Siska, la ragazza che chiede di essere ascoltata

foto: Avvenire

Una giovane donna belga, Siska De Ruysscher, chiede l’eutanasia dopo anni di depressione e abbandono. Ma nelle sue parole non c’è desiderio di morire: c’è ancora, ostinatamente, la richiesta di essere amata, riconosciuta, ascoltata.

«Mi chiamo Siska, ho ventisei anni e presto porrò fine alla mia vita con l’eutanasia». Così inizia il lungo post che una giovane e bella fiamminga ha pubblicato su Instagram, raccontando la sua battaglia contro una depressione profonda, un disturbo da stress post-traumatico e una lunga, logorante serie di ricoveri. Ma dietro queste parole, che fanno tremare, non c’è la freddezza di chi ha deciso di morire. C’è la voce, ancora viva, di chi ha gridato per anni: aiutatemi a vivere.

Siska non è morta. È viva (non è marginale ricordarlo…) e il suo racconto è un atto di accusa, ma anche una preghiera. Racconta di medici distratti, di psicologi che confondono i pazienti, di infermieri stanchi e cinici. Racconta la spersonalizzazione di una psichiatria che cura con protocolli, ma dimentica che davanti non c’è una diagnosi, c’è una persona. «Mi chiamavano con il nome sbagliato», scrive. È un dettaglio, eppure dice tutto: il dolore di sentirsi invisibile, di non essere nessuno. Essere chiamati per nome significa uscire dal nulla e sentirsi amati. 

Da quando aveva tredici anni, Siska ha chiesto aiuto. Ha provato, per anni, a cercare un motivo per restare. E la risposta che ha ricevuto è stata troppo spesso “è la procedura”. Ma la vita non è una procedura. La sofferenza di un’anima giovane non si cura con moduli e dosaggi. Si cura con la presenza, con la pazienza, con la compassione — parole che sembrano desuete, e invece sono le più necessarie.

Nelle sue parole c’è la denuncia di un sistema sanitario cieco ma c’è anche qualcosa di più grande: un interrogativo che riguarda tutti noi. Perché siamo diventati così sordi al dolore? Perché, invece di domandarci come guarire una ferita, ci chiediamo se sia meglio eliminarla — insieme a chi la porta?

L’eutanasia, ci si dice, è un atto di libertà. Ma quale libertà c’è nel voler morire perché nessuno ha saputo davvero prendersi cura di te? La libertà presuppone alternative. E Siska non ne ha trovate. Nelle sue parole non c’è la rassegnazione di chi si arrende, ma la stanchezza di chi ha combattuto troppo a lungo da sola. È come se dicesse al mondo: “Non voglio più mendicare la vita. Se vivere significa restare invisibile, allora scelgo di non esserci più”.

Leggi anche: Il vaso di Pandora dell’eutanasia

Eppure a me sembra che la sua stessa lettera aperta — lucida, appassionata, accorata — consegnata al mondo e a tutti noi attraverso il suo profilo social grida ancora una volta il contrario: “Voglio essere vista, voglio essere ascoltata”. Siska oggi è viva (dovrebbe entro un mese approdare alla procedura eutanasica). E questo significa che, forse, c’è ancora tempo: per un medico che la chiami per nome, per qualcuno che la guardi con rispetto e non come un caso clinico. C’è ancora tempo perché una mano, una sola, le dica: “Resta”.

Forse non potremo guarire la sua malattia. Ma possiamo guarire la solitudine che la circonda — quella sì, è una malattia sociale, collettiva, che uccide più lentamente ma con la stessa efficacia. Siska non è morta. È lì, sospesa tra il buio e una luce ancora possibile. E il mondo, ora, la guarda. Che almeno questa volta non sia troppo tardi per ascoltarla davvero.




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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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