L’amore che dura: la testimonianza delle 154 coppie pesaresi

A Pesaro 154 coppie di sposi hanno ripercorso i loro cinquant’anni di vita condivisa attraverso racconti semplici e sinceri: incontri nati nelle sale da ballo, tra le vie del centro, nei luoghi di lavoro e nelle piazze dei paesi. Storie diverse, ma unite dalla stessa scelta quotidiana di fedeltà, cura e responsabilità. L’evento della Celebrazione delle Nozze d’Oro dei Pesaresi 1975–2025 ha riportato al centro della vita cittadina il valore di quei legami che resistono al tempo e continuano a generare comunità. Il sindaco Andrea Biancani ha ricordato come questi legami abbiano contribuito a costruire il tessuto umano della città, fatto di solidarietà, gesti silenziosi e di quella capacità di “stare insieme” che oggi rappresenta una risorsa preziosa per affrontare fragilità e solitudini. Un esempio molto bello che andrebbe replicato e da cui anche la pastorale dovrebbe prendere spunto. Abbiamo incontrato il sindaco della città.

Sindaco, in un’epoca di relazioni fragili e spesso brevi, che valore assume per una città celebrare 154 coppie che hanno custodito un patto per cinquant’anni?

«Ha un valore prezioso, direi quasi controcorrente. In un momento storico in cui tutto corre e spesso si consuma in fretta, ritrovarci davanti a 154 coppie che da cinquant’anni custodiscono un patto libero, responsabile e quotidiano, significa ricordarci che la solidità dei legami è ancora possibile e che lavorare perché questi si fortifichino è doveroso in una società sempre più caratterizzata dalla solitudine. Queste coppie rappresentano la parte silenziosa ma essenziale della nostra comunità: persone che non hanno avuto ruoli pubblici, che non hanno mai chiesto un riconoscimento, ma che con la semplice forza del loro “stare insieme” hanno contribuito a costruire la Pesaro bella da vivere che oggi conosciamo. Celebrarle non è guardare al passato: è tenere viva una luce che parla al presente».

Secondo lei, quale responsabilità hanno le istituzioni nel sostenere non solo la nascita, ma anche la durata dei legami?

«Le istituzioni hanno la responsabilità di creare le condizioni affinché i legami possano nascere, ma soprattutto durare. Questo significa sostenere le fragilità familiari, accompagnare chi attraversa difficoltà, promuovere servizi che non lasciano indietro nessuno. Ne parlo spesso: Pesaro è una città che “sa stare insieme” perché ha una rete – fatta di tantissimi volontari e volontarie, del Terzo Settore in particolare, – che c’è sempre, e che dà sempre il massimo. 

Supportare i legami vuol dire garantire politiche sociali solide, investire nelle famiglie, non ridurre servizi fondamentali anche quando le risorse sono limitate. E significa anche promuovere momenti e gesti simbolici come abbiamo fatto con l’evento “Le Nozze d’Oro dei Pesaresi 1975-2025”: perché una comunità si tiene unita non solo con le opere materiali, ma anche con i riconoscimenti che parlano al cuore».

Molti sposi hanno raccontato aneddoti semplici, quasi “artigianali”, dell’amore di un tempo: che cosa ha perso — o ritrovato — la società moderna rispetto a quell’idea di matrimonio?

«Forse oggi abbiamo perso un po’ della lentezza, della pazienza, della capacità di aspettare e di attraversare insieme anche le stagioni più difficili. La capacità di comprendere l’altro, di accoglierlo, di rispettarsi l’uno con l’altro per ciò che è, con i suoi pregi e i suoi difetti. Stare insieme con impegno e responsabilità.

Le storie che abbiamo ascoltato all’Auditorium Scavolini erano fatte di gesti semplici, essenziali, che però reggevano un mondo: una mano intrecciata, un viaggio in motorino, un lavoro condiviso, un sacrificio fatto per “noi”.

Ma credo che la società moderna stia anche ritrovando qualcosa: la voglia di autenticità. I giovani ci chiedono relazioni vere, non facili, non perfette, ma sincere. Forse questo ritorno alle radici è proprio ciò di cui abbiamo più bisogno per costruire futuro».

Lei ha detto che queste coppie hanno contribuito a rendere Pesaro una città “bella da vivere”: in che modo questo patrimonio umano incide ancora sul presente?

«Incide nel modo più concreto e silenzioso: nelle famiglie che hanno cresciuto figli e nipoti, nel senso di comunità che si è trasmesso di generazione in generazione, nel rispetto reciproco che è diventato parte del carattere della nostra città. Pesaro oggi è una città accogliente, solidale, capace di reagire alle fragilità. Questo non nasce dal nulla: nasce da persone che, con la loro vita quotidiana, hanno costruito una rete di relazioni solide. Il patrimonio umano di queste coppie è ancora il motore civile ed emotivo della nostra comunità».

Leggi anche: Un amore che dura per sempre è possibile?

Nel dibattito politico spesso prevalgono urgenze economiche e burocratiche: cosa significa, per un’amministrazione, scegliere invece di dedicare tempo e risorse a un gesto simbolico come il rinnovo delle promesse?

«Significa ricordare che un’amministrazione non è fatta solo di numeri, bilanci e procedure: è fatta di persone, di relazioni, di comunità. 

Abbiamo il dovere di occuparci delle emergenze, ma abbiamo anche la responsabilità di coltivare ciò che tiene insieme una città. Per questo scegliamo di dedicare tempo e risorse a un gesto simbolico come il rinnovo delle promesse: perché è un investimento culturale, umano e civico. È dire con chiarezza che la qualità di una città non si misura solo da ciò che si costruisce, ma da come si riconosce e si valorizza la propria storia di legami. E questa visione guida anche molte altre iniziative che stiamo portando avanti. Penso al grande pranzo che stiamo organizzando per tutti i volontari e le volontarie: un modo per ringraziare chi ogni giorno dedica tempo e energie alla comunità, rendendo Pesaro più inclusiva e più solidale. E penso ai pranzi dei centri socio-culturali, a cui partecipo sempre molto volentieri: momenti che raccolgono ogni volta centinaia di partecipanti non più giovanissimi e che rappresentano vere e proprie “case della socialità pesarese”. Sono luoghi dove ci si incontra, si condividono storie, si combatte la solitudine e si costruisce una rete di legami. Scegliere questi gesti simbolici e comunitari – dalle Nozze d’Oro ai pranzi dei centri sociali, agli eventi per i volontari – significa costruire una città che non perde il senso di sé, che tiene insieme il cuore e l’amministrazione, e che mette al centro la persona prima di tutto».

Celebrare pubblicamente l’amore che dura può essere una forma di educazione per le nuove generazioni? Se dovesse trasformare questa giornata in un messaggio per i giovani, quale sarebbe?

«Assolutamente sì. Viviamo in un tempo in cui i ragazzi spesso sentono raccontare solo la precarietà dei rapporti. Invece, vedere due persone che, cinquant’anni dopo, dicono ancora “sì” è un messaggio potentissimo. Ai giovani direi questo: non lasciatevi spaventare dall’idea che un legame impegnativo possa limitarvi. I legami forti non tolgono libertà: la costruiscono. L’amore non è mai perfetto, ma è un viaggio che vale la pena fare se si sceglie di camminare insieme, con pazienza, con cura e con un po’ di coraggio e comprensione l’uno dell’altro».

Cosa spera che rimanga alla città — oltre alla festa — dopo un evento come questo?

«Spero rimanga un senso di continuità e di fiducia. Spero che Pesaro continui a valorizzare la bellezza di essere comunità, quella capacità di “stare insieme” che abbiamo visto anche nel lavoro straordinario dei volontari, del PAC, del nostro URP, di tutte le realtà che hanno collaborato. Vorrei che rimanesse un messaggio semplice: i legami contano. Le famiglie – in tutte le loro forme – sono la prima rete di protezione sociale di cui dobbiamo prenderci cura. E spero rimanga l’idea che la nostra città sa celebrare ciò che la rende forte: la dedizione, la cura, l’amore che resiste e che continua a illuminare Pesaro. Lo faremo ripetendo l’evento anche nel 2026 e nei prossimi anni».




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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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