5 Dicembre 2025
Tatiana è tornata ma la domanda resta: dove sono davvero i nostri figli?
Tatiana Tramacere è viva. È questa la frase che, nella giornata di ieri, ha attraversato Nardò come un’onda lunga, restituendo respiro a una comunità intera. È stata ritrovata in uno stanzino, chiuso, nascosto, e già solo questa immagine basterebbe per capire quanto la cronaca, per quanto precisa, non riesca mai a raccontare tutto. Perché mentre investigatori analizzavano tabulati e telecamere, mentre le ipotesi si accavallavano, mentre la città tratteneva il fiato, in una casa due genitori vivevano l’unica vera storia: quella dell’attesa. Dell’angoscia muta delle ore lente. Della paura che si insinua nei gesti più semplici: rispondere al telefono, guardare la porta, sentire un rumore per le scale. La cronaca registra gli sviluppi; una mamma e un papà, invece, vivono l’assenza.
È questo che non diciamo mai abbastanza: che cosa accade a un genitore quando un figlio scompare, anche solo per un giorno, un’ora, un messaggio mancato? Non scompaiono soltanto loro. Scompariamo anche noi: la nostra sicurezza, le nostre certezze, persino il nostro modo di guardare il mondo. La domanda che brucia sotto ogni titolo di giornale è sempre la stessa, antica come l’uomo: dove sono i nostri figli? Non dove li geolocalizziamo. Non dove li abbiamo lasciati, o dove dicono di essere. Ma dove sono davvero: nei loro pensieri, nelle loro fragilità, nelle loro paure che non condividono, nelle loro scelte improvvise, nelle loro amicizie che non conosciamo. E noi adulti, spesso, lo scopriamo solo quando è troppo tardi, quando qualcosa si spezza, quando l’invisibile diventa evidente.
La vicenda di Tatiana — che si è conclusa con un ritrovamento che somiglia a un Natale anticipato, come ha detto suo padre — ci ricorda che ogni figlio è una storia irripetibile che può smarrirsi, nascondersi, isolarsi, senza che nessuno se ne accorga davvero. La vulnerabilità dei nostri giovani è un segnale importante, un invito pressante a tornare a essere presenza, ascolto, custodia.
Viviamo in un tempo in cui i ragazzi sembrano ovunque — connessi, raggiungibili, monitorati — e invece, troppo spesso, sono altrove. In luoghi interiori che non conosciamo, o in situazioni che non immaginiamo. È una distanza silenziosa, che nessuna app e nessuna chat colma davvero. Per questo la domanda che la storia di Tatiana ci lascia non è di chi fosse la casa, né cosa sia accaduto in ogni ora. La domanda bruciante è un’altra, molto più grande, molto più scomoda: stiamo ancora accompagnando i nostri figli o li stiamo semplicemente osservando da lontano?
Tatiana è tornata. Non tutte le storie finiscono così. Ma tutte, anche le più dolorose, ci chiamano a un compito: essere adulti che sanno cercare, non solo quando un figlio è fisicamente scomparso, ma ogni giorno, nelle pieghe della sua crescita, nei silenzi, nelle ombre, nelle domande che non sa fare. La vera scomparsa, quella più pericolosa, non è quando un figlio non torna a casa, è quando non sappiamo più dove sia il suo cuore.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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