6 Dicembre 2025
Oltre le caricature: un protagonismo femminile che non imita il maschile
La consegna del testo della Commissione sul diaconato femminile a papa Leone XIV, dopo un lavoro lungo e complesso, mostra con chiarezza quanto la Chiesa stia ancora cercando una via sicura e condivisa su un tema che tocca corde profonde: la relazione tra il ministero ordinato e la differenza sessuale. Non stupisce, dunque, la varietà delle posizioni, la prudenza delle conclusioni, l’assenza di un consenso solido. Stupisce invece l’impazienza di alcuni commentatori, che pare considerino superfluo ogni discernimento ecclesiale. C’è sempre, in certi ambienti teologici — e il professor Andrea Grillo ne è da anni uno degli interpreti più sonori — una pretesa di possedere la “vera” lettura dello Spirito, come se i pronunciamenti del Magistero fossero poco più che ritardi burocratici.
Il testo della Commissione racconta tutt’altro: racconta una Chiesa che non vuole cedere alla fretta, né al ricatto culturale della “modernità” intesa come mera equiparazione funzionale. La modernità cristiana, quella autentica, non è replicare ovunque gli stessi incarichi, come se la dignità passasse per l’assimilazione. La modernità cristiana — quella che ha radici evangeliche — è invece la capacità di valorizzare la differenza, e a partire da essa generare responsabilità e forme di partecipazione nuove e più vere. È proprio la differenza, non l’uguaglianza omologante, a far crescere la Chiesa.
Leggendo il documento presentato al Papa, colpisce che le Commissioni, pur non trovando un accordo sull’eventuale sacramentalità del diaconato femminile, siano unanimi su un punto decisivo: l’urgenza di ampliare gli spazi in cui le donne possano esercitare corresponsabilità effettiva, anche nei luoghi decisionali. È un punto che qualcuno sembra ignorare, accecato dal solo tema dell’ordinazione. Ed è qui che si gioca il vero discernimento ecclesiale del nostro tempo.
Come donna, come madre, come giornalista cattolica, non cerco ministeri “fotocopia”, né auspico un protagonismo femminile che scimmiotti modelli maschili pensati in altri contesti storici. Auspico invece — e qui mi sento profondamente in comunione con l’orientamento espresso nel documento — un protagonismo femminile che nasca da ciò che la donna è nella Chiesa: capace di relazione, di ascolto, di custodia, di visione integrale; capace di una “diakonia” mariana, radicata nel mistero dell’Incarnazione e nell’intelligenza spirituale del reale.
Non si tratta, dunque, di sottrarre qualcosa agli uomini, né di concedere “favori” alle donne. Si tratta di riconoscere che la Chiesa è più ricca quando maschile e femminile non sono intercambiabili, ma alleati. Quando la differenza — anziché essere negata — è messa al servizio della comunione e della reciprocità. In questo senso, la modernità non consiste nel dare alle donne gli stessi ministeri degli uomini, ma nel riconoscere che dai loro carismi specifici possono emergere responsabilità che arricchiscono la vita decisionale dell’intera comunità ecclesiale. Il documento della Commissione parla di “nuovi ministeri istituiti”, di “spazi comunionali” allargati, di una “diakonia battesimale” che chiede di essere formalizzata con più coraggio. È questo il terreno sul quale la Chiesa può e deve avanzare con fiducia.
Si può discutere, certamente. Si può dissentire. Ma ciò che non è più accettabile è un dibattito condotto come se la storia della Chiesa fosse un eterno immobilismo da scardinare o, al contrario, come se ogni sviluppo dovesse piegarsi a categorie sociopolitiche che nulla hanno a che vedere con il mistero cristiano.
Il Santo Padre avrà l’ultima parola, come è giusto. Ma il cammino che si sta compiendo — con tutte le sue fatiche — è un cammino fecondo. Non ci porterà, come spero, al diaconato femminile come grado dell’Ordine: su questo la Commissione resta divisa e la Tradizione continua a porre limiti seri. Ci porterà certamente, a riconoscere che le donne non sono un’aggiunta, né un “problema da risolvere”, ma una riserva di senso da valorizzare. Non la donna che diventa come l’uomo, ma la donna che, rimanendo pienamente se stessa, fa avanzare la Chiesa. E questa, sì, è la vera novità evangelica che il nostro tempo attende.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



ULTIMI COMMENTI
Definisca "cavolate", grazie.
Credici,pensaci e informati che ti ritroverai meravigliato nel senso buono
Grazie Gabriele!