IL SENSO DELLA VITA DAVANTI ALLA MORTE

Cosa significa, per voi, andare al cimitero? I liceali rispondono

di Elisabetta Cafaro

Parlare del senso della vita in classe significa anche affrontare il tema della morte, senza paura o tabù. I miei allievi e allieve della 1A del Liceo Scientifico Mangino di Pagani hanno colto l’essenza di questa riflessione, unendosi alla lettera che è circolata sui social network della preside, la Prof.ssa Ezilda Pepe. Hanno compreso come sia vero che la nostra società tende a rimuovere il pensiero della morte e come questo non ci aiuta a comprendere il vero senso dell’esistenza. 

Ecco il testo della lettera… e poi le riflessioni dei miei alunni.

Ho finito le elementari nel ’70 e da quando avevo sei anni il primo novembre mi “portavano” al Cimitero. Poi smisero. A nessuno importava il mio stato d’animo, si andava e basta. Era un giro fisso e obbligato, le tombe dei nonni, di un mio cugino morto a undici anni, poi uno spazio in cui le sepolture erano segnalate da una piccola croce di ferro. C’erano, tra gli altri, ” i bambini morti” che mia madre definiva abbandonati, ancora l’ossario, come ultima tappa. Mi spiegavano che lì si “buttavano” le ossa di coloro che non avevano nessuno. Poi una cappelluccia, con i vetri che lasciavano vedere una bimba imbalsamata, chiedevo io di andarci.

Mi colpivano le tombe curate e le cappelle di famiglia, mi chiedevo perché nel cimitero ci fossero quelli che chiamavo “gli sfortunati”, ma non lo dicevo a nessuno, sapevo che la risposta non sarebbe arrivata. Mi raccontavano anche che nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre i morti tornavano nelle loro case per una visita silenziosa e si usava lasciare sul tavolo vino e pane per loro. 

A casa mia era rimasto solo il racconto, ma ogni anno si prendevano cura di rammentarlo…

E.P.

Gentile Dirigente scolastica, noi alunni della classe 1A abbiamo letto con attenzione la sua riflessione sui social riguardante la visita al cimitero. Le sue parole ci hanno fatto riflettere sull’importanza del ricordo e sul valore della memoria verso chi non è più con noi.

Per questo motivo alcuni hanno voluto raccogliere piccoli pensieri, nati dalle emozioni e dalle riflessioni che questa iniziativa ha suscitato in ciascuno di noi…

“Visitare un cimitero per me significa entrare in un luogo di silenzio e memoria. Appena varco il cancello, sento un senso di rispetto e raccoglimento: il tempo sembra rallentare, e ogni tomba racconta una storia, un frammento di vita. Camminando tra le lapidi, provo un misto di malinconia e gratitudine. Malinconia per ciò che è finito, gratitudine per ciò che resta nei ricordi. È anche un momento di riflessione sulla fragilità dell’esistenza e sul valore del presente: tra il silenzio e i fiori appassiti, comprendo quanto sia importante vivere con autenticità e amore”.

Domenico Tolve

“Camminando tra le tombe si avverte il peso del tempo, la presenza della memoria e la fragilità della vita umana”.

Federica Cascone

Leggi anche: L’uomo nell’era delle macchine: il diritto a restare fragili. Intervista a Giulia Bovassi

“Per me visitare un cimitero è un momento di silenzio e riflessione. All’inizio provo un po’ di tristezza, ma poi arriva una sensazione di pace: è come se in quel luogo ci fosse ancora affetto, come se i ricordi non morissero mai. Uscendo, mi sento più grato, più consapevole e più vicino a chi amo”.

Federica Buonocore 

“Quando entro, provo emozioni contrastanti: c’è la tristezza, perché penso a chi non c’è più, ma anche una calma strana, un silenzio che mi fa sentire che devo rispettare qualcosa di importante. Dicono che sia rispetto per i morti, ma non credo che un po’ di rumore li disturberebbe. Però, capisco che il silenzio è un modo per onorare il loro riposo eterno. E poi c’è la curiosità: chi erano queste persone? Che lavoro facevano? Mi chiedo cosa lasceremo agli altri e penso a come voglio vivere la mia vita, al segno che voglio lasciare”.

Michelina Fabbricatore

“Appena entro, mi colpisce subito il silenzio: un silenzio profondo, pieno di rispetto, che invita alla riflessione. Mentre cammino tra le tombe, mi soffermo a leggere i nomi e le date, e immagino le vite di quelle persone. Ogni lapide racconta una piccola storia, anche solo con poche parole”.

Marco Farina 

“Il cimitero è un luogo silenzioso, dove tutto sembra rallentare. Guardando i nomi incisi sulle lapidi, si capisce quanto sia fragile il tempo e quanto sia importante ogni momento che viviamo. Camminando tra le tombe, si impara a guardare la vita con occhi diversi: si capisce che nulla è eterno, ma che ogni gesto, ogni parola e ogni abbraccio possono lasciare un segno.”

Giorgia Zucca 

“Visitare un cimitero può essere un’esperienza intensa e personale. Può essere un momento di profonda tristezza e nostalgia, ma anche di pace e contemplazione”.

Ludovica Salzano

“Ogni fiore, ogni fotografia, ogni nome inciso sulla pietra racconta qualcosa: amore, dolore, memoria. Io vado spesso a trovare mia zia. Davanti alla sua tomba provo una tristezza dolce, come se il ricordo di lei riuscisse a colmare per un attimo il vuoto della sua assenza. Le porto dei fiori freschi e resto in silenzio, a pensare ai momenti trascorsi insieme. In quei minuti sento che, anche se non è più qui, una parte di lei vive ancora nei miei ricordi e nel mio affetto”.

Nicola Moscariello

“Visitare un cimitero, per me, è come sfogliare un libro scritto nel silenzio. Ogni tomba è una pagina che parla senza parole, ogni fiore un segno d’amore che sfida il tempo”.

Mariagiovanna Martucci

“Ogni lapide racconta una storia, e mi fa pensare a quanto sia importante ricordare chi ci ha preceduto. Quando porto un fiore o resto in silenzio davanti a una tomba, sento di essere più vicino a chi non c’è più, come se il ricordo tenesse ancora vivo un legame che non si spezza del tutto”.

Annalaura La Mura

“È come se le anime di ognuno raccontassero qualcosa di loro. Tutto ciò mi fa capire che effettivamente non si sarà mai morti se si vive nel ricordo di chi ci ama”.

Maya Argentino

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“Visitare un cimitero mi fa sentire calma e rispetto. È un luogo silenzioso, dove penso a chi non c’è più e a quanto siano importanti i ricordi”.

Francesco Ruggiero

“Anche se può sembrare un luogo triste, il cimitero trasmette pace e amore, perché ogni fiore e ogni ricordo tengono vive le persone nel cuore di chi le ha amate”.

Giuseppe Buongiorno

“Ogni volta che visito un cimitero, provo un misto di tristezza e tenerezza. Uscendo, sento il bisogno di stringere di più le persone care, come se quel luogo mi ricordasse quanto sia fragile e preziosa la vita”.

Anna Leone

“Quando sento parlare di cimitero, non penso ai nonni o a ricordi felici. Penso solo a mio cugino. È morto nel 2013, in un incidente d’auto. Io avevo due anni, quindi non ho nessun ricordo di lui. Le poche volte che ci sono andata, sono state solo per lui. Per questo, il cimitero per me è strano. È un posto super silenzioso che mi mette un po’ a disagio. Non sento la nostalgia che vedo negli occhi dei miei, che invece lo conoscevano bene. La mia emozione è diversa: è come un vuoto che non capisco. Mi avvicino alla lapide e guardo la sua foto. Penso: “Chi saresti adesso?”. Non è un ricordo che mi manca, ma la possibilità di averti conosciuto. Mi sento quasi un’estranea che rende omaggio a una persona importante per la mia famiglia, ma che per me è solo una storia triste. Però, in quel silenzio, capisco una cosa pesante: la vita finisce, a volte senza un perché, come è successo a lui. È un pensiero che fa riflettere, di quelli che ti fanno sentire che il tempo è poco e va usato bene”.

Idagiulia Cavaliere

“Ogni lapide racconta una storia, custodisce amori, sogni, dolori e vite intere che hanno lasciato un segno nel mondo, anche se piccolo. C’è un senso di pace, ma anche di malinconia. È un momento di introspezione: tra il silenzio delle lapidi, il cuore parla più chiaramente”.

Maria De rosa

“Visitare il cimitero non è solo un gesto di tristezza, ma un modo per mantenere viva la presenza di chi non c’è più. Quando andiamo a trovare una persona cara, non ricordiamo solo la sua assenza, ma tutto ciò che ha lasciato dentro di noi: le parole, i sorrisi, gli insegnamenti. (…)

Marco Gaetano Tortora

“Per me un cimitero è un posto sacro, è come entrare nel regno dei morti. Lo trovo anche un posto dove tutto ormai è in silenzio dove le persone colmano la loro disperazione commemorando il loro morto”.

Domenico Lanzara

“Appena varcato il cancello, il rumore del mondo sembra spegnersi, lasciando spazio a un silenzio denso, quasi sacro. Guardando le fotografie sbiadite e i fiori appassiti, ho sentito un misto di malinconia e gratitudine. Mi è tornata in mente la poesia di Totò, ’A livella, che con ironia e profondità ci ricorda che di fronte alla morte siamo tutti uguali. Davanti a quella ‘livella’, cadono le differenze, le ricchezze, l’orgoglio. Rimane solo l’essenza di ciò che siamo stati, il bene o il male che abbiamo lasciato dietro di noi”.

Samuele Marrazzo

“Entrare in un cimitero è come varcare una soglia invisibile: fuori resta il rumore del mondo, dentro regna un silenzio che non è vuoto, ma pieno di voci che non si sentono più. Il cimitero, in fondo, non è un luogo di fine, ma un luogo di memoria e la memoria è una forma di eternità”.

Sofia Russo

“Appena entri, senti subito un silenzio diverso da quello normale, quasi sacro, che ti fa abbassare la voce e muoverti piano. Mi rendo conto che tutti, prima o poi, lasceremo questo mondo, e mi fa pensare a quanto sia importante vivere bene ogni giorno e stare vicino alle persone a cui vogliamo bene”. 

Giuseppe Violante

“Per me il cimitero non è solo un posto per piangere la morte di un caro ma anche un posto per riflettere e conoscersi meglio”.

Sofia De Quattro

“Quando visito un cimitero mi sento avvolto da un silenzio profondo. Ogni tomba racconta una storia, e camminando tra i viali mi viene naturale pensare al tempo, alla vita che scorre e a chi non c’è più. Provo tristezza, ma anche pace: è come se in quel silenzio tutto trovasse un senso. Uscendo, mi sento più grato per la vita e per le persone che ancora posso abbracciare”.

Marianna Francione




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