31 Ottobre 2025

Perché escludere gli uomini non aiuta la lotta contro la violenza sulle donne

L’espulsione dell’associazione Artemisia dalla rete Di.Re, Donne in rete contro la violenza, ha aperto un dibattito che a mio avviso va ben oltre il piano statutario. Artemisia, tra le fondatrici della rete, ha scelto di aprire il proprio corpo associativo anche agli uomini. Una decisione che, secondo Di.Re, ha violato le regole fondamentali dell’organizzazione, basate sull’esclusività femminile dei centri antiviolenza. Ma forse è proprio questa regola, oggi, a meritare una riflessione profonda.

Chi sostiene l’esclusione degli uomini lo fa in nome di un separatismo “necessario”, pensato per custodire spazi di libertà e di guarigione per le donne, lontani dalla violenza e dal potere maschile. Un principio comprensibile, nato da un contesto storico in cui la fiducia, la sicurezza e la ricostruzione di sé avevano bisogno di luoghi protetti. Tuttavia, nel tempo, quel separatismo è diventato per molti un dogma identitario, una linea invalicabile che rischia di trasformarsi in ciò che dice di voler combattere: una forma di contrapposizione.

La cultura della chiusura, anche quando nasce con buone intenzioni, finisce per alimentare proprio quella logica di contrapposizione tra uomini e donne che sta alla radice della violenza sulle donne. Escludere gli uomini non significa solo privarli della possibilità di contribuire alla costruzione di un nuovo modello culturale, ma anche perpetuare un messaggio implicito: che il problema sia “loro”, e la soluzione solo “nostra”.

Eppure la violenza di genere è un problema relazionale, sistemico, che riguarda entrambi i sessi. Pretendere di affrontarlo senza coinvolgere chi appartiene all’altra metà della società è, di fatto, una contraddizione. Aprire gli spazi del confronto e dell’impegno anche agli uomini non significa negare la necessità di luoghi di accoglienza esclusivamente femminili, dove le donne possano sentirsi sicure e ricostruirsi. Quei luoghi devono continuare a esistere, ma non possono essere l’unico modello possibile. Se davvero vogliamo scardinare quelle che dai più è definita cultura patriarcale (ma su questo avrei dubbi ad usare l’aggettivo, il sostantivo e quant’altro vorrebbe appellarsi a questo concetto), dobbiamo uscire dalla logica del “noi contro loro” e iniziare a costruire un “noi” più ampio, fatto di responsabilità condivisa, di ascolto reciproco e di educazione alla parità.

Artemisia, aprendo le porte anche agli uomini, non ha tradito la causa femminista. Ha avuto il coraggio di metterla alla prova, di portarla oltre i suoi confini tradizionali. La vera sfida oggi non è difendere spazi di esclusione, ma creare spazi di dialogo in cui le differenze non sono un limite ma una ricchezza. Perché se la violenza nasce dalla separazione e dal dominio, la sua fine potrà nascere solo dall’incontro, dalla collaborazione e dal riconoscimento di una reciprocità che è l’unica garanzia per l’armonia e la crescita della società.



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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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