Nella storia biblica c’è un tratto che mi sorprende sempre: quando Dio decide di liberare il suo popolo dalla violenza della schiavitù, non lo conduce subito verso una terra comoda e pacificata. Lo porta nel deserto. Non lo introduce nella tranquillità, ma nella precarietà; non nella sicurezza, ma nella povertà; non nel rumore delle vie affollate, ma nel silenzio. Quella lunga sosta nel deserto non è un castigo, ma una pedagogia. È lì, nella spogliazione di sé, che l’uomo impara a discernere la presenza di Dio. Il vuoto e la sete preparano all’ascolto; il silenzio restituisce profondità al cuore; la solitudine smaschera gli idoli che ci tengono schiavi del mondo e del denaro. Il deserto è il luogo in cui Israele scopre di avere bisogno di Dio più che di ogni altra cosa.
Credo che una vita cristiana vissuta con serietà debba tener presente questa tappa fondamentale: un deserto da attraversare. È il deserto che ci permette di rimanere umani nel vortice degli impegni, nelle fatiche della famiglia, nelle responsabilità del lavoro, nelle preoccupazioni che spesso ci rubano il respiro. Se ogni giorno accettiamo di cercare qualche minuto di deserto — uno spazio di silenzio, di Parola, di affidamento — allora le sfide non ci spaventeranno. Non perché saranno più leggere, ma perché non le vivremo da soli. Il deserto quotidiano è il luogo della fedeltà: lasciare le false sicurezze e accogliere la luce che Dio pone ai nostri passi.
Parliamoci chiaro, si può essere religiosi senza credere davvero; si può praticare senza affidarsi. La fede nasce quando la relazione con Cristo precede ogni altra cosa—dottrina, morale, progetti, paure—e apre il cuore a una confidenza che trasforma. E questa relazione ha bisogno di tempi dedicati per entrare in confidenza. La vediamo nella vita di tanti santi che, prima delle sfide, hanno custodito un deserto interiore.
Gianna Beretta e Pietro Molla che nel loro matrimonio hanno saputo unire responsabilità familiare e radicalità evangelica. Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi che iniziavano ogni giorno con la Messa e un semplice bacio all’uscita della chiesa: un gesto che diceva una promessa rinnovata. Luigi e Zelia Martin, che tutti chiamavano “i santi Martin che vanno a Messa”, perché la loro giornata cominciava lì, mettendosi «nella predisposizione d’animo di fare sempre la volontà di Dio, qualunque essa sia». Daphrose e Cyprien Rugamba, che hanno vissuto la fede fino al martirio durante il genocidio del Ruanda: testimonianza estrema di un amore che nulla può spegnere.
Sono storie diverse, ma tutte raccontano un punto essenziale: la relazione con Dio precede e innerva ogni azione e pensiero. Oggi più che mai, immersi in un mondo che ci trascina senza tregua, abbiamo bisogno di riconoscere il valore del deserto. Non un altrove, ma un dentro. Non un’assenza, ma un grembo. Un luogo in cui Dio può parlaci e noi possiamo finalmente ascoltarLo. Solo così le sfide delle nostre famiglie, dei nostri impegni, dei nostri cammini personali diventano strade da percorrere con coraggio: non perché siamo forti, ma perché non siamo soli. Iniziando ogni giorno dal silenzio, possiamo camminare dietro il Maestro, nella fiducia di chi sa che, dove Lui conduce, c’è sempre vita.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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