la vita merita fiducia. Ecco la nostra grande responsabilità: non tanto dire ai figli cosa devono diventare, ma mostrare loro che la vita è un dono prezioso, da custodire e da restituire con amore. Perché solo chi ha visto negli occhi di un padre o di una madre la luce di un senso — anche fragile, anche ferito — potrà imparare a cercare quella stessa luce nel mondo.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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