Nel matrimonio ci sono dolori che feriscono con rumore, come la delusione, la rabbia, il rimprovero. Sono tempeste che scuotono, che fanno male, ma che almeno indicano che qualcosa dentro di noi è ancora vivo. Finché c’è rabbia, non tutto è perduto: la rabbia parla, chiede, invoca. Ma l’indifferenza… quella no. L’indifferenza non parla, non chiede, non grida. È il freddo che cala sul cuore e spegne ogni cosa senza fare rumore. Pensavo a questo cancro senza sintomi mentre Giorgia mi raccontava la sua storia d’amore con Paolo. Ciascuno vive la propria vita su binari paralleli che non si incontrano mai. Apparentemente tutto perfetto: una buona organizzazione familiare sul lavoro di entrambi, faccende domestiche e cura dei tre figli, Messa insieme la domenica. Ma l’unità di intenti, di cuori, di sguardi…quella è solo un lontano ricordo.
Credo che l’indifferenza sia forse il più grande dei peccati nel matrimonio, perché non distrugge in un istante, ma consuma lentamente. Nasce quando due persone smettono di cercarsi. Si vive insieme, ma non ci si guarda; si parla, ma senza ascoltarsi; si condividono spazi, ma non più il cuore. L’altro diventa presenza scontata, parte del paesaggio quotidiano.
Sappiamo invece che l’amore, per vivere, ha bisogno di movimento, di incontro, di ascolto reciproco. Quando si smette di cercare di comprendere e di soddisfare i desideri dell’altro, quando ci si chiude nel proprio mondo, l’anima del rapporto si inaridisce. Si smette di chiedersi: “Come sta?”, “Cosa posso fare per lui, per lei?”. Si smette di stupirsi. E lo stupore, senza il quale nessun amore può durare, lascia spazio alla tristezza più profonda: quella di due cuori che non si parlano più. Papa Francesco ci ha ricordato che “andare oltre se stessi diventa troppo difficile” quando l’indifferenza prende il sopravvento. Amare, infatti, significa sempre uscire da sé, rischiare, donarsi. L’indifferenza, invece, è la chiusura dell’anima, la rinuncia al dono. È come dire: “Non vale più la pena provarci”.
Dio ci insegna un’altra via. Lui non è rimasto indifferente davanti alla distanza che ci separava: si è fatto uomo, è sceso sulla terra, ha preso l’iniziativa. Ha cercato l’incontro, il dialogo, il contatto. Questo è l’amore vero: quello che non aspetta, ma si muove; quello che non giudica, ma accoglie; quello che non resta fermo, ma scende nel cuore dell’altro per fargli sentire che non è solo.
A Giorgia ho suggerito: “Se il Signore vi ha permesso di incontrarvi, saprà anche aiutarvi a ritrovarvi. Non arrendetevi al silenzio dell’indifferenza: tornate a guardarvi negli occhi, a parlare con sincerità, a pregare insieme. Cercate la Sua volontà e abbiate fede in Lui. Perché dove Dio abita, anche ciò che sembra spento può rinascere, e ciò che si è raffreddato può tornare a bruciare d’amore”. Non è semplice, mai ma è possibile soprattutto se c’è qualcuno disposto a farsi compagno di viaggio per gli sposi in quell’avventura così complicata ma così bella del matrimonio cristiano.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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