SGUARDO ALL’EUROPA
Finanziamenti per l’aborto libero in Europa, le ragioni del no (seconda parte)
La Pubblica Udienza per My Voice My Choice-MYMC, al Parlamento Europeo di Bruxelles, si è svolta il 2 dicembre scorso. La richiesta: che l’Europa finanzi l’aborto sicuro, lì dove ci sono restrizioni degli Stati. Un buon numero di europarlamentari di vari schieramenti, uomini e donne, di diversi paesi, hanno espresso perplessità sull’iniziativa.
Tra i dubbi dimostrati verso l’iniziativa di My Voice My Choice (che chiede di finanziare l’aborto a livello europeo dove gli stati sono “carenti”), questi sono stati i principali: le richieste non sono conformi alla democrazia, mancano di rispetto verso il principio di sussidiarietà, non pongono reale attenzione ai diritti della donna. Inoltre, una parte di europarlamentari ritiene che interrompere una gravidanza non sia un diritto. “L’aborto non è un diritto umano, non è vero e non è protetto dai trattati internazionali” ha detto l’europarlamentare T. Sokol.
Paolo Inselvini, di Fratelli d’Italia, Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, è intervenuto ponendo una domanda: “Questo tipo di iniziativa è davvero qualcosa che è conseguente alla volontà dei cittadini? O in realtà corrisponde alla volontà di qualche grande ricco che dal mondo finanzia questo tipo di iniziative?”. “Perché – ha continuato – basta cercare un attimo su Internet per vedere che le associazioni che hanno sostenuto questa iniziativa sono state lautamente sponsorizzate in questi anni da personaggi come George Soros e Bill Gates. Parliamo di circa 60 milioni di dollari investiti in pochissimi anni per fabbricare consenso, per cambiare e modellare le menti degli europei e di tutto il mondo. […]. Come gruppo ECR, inoltre, ripetiamo con chiarezza che l’aborto è e deve restare di competenza nazionale e un’eventuale decisione della Commissione Europea di procedere oltre con questa iniziativa sarebbe un atto politico consapevole e gravissimo su una materia che non rientra nelle competenze dell’UE e che quindi tradirebbe i Trattati”.
Il diritto alla vita deve essere garantito a tutti
Il “punto principale”, secondo Inselvini, rimane “il diritto alla vita, che è il primo diritto fondamentale. L’Europa deve difendere questo diritto prima di tutto, perché ogni bambino e ogni bambina hanno diritto a nascere e a vivere”. “Il diritto alla salute delle persone – continua Inselvini-, viene tutelato se noi tuteliamo i più fragili, i più deboli, e in questo caso sono i bambini”.
“Non possiamo mettere l’uno contro l’altro le donne e gli uomini. Dobbiamo tutti cooperare con amore per cercare davvero di vivere nella pace. Ma con questo tipo di iniziative è molto più difficile” ha affermato, invitando i sostenitori della ICE (la richiesta formale avanzata da MVMC ndr) a fare insieme “Una campagna per garantire sostegno economico e psicologico a tutte le donne e famiglie in difficoltà, per garantire il diritto alla vita”.
Margarita De la Pisa Carriòn, di Vox Spagna, madre di 9 figli e membro della Commissione Femm, ha sottolineato come “lo spirito della democrazia è poter sostenere posizioni distinte”. “L’ICE, parla di Paesi che non hanno l’aborto libero come voi proponete. – ha fatto notare la De La Pisa – Un’ aborto senza limiti di tempo, senza consenso informato e senza diagnosi, gratuito, anche a minorenni senza l’autorizzazione dei genitori. Credo che pochi paesi in UE appoggerebbero l’aborto a queste condizioni. E soprattutto si pretende che sia la Commissione, violando la sovranità, a garantire che si pratichi l’aborto all’estero finanziato con i soldi dei contribuenti”.
Secondo l’europarlamentare: “Questa banalizzazione dell’aborto non fa che alimentare la paura nei confronti della maternità e fa sì che le donne siano costrette a prendere decisioni dolorose senza una piena consapevolezza. Banalizzare l’aborto porta la società verso un abisso dove la vita non vale nulla”.
“390 milioni sono le donne europee” riprende Margarita De La Pisa, chiedendo ai presenti se le firme raggiunte siano sufficienti a rappresentarle tutte. Dietro questo tipo di mobilitazione “c’è un finanziamento da parte di alcune organizzazioni che lucrano, come Planned Parenthood”, afferma la De La Pisa. “Credo che sia evidente il conflitto di interessi. Poi c’è un grande contributo da parte della Commissione. Chiedo se questa non sia una violazione del principio di neutralità che dovrebbe valere per l’utilizzo dei fondi europei. I diritti delle donne sono quelli di essere protette nel momento più vulnerabile della vita di una donna, la gravidanza”, ha detto ancora la parlamentare spagnola, che, in conclusione, ha invitato i promotori ad utilizzare la loro energia “per appoggiare le donne, la maternità”, richiamando la responsabilità pubblica.
Il bambino concepito ha oppure no dei diritti?
È interessante o, forse, meglio dire inquietante come i termini “diritti dell’uomo”, “libertà fondamentali”, “uguaglianza”, “non discriminazione”, “dignità umana”, “diritti delle donne” vengano utilizzati ugualmente da chi ha differenti opinioni. Questi termini, che tutti condividono, hanno quindi differenti significati, molto concreti, che possono dare o togliere la vita a un bambino o a una bambina, a una donna, spostando denaro. Dipendono da una visione antropologica che sta dietro o dall’ideologia. Questo è apparso molto chiaramente, nel dibattito odierno.
E allora a chi vanno garantiti i diritti dell’uomo? A tutti o solo ad alcuni? Il bambino concepito è dentro o fuori i diritti?
Liberandosi da ideologie o appartenenze di partito, uscendo dall’ambiguità, forse basterebbe appellarsi al ragionevole dubbio: nel caso dell’aborto è coinvolto un altro essere umano, o per lo meno, una vita umana. Lo dice la scienza. Del resto se fosse davvero solo un grumo di cellule, o un “progetto di uomo”, non servirebbe abortirlo/eliminarlo. Nel dubbio, ci si astiene.
Eppure, per risolvere i problemi umani ed economici dell’“unsafe abortion”, che come dicono i promotori di MVMC, costa, basterebbe non abortire.
Dietro My voice, my choice
Sono 254 le organizzazioni che sostengono l’iniziativa My Voice My Choice. Grazie ad un’analisi fatta da One of Us si è scoperto che 51 di queste in 21 paesi hanno ricevuto finanziamenti interessanti. Le altre sono troppo piccole o non sufficientemente trasparenti. Di queste 51, ben 19 ricevono finanziamenti dall’Unione Europea e 20 dalla Open Society Foundation-OSF. Un quinto è finanziato da OSF e/o dall’UE.
L’iniziativa è rappresentata da Nika Kovač, a capo dell’Istituto 8 marzo. Questa organizzazione – fa presente One of Us nel suo studio – ha ricevuto 355.000 dollari dalla Open Society Foundation, tra il 2021 e il 2023. Ha inoltre ottenuto il sostegno dell’International Planned Parenthood Federation. La sua filiale europea, l’IPPF European Network, ha ricevuto più di 3,2 milioni di euro dall’Unione Europea (2022-2025), 46 milioni di dollari dalla Fondazione Gates (2005-2024) e quasi 3 milioni di dollari dalla Open Society Foundation (2018-2023).
L’IPPF vanta già una lobby molto attiva all’interno delle istituzioni nazionali ed europee: il Forum Parlamentare Europeo su Popolazione e Sviluppo (EPF), ribattezzato EPF per i Diritti Sessuali e Riproduttivi nel 2022. Questa organizzazione è guidata da Neil Datta dal 2000. L’UNFPA è uno dei principali finanziatori dell’EPF, con oltre 980.000 euro erogati nel 2023. Ancora. Le lobby pro-aborto di Bruxelles ricevono sussidi dalla Commissione Europea, denominati Sovvenzioni Operative.
L’IPPF, spiega One of Us, riceve 919.101,60 euro dalla Commissione Europea per il 2025. Questo importo può essere utilizzato dall’IPPF come desidera (per pagare l’affitto dell’ufficio a Bruxelles, per retribuire i dipendenti, ecc.).
Tra il 2019 e il 2023: l’IPPF e la Lobby Europea delle Donne hanno ricevuto un totale di 6.945.159 euro dalla Commissione Europea. “In questo modo, la Commissione Europea sta creando una società civile artificiale, che non esisterebbe in queste proporzioni senza il denaro pubblico. – fa notare la Federazione One of Us – Ciò crea un’enorme distorsione rispetto alle ONG che difendono la dignità umana e sostengono le donne che vogliono portare avanti la gravidanza”.
Ricordando Uno di Noi
One of Us, Uno di Noi, è stata la prima Iniziativa Popolare Europea. Lanciata nel 2013 ha visto la validazione di 1.721.626, sulle oltre 1.800.00 mandate per la verifica, e oltre 2 milioni raccolte.
Un risultato sorprendente, tenendo conto di alcuni fattori che vale la pena confrontare con la ICE My Voice My Choice. Innanzitutto, Uno di Noi è stata la prima iniziativa presentata (la registrazione è stata l’11 maggio 2012) e insieme alle altre di quel periodo, ha dovuto affrontare tutte le incognite e le difficoltà della prima volta. Mentre My Voice My Choice ha trovato un metodo già ben rodato. È interessante inoltre vedere i finanziamenti delle due Iniziative. 159.000 euro circa i finanziamenti a One of Us. MVMC al 18 agosto 2025 ne aveva ricevuti 923,028.42 euro, provenienti da numerosi sponsor privati non specificati e da alcune fondazioni.
L’iniziativa Uno di Noi riguardava la tutela giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento. Il suo obiettivo principale era porre fine ai finanziamenti dell’UE alle attività che coinvolgono embrioni umani, in particolare nella ricerca, nella sanità pubblica e negli aiuti allo sviluppo.
Nonostante tutti questi aiuti economici e di risorse umane, nonostante le numerose associazioni, nonostante il tema di MVMC sia mediaticamente veicolato come “politically corretc” e sostenuto, le firme raccolte sono state molte meno rispetto a One of Us.
La Commissione Europea, allora, ha deciso di non effettuare la revisione legislativa richiesta poiché riteneva appropriato il quadro legislativo esistente.
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