“Spogliarsi per amare”: l’ordinazione presbiterale di don Giuseppe Cutolo

Foto: © Jacopo Naddeo

La vigilia dell’Immacolata Concezione, domenica 7 dicembre 2025, è stata per la Chiesa di Pompei e per tutta la Fraternità di Emmaus un giorno luminoso: nei Primi Vespri della solennità mariana, il diacono Giuseppe Cutolo è stato ordinato sacerdote. La storia che conduce a questo momento non è solo cronaca ecclesiale. È il racconto di una vita che, attraversando il dolore, la responsabilità, il servizio e la ricerca, ha imparato lentamente a lasciarsi plasmare da Dio fino a diventare trasparenza della sua misericordia.

Giuseppe Cutolo – per tutti Pino – nasce a Torre del Greco nel 1966. Marito, padre, professionista stimato, dirigente presso la Procura generale di Napoli fino a pochi giorni prima dell’ordinazione, coltiva negli anni un’intensa attività sociale e pastorale: dalla fondazione dell’associazione di volontariato “Shalom – Progetto Famiglia”, nel 1995, al servizio nelle parrocchie; dall’accompagnamento dei giovani alla vicinanza discreta alle famiglie in difficoltà. La sua è la storia di un laico generoso, profondamente radicato nella vita ordinaria. Chi vuole approfondire la sua vita può leggere qui

Nel 2009, la morte della moglie Giuseppina segna una ferita dolorosa e improvvisa. È una notte che costringe a ripensare tutto, una sottrazione che apre un nuovo spazio davanti a Dio. Proprio allora Pino entra nella Fraternità di Emmaus e intraprende il cammino degli sposi vedovi, cercando di dare senso a quella nuova condizione. Non fugge dalla vita, non si rifugia nella nostalgia. Semplicemente, chiede al Signore: “Cosa vuoi da me adesso?”. È in questo interrogativo umile che si inserisce pian piano la chiamata prima alla consacrazione verginale nella Piccola Famiglia di Emmaus e poi al sacerdozio. Nel 2016 iniziano gli studi teologici; nel 2021 Pino chiede all’arcivescovo di Pompei di mettersi totalmente al servizio della Chiesa mariana. Comincia così un lungo discernimento.

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A Pompei, nella parrocchia del SS.mo Salvatore, tutti lo conoscono per la sua gentilezza innata, per la cura amorevole con cui prepara ogni incontro, per la capacità di entrare nel cuore della gente senza invadenza. Don Giuseppe Esposito – il parroco che lo ha accompagnato in questi anni – descrive il candidato al sacerdozio come un uomo capace di guidare senza imporsi, di correggere senza ferire, di avvicinare i giovani al Vangelo con la discrezione e la fermezza di un padre. Nelle sue parole, pronunciate nella presentazione il giorno dell’ordinazione, ritorna spesso un tratto fondamentale: la delicatezza e la gentilezza innata. Sentimenti condivisi da tanti che conoscono don Pino.

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Durante l’omelia, l’arcivescovo Caputo ricorda che don Giuseppe “porta in dote nel sacerdozio un’esperienza di vita straordinaria”, segnata da perdite e rinunce che non lo hanno indurito, ma purificato. Con l’aiuto della Fraternità di Emmaus “ha lasciato tutto e si è liberato da tutto per poter amare e somigliare sempre di più a Cristo Signore”. Parole che svelano il nucleo della vocazione cristiana: lo spogliamento. Ed è commovente, nella storia di Pino, sottolinea Caputo “vedere come anche i suoi figli, Ciro ed Emanuele, abbiano partecipato a questo cammino, impegnandosi negli studi per permettere al padre di rispondere pienamente alla chiamata”.

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L’arcivescovo non nasconde la verità del ministero: “Imparerà don Pino che la croce è parte inseparabile del suo ministero e l’Eucaristia il vero centro della sua vita”. Ed è come se in quel momento la vita di Pino – la sua vedovanza, il suo servizio, i suoi studi, le sue scelte – si riordinasse in un’unica traiettoria: diventare un uomo capace di donarsi interamente.

Nell’anno della canonizzazione di Bartolo Longo, innamorato di Maria, l’arcivescovo affida don Giuseppe all’Immacolata con le stesse parole che Gesù rivolse a Giovanni: “Figlio, ecco tua madre”. “Prendi Maria nella tua casa”, ripete Caputo. “Lascia che Maria abiti le profondità della vita, che prenda spazio, che custodisca e renda fecondo ogni gesto del tuo ministero”.

Nel rito dell’ordinazione ci sono gesti che parlano più delle parole: la prostrazione a terra, l’invocazione dei santi, l’imposizione delle mani specie quella di don Silvio Longobardi, che, come un padre, ha seguito tutto il percorso vocazionale di Pino, l’unzione con l’olio sacro asciugato dal manutergio preparato dalle sorelle monache clarisse di Nocera Inferiore (SA). L’essere rivestito della casula che con amore i fratelli e le sorelle della Fraternità di Emmaus gli hanno regalato facendola realizzare per lui con una grande M che accoglie un’ostia simbolo dell’Eucarestia per invitare don Pino ad essere al pari della Vergine Maria, ostensorio vivente di Cristo Signore. Altro gesto significativo da evidenziare è che ad aiutare don Pino ad essere rivestito della casula presbiterale è stato padre Jan Slepowronski, membro della Piccola Famiglia di Emmaus e missionario in Ucraina per più di trent’anni. Oggi è missionario in Burkina Faso dove è responsabile della comunità consacrata maschile.

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Momenti che inchiodano a una verità: da ora in poi la vita non appartiene più a te. Particolarmente intenso è stato l’attimo in cui il figlio Emanuele si è inginocchiato davanti al padre per ricevere la Santa Comunione. Un ribaltamento dei ruoli: il padre che ha generato alla vita ora genera alla fede; il figlio che un tempo riceveva il nutrimento dal papà ora riceve da lui il Pane della vita eterna. È un’immagine che illumina l’essenza del sacerdozio: essere mediatori di una paternità più grande, quella di Dio.

La storia di don Giuseppe Cutolo ricorda alla Chiesa che le vocazioni sacerdotali non nascono sempre da percorsi lineari, ma da esistenze reali, plasmate da lavoro, famiglia, lutti, responsabilità. E insegna che Dio scrive la santità non su vite perfette, ma su cuori miti ed umili come quelli del Maestro. 

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Oggi don Giuseppe è presbitero. “Resterò per sempre sposo” ha detto nella sua Prima Messa celebrata presso l’altare della Vergine del Santuario di Pompei l’8 dicembre. E per noi tutti resta soprattutto un uomo che ha imparato a dire “eccomi” nell’ordinarietà, un credente che ha scelto di fidarsi anche quando sembrava impossibile, uno sposo rimasto fedele oltre la morte, un padre che ha custodito i figli fino a permettere loro di custodire lui nella sua vocazione. E forse questa è la parola più vera che la sua ordinazione consegna a tutti noi: la chiamata di Dio è sempre un passo verso un amore più grande, un progressivo uscire da sé perché Cristo sia tutto, in tutto e per tutti.

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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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