INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L’uomo nell’era delle macchine: il diritto a restare fragili. Intervista a Giulia Bovassi

“Attrazione digitale. Il lato oscuro del transumano e dell’intelligenza artificiale” (Il Timone): è l’ultimo libro di Giulia Bovassi. All’interno, la bioeticista invita a una riflessione radicale: non è la macchina a doverci spaventare, ma la nostra resa al potere tecnico. Attraverso un percorso che attraversa il digitale, il transumanesimo e le derive postumane, l’autrice analizza come l’umanità stia “camminando sulle uova”, accelerando sul fronte dell’innovazione ma restando indietro sull’etica. L’IA, spiega, non è davvero intelligente: calcola, ma non comprende; esegue, ma non giudica. Da qui la domanda centrale: possiamo conservare l’umano se non siamo più in grado di riconoscerlo?

Perché un libro sull’Intelligenza Artificiale e da quale prospettiva?

Il libro nasce come tappa, non traguardo, di attività di ricerca che da anni dedico ai temi trattati all’interno, quindi l’intelligenza artificiale, le tecnologie emergenti e convergenti, il transumanesimo, il digitale e il rapporto con la tecnica. Gli aspetti innovativi e positivi delle nuove tecnologie sono tangibili ed è ciò di cui tendiamo ad accorgerci più facilmente; al contrario, rischi attuali e/o futuri restano nell’ombra, sembrano meno concreti e distanti dal nostro utilizzo, a volte anche a causa del dibattito polarizzato fra esperti divisi in tecno-ottimisti e tecno-pessimisti. Ecco, allora, l’idea di fare un tracciato, una fotografia, di quel che si nasconde dietro la banalità del digitale o la super-potenza dell’IA fino a derive estreme come quelle transumaniste. Non si tratta di un solo tema sviscerato in ogni sfaccettatura, bensì di tante differenti applicazioni, diversi mezzi, molteplici rischi, che convergono sulla tecnica, così come oggi si offre al nostro consumo. Lo scopo è sollecitare, provocatoriamente, il pensiero critico in modo simile – ma non identico – attraverso la narrazione di ciascun capitolo. Gli uomini stanno “camminando sulle uova” e questo, potremmo dire, fa da collante tra le pagine: hanno accelerato, inseguendolo, il potenziale enorme delle nuove tecnologie, restando sempre un passo indietro sull’etica e ciò crea, da un lato, il sentore di produrre mezzi per un bene maggiore, dall’altro l’assenza di strumenti per riconoscere qual è l’essenza di questo bene da proteggere. Vengono sviscerate riflessioni su riflessioni, attorno ad una domanda principale: possiamo conservare l’umano se non siamo in grado di riconoscerlo? Ecco, la maggiore provocazione delle nuove tecnologie (con un itinerario fitto dal digitale e la relazione con il potere, ai social network, ad alcune applicazioni dell’IA fino agli estremi Transumanisti, Cyberfemministi e Postumani), eticamente non neutre, ma orientate in base all’approccio umano nei loro confronti. Banalmente, è la macchina a togliere libertà o siamo noi a concedergliela? La macchina vuole dare salvezza o esegue un’idea distorta di salvezza che noi abbiamo trasferito nel potere tecnologico?

Intelligenza Artificiale: cosa (non) è?

Una sezione del testo esplora il significato della cosiddetta “intelligenza” artificiale, anche se, a mio avviso e ad avviso di molti del settore, il termine “intelligenza” è appropriato solo quando riferito a quella umana; viceversa, l’automazione non può classificarsi come intelligenza, rendendo così più corretto parlare di “capacità di calcolo”. In tal senso, viene svolto un rapido confronto con il significato dell’Intelligenza Umana, suo modello, e gli aspetti controversi dell’ipotesi di una coscienza artificiale, tuttora al centro del dibattito scientifico. A differenza della macchina, l’uomo non solo “esegue”, in realtà “agisce” e “fa”, ma sa di agire, fare ed eseguire. 

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Affermare che esegue, ad esempio, è corretto nel momento in cui egli compie secondo determinate direttive, ma apre a controversie nel momento in cui egli dovesse seguire dettami immorali. 

Questo perché? 

Beh, l’uomo non è una macchina, ragion per cui abbiamo dei tribunali che definiscono responsabilità e colpevolezza. La sua peculiarità è la coscienza, la possibilità di porre domande critiche e di senso dalle quali formula giudizi di ordine morale. Oltre a questo, l’essere umano, a differenza dell’IA, ha l’empatia e la spiritualità. All’interno del volume porto moltissimi esempi, uno dei quali riguarda l’applicazione di software di IA nel contesto bellico e di come la sostituzione algoritmica delle decisioni dapprima solo umane sulla vita o sulla morte dei nemici venga considerata “migliorativa”, in quanto libera dal condizionamento emotivo. Siccome la persona non è un insieme di compartimenti scissi fra loro, ma una realtà uni-totale, cioè un unicum di corpo, spirito, psiche, allora va da sé che il coinvolgimento emotivo agisce sul processo di discernimento, ma questo qualifica l’esperienza umana, anziché invalidarla. È evidente che siamo giunti al punto di considerare conveniente una macchina in quanto asettica, significa che prima di domandarci cosa resta da comprendere dell’IA forse dovremmo chiederci cosa abbiamo dimenticato dell’essere umano. In fin dei conti tutto parte da qui e tutto torna su questo interrogativo trasversale nell’indagine bioetica correlata alle nuove tecnologie. 

Come coniugare aumento della tecnologia e consapevolezza del limite? Ovvero, come evitare di sentirci Dio?

Un suggerimento al quale tengo molto e che ho proposto già diversi anni fa nella prima pubblicazione sul tema, è quello di dover tornare al “diritto ad essere fragili”. Fare i conti con la vulnerabilità nella società del benessere e dell’edonismo. La tentazione prometeica, ovvero farsi Dio o mettersi al posto di Dio, appartiene alla natura imperfetta dell’essere umano, ma oggi siamo incapaci di accorgerci il valore della creaturalità, dell’essere stati creati e non prodotti. Assistiamo, con derive transumaniste o insite in determinati approcci alla tecnica, alla volontà di scardinare tutto ciò che definisce la persona. Per questo motivo cerchiamo di appiattire la dimensione umana a quella degli esseri inanimati, addirittura aspirando a divenire come loro. Nel testo propongo il comfort, la tirannia del comfort, come filo conduttore di un atteggiamento molto asettico nei confronti della vulnerabilità e, al contempo, tecno-fideistico verso la tecnica, in virtù di un principio inerziale di comodità, agio, ottimizzazione. La questione antropologica della persona, connessa a quella del sacrificio, costituisce il punto nevralgico della condizione tecno-umana. 

Chi è Giulia Bovassi?

È consulente esperto in Bioetica e Affari Sociali per Membro Eletto della Camera dei deputati (XIX Legislatura). Recentemente è stata nominata membro del Comitato Etico Territoriale (CET) della Regione Marche. Oltre a queste attività ricopre il ruolo di cultore della materia in Filosofia del Diritto presso l’Università Europea di Roma. Nel frattempo, ha ricoperto il ruolo di Consulente Esperto in Etica dell’IA per un Eurodeputato della IX Legislatura e svolto audizioni informali sia alla Camera dei deputati sia al Senato della Repubblica su tematiche di interesse bioetico. Ha collaborato, inoltre, con il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei ministri. L’anno scorso è stata speaker invitata presso la sede delle Nazioni Unite (NYC) al Convegno sulla maternità surrogata organizzato dall’Osservatorio Permanente della Santa Sede presso l’ONU e ADF International durante la 68th Session of the Commission on the Status of Women. 




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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