Finanziamenti per l’aborto libero in Europa, le ragioni del no (prima parte)

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(Foto: Mopic - Shutterstock.com)

La pubblica udienza per “My Voice My Choice” – MYMC, l’Iniziativa dei cittadini europei “La mia voce, la mia scelta: per un aborto sicuro e accessibile” si è svolta martedì 2 dicembre al Parlamento Europeo di Bruxelles (Aula Antall). Ecco le richieste, le perplessità e gli interventi dei parlamentari. “One of Us” replica alla proposta: “Turismo dell’aborto finanziato dall’UE”.

Presso il Parlamento Europeo di Bruxelles si è svolta, il 2 dicembre scorso, la pubblica udienza per My Voice My Choice-MYMC, organizzata dalla Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM), con la partecipazione della Commissione per le petizioni (PETI) e della Commissione per lo sviluppo (DEVE), della Commissione per la sanità pubblica (SANT), e della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), alla presenza di Hadja Lahbib, Commissario per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi. 

La pubblica udienza è uno degli ultimi step delle Iniziative di Cittadini Europei-ICE: è, questa, infatti, la fase in cui gli organizzatori dell’iniziativa dei cittadini europei presentano le loro istanze alle istituzioni Europee.

La ICE per MYMC è iniziata con la registrazione, il 10 aprile 2024, seguita dalla raccolta firme, realizzata dal 24 aprile 2024 al 24 aprile 2025. Il 1° settembre 2025 sono state validate 1.124.513 firme. Primo obiettivo raggiunto, anche se meno brillantemente di Uno di Noi-One of Us, la prima e più firmata ICE di sempre, a tutela del bambino nella fase di embrione.

Le richieste di MYMC

MYMC chiede sostegno finanziario agli Stati membri, per effettuare interruzioni di gravidanza sicure per chiunque, in Europa, non abbia ancora accesso all’aborto sicuro e legale. Secondo gli organizzatori, infatti: “Il mancato accesso all’aborto in molte parti d’Europa provoca non solo danni fisici, ma sottopone le donne e le famiglie (spesso ai margini della società e prive di mezzi) a un ingiusto stress economico e psicologico”.

In concreto My Voice My Choice vuole introdurre un meccanismo di finanziamento a livello UE per l’aborto, che finanzia l’accesso all’aborto per le donne. La Federazione Europea One of Us lo definisce “turismo dell’aborto finanziato dall’UE”.

Se la proposta passasse, una donna residente in Francia, dove l’aborto è legalmente limitato dopo le quattordici settimane, potrebbe ricevere un sostegno finanziario dell’UE per recarsi in uno degli Stati membri, per esempio nei Paesi Bassi, dove l’aborto è possibile fino alla 24a settimana di gravidanza.

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Le perplessità

I “mantra” di MVMC, contraddittori, riproposti anche in sede di pubblica udienza, sono diversi: l’aborto è un “diritto” e 20 milioni di donne, in Europa, non avrebbero accesso ad un aborto sicuro; si avvalgono di studi scientifici che dimostrano come restringere l’aborto non riduce gli aborti; spiegano che le conseguenze di un aborto non sicuro sono molteplici, tra cui emorragie, danni all’utero, infezioni, infertilità, rimozione dell’utero, morte. Insistono, infine, sul diritto alla salute sessuale e riproduttiva, nonché sul valore dell’autonomia e dell’autodeterminazione. 

Il contenuto della ICE, che rientra nella cosiddetta “salute sessuale e riproduttiva” suscita perplessità, sotto vari profili, in numerosi europarlamentari e membri delle Istituzioni, che le hanno espresse anche in occasione della Pubblica Udienza di stamattina, e attraverso varie realtà associative tra cui One of Us.

Gli organizzatori definiscono l’MVMC uno “sforzo di solidarietà” e rassicurano che non vi è “l’obiettivo di armonizzare le disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri o di interferire con le stesse, ma rientra piuttosto nella competenza di sostegno dell’UE, conformemente alle norme stabilite dai trattati europei”. 

Dall’altra parte One of Us fa presente che “l’iniziativa solleva serie preoccupazioni legali e istituzionali, in particolare per quanto riguarda il principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5, paragrafo 3, del Trattato sull’Unione Europea (TUE). […] La politica in materia di aborto rimane di esclusiva competenza nazionale. L’Unione Europea non può legiferare, finanziare o creare meccanismi che possano ignorare o aggirare le leggi sanitarie e i quadri etici nazionali”.

Diversi eurodeputati hanno sottolineato che la proposta MVMC rischia di creare un meccanismo che esercita pressioni sugli Stati membri, le cui leggi tutelano la vita del nascituro o prevedono politiche sulla maternità efficaci. L’eurodeputato sloveno del PPE Matej Tonin e l’eurodeputata slovacca Miriam Lexmann hanno entrambi avvertito che “Qualsiasi meccanismo finanziario a livello UE non deve indebolire gli Stati membri”, insistendo sul fatto che “la sussidiarietà è una garanzia per l’autodeterminazione democratica”. L’eurodeputata francese dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) Laurence Trochu ha analogamente affermato che la richiesta dell’ICE di finanziare il turismo dell’aborto “esula chiaramente dalle competenze dell’UE e viola l’autorità sovrana degli Stati membri”.

Partendo da queste preoccupazioni, l’eurodeputato maltese del PPE, Peter Agius, ha sollevato questioni sullo stato di diritto e la democrazia, chiedendo: “Come potremmo spiegare al popolo maltese che la sua volontà verrebbe aggirata dall’UE?”. 

Allo stesso modo, l’eurodeputata polacca Mirosława Nykiel, che condivide le opinioni di MVMC sull’aborto, ha criticato la mancanza di trasparenza finanziaria dell’iniziativa. Ha inoltre condannato il fatto che MVMC abbia dipinto gli eurodeputati del PPE come estremisti, semplicemente perché non si allineano alle sue posizioni. Infine, ha criticato le pressioni esercitate sugli eurodeputati affinché non esprimessero opinioni dissenzienti.

One of Us fa presente, tra gli altri aspetti problematici, che MVMV minerebbe il diritto alla vita e faciliterebbe anche l’aborto selettivo, visto che sarebbe possibile abortire un bambino diagnosticato come disabile o malato, andando in un paese europeo dove questo è possibile. Un’azione eugenetica, che contraddice l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che vieta la discriminazione basata sulla disabilità. 

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La Pubblica Udienza

Svoltasi dalle 9 alle 12 del 2 dicembre, in un’aula piena solo a metà, la pubblica udienza, che è stata condotta serenamente, si è strutturata in varie sessioni per discutere sull’iniziativa stessa.

Alle sessioni propriamente istituzionali, con l’intervento dei rappresentanti delle Istituzioni Europee, sono seguiti gli interventi degli organizzatori di MYMC per presentare l’iniziativa, quindi vi è stato il tempo per domande e risposte di europarlamentari, istituzioni, organizzatori-stakeholders; infine le dichiarazioni conclusive. I dubbi, però, non sono stati chiariti.

Le Istituzioni presenti – o meglio, i rappresentanti delle Istituzioni Europee presenti – sono sembrate già schierate a favore dell’Iniziativa.

Già nei saluti istituzionali di Lina Gálvez Muñoz, Presidente della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM), di Cristina Guarda, Vicepresidente della Commissione per le petizioni (PETI), nel discorso di apertura di Hadja Lahbib, Commissaria per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, è apparso chiaramente il sostegno alla ICE di MVMC. 

Lina Gálvez Muñoz, moderatrice dell’evento, ha pienamente condiviso la ECI, affermando tra l’altro: “MVMC non è solo sul diritto di aborto, ma anche sul tipo di Unione Europea che vogliamo costruire. Un’Unione che protegge le libertà individuali, che riduce le ineguaglianze, che assiste i cittadini quando lo necessitano”.

Cristina Guarda, del Gruppo dei Verdi/Alleanza Libera Europea, ha detto: “Vorrei iniziare con un monito, perché in quest’aula ci sono persone che vengono da diversi background, da diverse storie, che condividono o non condividono le lotte presentate in questa ICE: di aprirci con il cuore ad una discussione franca, rispettosa e che riconosca che le Istituzioni Europee non devono imporre valori, ma devono poter consentire alle persone di poter agire in sicurezza nel poter esprimere la propria vita e i propri valori e le proprie scelte. E questo è il compito delle Istituzioni europee”. 

Hadja Lahbib, pur simpatizzando apertamente per l’iniziativa perché “Porta avanti una questione importante, quella di prevenire gli aborti non sicuri, che è una questione di salute pubblica” ha ricordato che la commissione non ha ancora una posizione su questa iniziativa: “Siamo qui soprattutto per ascoltare anche gli scambi con gli europarlamentari e gli stakeholder”.

Nika Kovac, coordinatrice del movimento paneuropeo “La mia voce, la mia scelta”, Theo Gauthier, avvocato specializzato in diritto europeo dei diritti umani, la Dott.ssa Annika Kreitlow e l’attivista femminista Sarah Durieux de “La mia voce, la mia scelta”, hanno quindi presentato l’iniziativa, nata come risposta alla sentenza americana Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization che nel giugno 2022 ha annullato Roe vs Wade, lasciando liberi gli Stati di normare la materia, senza più riconoscere all’aborto lo status di “diritto federale”.

Tra gli interventi delle vicepresidenti delle Commissioni, invitate appositamente alla Pubblica Udienza, Abir Al-Sahlani, Vicepresidente della Commissione DEVE, complimentandosi con gli organizzatori per aver “dato un grande supporto al Parlamento” ha affermato che “si potrebbero salvare” tante donne “con un mezzo semplice, l’aborto”. Una svista, un errore, una dimenticanza? Perché, di fatto, l’aborto toglie la vita a tante bambine, come è stato denunciato più volte. Un rapporto di Terres des Hommes del 2019 denunciava la morte di 45 milioni di bambine mai nate, tra il 1970 e il 2017 (dossier “Indifesa”). 

Tilly Metz, vicepresidente della Commissione SANT, ha dichiarato: “Le donne che non possono accedere all’aborto sicuro sono private del loro diritto alla dignità, all’autonomia del corpo, diritto alla salute, sono cittadine di secondo grado” perché “l’aborto è un diritto fondamentale e incontestabile”.

Il tenore di questi e altri interventi a sostegno, ha fatto dire al Presidente di One of Us, il Prof. Tonio Borg: “L’udienza di oggi è stata caratterizzata da forti rivendicazioni ideologiche, ma l’ideologia non può mai prevalere sui Trattati dell’UE. La Commissione Europea deve rispettare i limiti delle competenze dell’UE. I Trattati sono chiari: le questioni della vita sono di competenza degli Stati membri, non di Bruxelles”. Tonio Borg ha ribadito l’impegno di One of Us nella difesa del diritto e dei principi democratici dell’UE.

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