TEOLOGIA DEL CORPO

Cerchi un libro per parlare di sessualità con i giovani? Eccone uno…

Giorgia Brambilla e Giovanna Valsecchi hanno risposto ad alcune domande sul loro ultimo libro: “Un corpo per amare. Manuale per formatori sulla teologia del corpo” (Editrice Punto Famiglia, 2025). Lo scopo del libro? “Offrire un percorso chiaro, radicato nel Magistero e capace di parlare al cuore dei ragazzi, restituendo dignità e profondità alla corporeità come luogo teologico dell’incontro con Dio e con gli altri”.

Da dove nasce l’idea di questo libro? Come mai insieme?

L’idea nasce da una doppia urgenza: culturale ed ecclesiale. Da un lato, assistiamo a una profonda fragilità nell’educazione affettiva, che lascia i giovani esposti a una visione del corpo ridotta a immagine o performance. Dall’altro, nella pastorale spesso il corpo resta un grande assente, o se presente è trattato con timore o imbarazzo, quasi fosse un elemento secondario rispetto alla vita spirituale. Da qui il desiderio di offrire un percorso chiaro, radicato nel Magistero e capace di parlare al cuore dei ragazzi, restituendo dignità e profondità alla corporeità come luogo teologico dell’incontro con Dio e con gli altri.

A questo si è aggiunta una motivazione decisiva: la richiesta pressante da parte di parrocchie, diocesi, educatori e realtà ecclesiali che sentivano l’urgenza di uno strumento affidabile e pastoralmente fecondo. Mancava un testo che tenesse insieme fedeltà teologica, accessibilità linguistica e operatività educativa. Questo libro nasce quindi anche dall’ascolto delle domande dei ragazzi e delle esigenze di chi li accompagna.

Il lavoro a quattro mani nasce da una complementarità vocazionale e professionale: la competenza accademica in Bioetica e Teologia morale di Giorgia e l’esperienza educativa in ambito scolastico di Giovanna. Due sguardi che si sono incontrati sui banchi universitari, si sono stimati e scelti e ora si integrano, perché teoria e prassi, pensiero e vita, possono camminare insieme solo se si ascoltano. Questo libro è, in fondo, frutto di un’alleanza educativa: quella tra studio e pastorale, tra ricerca e quotidianità, tra verità e storia vissuta.

Da dove nasce la vostra passione per la Teologia del corpo?

Giorgia: La mia passione per la Teologia del corpo è sia personale sia concettuale. Personale perché io faccio parte di quegli “ex giovani” che nel 2000 parteciparono all’evento storico di Tor Vergata con Giovanni Paolo II. Un’esperienza sconvolgente, nel senso che sconvolse la mia vita, tanto che quelle parole “Voi difenderete la vita in ogni momento” suonarono per me come un mandato, e proprio quello mi spinse a studiare la Bioetica. Quindi, è chiaro che nel mio percorso di studi prima e di docenza poi, i testi del Santo Padre per me sono stati di grandissima rilevanza.

Concettuale, perché questo ciclo di catechesi, durato ben cinque anni, offre uno spaccato illuminante sul valore della persona umana, imprescindibile per chi si occupa come me di temi etici. Riscoprire la bellezza della corporeità, attraverso l’analisi teologica offerta, permette di recuperare il valore della corporeità anche rispetto ad uno spaccato culturale, come quello contemporaneo, che apparentemente può sembrare somatocentrico, ma che, in realtà, fa discendere il valore del corpo dalle sue funzionalità e “performance”, finendo col disprezzarlo se non è prestante (si pensi alla dilagante cultura dello scarto verso i disabili, gli anziani, ecc.). Questo ci aiuta a comprendere anche la straordinaria valenza educativa della Teologia del corpo.

Giovanna: La mia dedizione per la Teologia del Corpo nasce da un incontro che, prima di essere accademico, è stato esistenziale. Negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza la mia vita di fede ha respirato un clima fortemente spiritualista: il mio cammino cristiano si è giocato per anni esclusivamente nella preghiera e nella dimensione interiore, a discapito del corpo che ha dovuto rimanere sullo sfondo come elemento tollerato e mai integrato.

Incontrando la Teologia del Corpo ho riconosciuto quanto il mio sguardo fosse segnato dal dualismo e trovato l’alfabeto per dare voce a quanto iniziavo a intuire come Verità. Il pensiero di san Giovanni Paolo II ha infranto quella separazione tra anima e corpo, restituendomi uno sguardo sano che riconosce l’unità dell’umano e sanando anche l’immagine di Dio che portavo nella mente e nel cuore: non un Dio che tollera il corpo, ma un Dio che lo ha assunto, lo ha redento e lo rende luogo di comunione.

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Un corpo per amare, anziché per…

…per essere usato, esibito o valutato secondo i criteri mondani di efficienza, prestazione o piacere immediato. Oggi il corpo rischia di diventare – e forse lo è già diventato troppe volte – una vetrina o un dispositivo da ottimizzare, talvolta perfino una merce da esibire o consumare. Noi crediamo che ridurre la corporeità a un oggetto tecnicamente plasmabile significa tradire la verità profonda dell’umano. Il corpo è luogo teologico e linguaggio: parla quando le parole mancano, custodisce ferite e desideri, e riafferma una dignità che non dipende da parametri estetici o funzionali.

Quando riscopriamo il corpo come dimora e promessa, come origine e destinazione, ci apriamo a comprendere che la libertà non sta nel disporre del corpo, ma nell’imparare a donarlo.

In fondo, la domanda vera è: vogliamo un corpo da consumare o un corpo da consegnare?
È in questa scelta che si gioca la qualità dell’amore, e, in ultima analisi, la qualità della nostra umanità.

Bioetica e teologia del corpo: quali punti di contatto?

La considerazione del corpo in Bioetica è determinante. Ogni etica, infatti, discende da un’antropologia, da una certa visione dell’uomo. Abbracciare una visione dualistica della persona, che riduce il corpo ad oggetto senza soggettività e valore intrinseco, porta a pensare che, se la persona non è il suo corpo, allora la distruzione della vita del corpo non è di per sé un attacco al bene intrinseco della persona umana. Così la vita del nascituro, del neonato, degli individui in “stato vegetativo persistente” e di molti altri, non sono più inviolabili. Anzi, il corpo, in questa visione, può diventare una prigione o un peso intollerabile sulla persona e, di fatto, proteggere il “diritto a morire”, procurando l’eutanasia o assistendo il suicidio, equivarrebbe a fare un favore alla persona.

Prendere sul serio il semplice dato empirico della corporeità significa comprendere che la disarmante semplicità dell’argomento, con cui si afferma che l’uomo è sempre e comunque colui che nasce da altri uomini, è il punto di partenza e la condizione per procedere a qualsiasi ulteriore definizione di uomo e, quindi, a qualsiasi tematica bioetica.

Non a caso, Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae ricorda che è fondamentale comprendere l’inscindibile legame che intercorre tra la persona, la sua vita e la sua corporeità per costruire di una vera e propria “cultura della vita”.

Il messaggio principale del vostro libro

Il corpo è una chiamata all’amore: è quel luogo fragile e fortissimo in cui l’amore prende forma, dove cielo e terra si sfiorano nella vita di ogni giorno. Siamo fatti non per trattenere tutto per noi, ma per donarci. Il corpo, in definitiva, è il nostro “eccomi”: siamo creati “con e per” qualcuno. In questo panorama la Teologia del Corpo funge da bussola, in quanto veicola una visione positiva, educativa e liberante: non regole sterili e disincarnate, ma una promessa di bellezza possibile.

⁠⁠Come è strutturato il testo?

Il progetto è stato pensato come un cammino completo e integrato.

  • Un corpo per amare è un manuale formativo in due sezioni: una parte per educatori e formatori, con fondamenti antropologici e teologici, strumenti pedagogici e riferimenti al Magistero; una seconda parte in forma di percorso per ragazzi, articolato in tappe con obiettivi, brani biblici, spunti di riflessione, attività e laboratori pensati per gruppi.
  • Con tutto me stesso è il quaderno operativo dei ragazzi: un “diario di viaggio” fatto di riflessioni, esercizi, preghiera e domande introspettive che aiutano a interiorizzare e personalizzare il cammino.

Insieme i due volumi formano un’unica esperienza, volta a scoprire che l’educazione affettiva non si improvvisa e l’amore si impara camminando.

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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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