VITE DEI SANTI
Festa di Ognissanti e Commemorazione dei defunti. La testimonianza di Edith Stein
Come parlare di santi e di morte, da una prospettiva cristiana? Oggi vi propongo la vicenda di Edith Stein, santa e Patrona d’Europa, convertita al cristianesimo e diventata poi suora, anche per aver visto una vedova portare con fede e speranza la croce del lutto… Era impressionata, inoltre, dalla differenza tra i funerali degli ebrei e i funerali dei cristiani.
Sperava di non incontrare quella ragazza in giro: era rimasta vedova di un uomo morto al fronte, durante la Prima Guerra Mondiale. Lui era amico di Edith, all’università. Cosa avrebbe potuto dirle, lei, per confortarla, dato che era estranea a ogni speranza di Vita Eterna? E invece sarà proprio quella vedova a consolare e illuminare il cuore di Edith, chiuso ancora nell’ateismo pratico.
È uno dei passaggi che determinano il cambiamento di vita della futura Patrona d’Europa, Edith Stein: una donna tedesca nata alla fine del XIX secolo, che da ebrea diventa cristiana e, dopo alcuni anni dal Battesimo, entra nell’ordine del Carmelo come monaca di clausura.
A colpirla, del cristianesimo, è proprio questa apertura alla Resurrezione, non come vaga aspirazione, ma come speranza certa. Quel Gesù la affascina perché parla, in modo netto, del destino ultimo dell’uomo: che non si trova in una tomba, nell’oblio, nella reincarnazione; ma nell’incontro con un Dio amore, che si fa conoscere già in questa vita ma ci attende, nella pienezza, nel suo Regno.
Edith aveva partecipato a molti funerali ebrei, ma era rimasta colpita, poi, dalla differenza trovata nei riti funebri cristiani, per la speranza che trasmettevano. D’altronde, l’annuncio di Gesù sulla Resurrezione non è marginale nel suo insegnamento, è il cuore. E, da quel momento, anche la morte è rivestita di luce nuova. È premessa di una nuova storia che inizia, tra le Braccia del Creatore. È nascita in Cielo, non fine di tutto.
Dopo duemila anni di tradizione cristiana rischiamo, forse, di dare tutto questo quasi per scontato: pensate, invece, che vento di novità deve aver portato Gesù, al suo tempo, al popolo ebraico, quando, in ogni suo discorso, invitata l’uditorio a spostare lo sguardo dalla Terra al Cielo, da questa vita – importante e sacra, ma passeggera – alla vita senza fine!
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Pensate che impressione deve aver fatto alla giovane Edith, ebrea, filosofa, in ricerca, inquieta spiritualmente; pensate che gioia avrà provato nel riconoscere che si stava perdendo la parte migliore, stava rinunciando a poter vivere, già qui, da risorta, ma era ancora in tempo, per abbracciare il Salvatore!
L’incontro definitivo con Gesù, per lei che era molto amante della lettura, arriva attraverso un libro: è l’estate del 1921, quando le capita tra le mani una biografia di Santa Teresa D’Avila. Da quel momento, non avrà più dubbi. È Gesù che stava cercando.
Viene rinnegata dalla famiglia, per aver tradito la fede dei Padri, ma non desiste. Pur recuperando a fatica i rapporti, dovrà sempre vivere col peso di aver rattristato la vecchiaia della madre e deluso i fratelli. Però, accetta la croce: nel cuore sente di essere nella verità e non può rinunciarvi.
Diventa monaca di Clausura e sente, in quel momento, di essere approdata nel porto sicuro della Volontà di Dio. Non concepirà più un solo giorno senza unirsi, nell’Eucaristia, al suo sposo. Non resterà più un solo giorno senza immergersi nel mistero della bellezza del suo Signore. Pregherà “meravigliosamente” – lo testimonierà lei stessa – nei duri giorni della deportazione. Morirà infatti ad Aushwitz, ad agosto del 1942, dove era stata portata con la sorella – anche lei suora – perché di origini ebree.
Offrirà quella sofferenza per il suo popolo, al quale sente ancora di appartenere, pur da convertita alla fede cristiana.
Fino all’ultimo, in quel luogo di terrore, si prodiga per gli altri, si spende, prega, consola, per far brillare anche nella notte più buia la luce della Vita che non muore.
Lei, che era rimasta affascinata dalla vedova che viveva la sua passione in Cristo, diviene, per altri, segno della stessa speranza.
Oggi Edith Stein, canonizzata dal San Giovanni Paolo II nel 1998, viene ancora a dirci di non temere: la nostra esistenza non si esaurisce qui e non si conclude nella tomba. Celebriamo, nei santi, la vittoria e la redenzione del Risorto e, con loro, commemorando i nostri defunti, aspettiamo la Resurrezione della carne.
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