La morte: evento naturale o controsenso di cui non parlare? La risposta del Papa

Screenshot del video https://www.youtube.com/watch?v=YSHawhZCOBM

“Il mistero della morte ha sempre suscitato nell’essere umano profondi interrogativi. Essa infatti appare come l’evento più naturale e allo stesso tempo più innaturale che esista. È naturale, perché ogni essere vivente, sulla terra, muore. È innaturale, perché il desiderio di vita e di eternità che noi sentiamo per noi stessi e per le persone che amiamo ci fa vedere la morte come una condanna, come un controsenso”. Ecco le parole di Papa Leone XIV all’Udienza.

Papa Leone XIV ha ripreso il suo ciclo di catechesi sul tema della speranza. Nella mattinata di mercoledì 10 dicembre ha voluto affrontare il tema della morte, spiegando che è cambiato, nel tempo, il modo di approcciarsi a questo mistero. “Molti popoli antichi hanno sviluppato riti e usanze legate al culto dei morti, per accompagnare e ricordare chi si incamminava verso il mistero supremo. – ha detto – Oggi, invece, si registra una tendenza diversa. La morte appare una specie di tabù, un evento da tenere lontano; qualcosa di cui parlare sottovoce, per evitare di turbare la nostra sensibilità e tranquillità”. E, allora, “Spesso per questo si evita anche di visitare i cimiteri, dove chi ci ha preceduto riposa in attesa della risurrezione”.

“Che cosa è dunque la morte? – si è domandato il Pontefice – È davvero l’ultima parola sulla nostra vita?”.

Ha voluto sottolineare, prima di formulare una risposta, che questa domanda se la pone solo l’essere umano, perché “lui solo sa di dover morire”. Eppure, “esserne consapevole, non lo salva dalla morte, anzi, in un certo senso lo ‘appesantisce’ rispetto a tutte le altre creature viventi. Gli animali soffrono, certamente, e si rendono conto che la morte è prossima, ma non sanno che la morte fa parte del loro destino. Non si interrogano sul senso, sul fine, sull’esito della vita”.

Nel constatare questo aspetto, secondo il Santo Padre “si dovrebbe allora pensare che siamo creature paradossali, infelici, non solo perché moriamo, ma anche perché abbiamo la certezza che questo evento accadrà”; siamo “consapevoli e allo stesso tempo impotenti”. Probabilmente, provengono da qui “le frequenti rimozioni, le fughe esistenziali davanti alla questione della morte”.

Eppure, la morte ha un “valore pedagogico” e per parlarne, Papa Leone cita Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, autore di un celebre scritto intitolato Apparecchio alla morte, in cui il santo evidenzia come “essa sia una grande maestra di vita”. E ancora, per Leone: “Sapere che esiste e soprattutto meditare su di essa ci insegna a scegliere cosa davvero fare della nostra esistenza. Pregare, per comprendere ciò che giova in vista del Regno dei cieli, e lasciare andare il superfluo che invece ci lega alle cose effimere, è il segreto per vivere in modo autentico, nella consapevolezza che il passaggio sulla terra ci prepara all’eternità”.

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Se molte “visioni antropologiche attuali” promettono “immortalità immanenti” e “teorizzano il prolungamento della vita terrena mediante la tecnologia”, dubita il Papa che la scienza possa davvero sconfiggere in modo definitivo la morte. “Ma poi – si chiede – la stessa scienza potrebbe garantirci che una vita senza morire sia anche una vita felice?”

Per il Papa, l’evento chiarificatore della vita umana non si trova nel transumanesimo, ma nella Risurrezione di Cristo, che “ci rivela” come “la morte non si oppone alla vita, ma ne è parte costitutiva, come passaggio alla vita eterna. La Pasqua di Gesù ci fa pre-gustare, in questo tempo colmo ancora di sofferenze e di prove, la pienezza di ciò che accadrà dopo la morte”.

Il Vangelo ci mostra esattamente questo. “Era il giorno della Parasceve e già risplendevano le luci del sabato (Lc 23,54)”: per il Papa, si tratta della luce che “anticipa il mattino di Pasqua”, è una luce che “già brilla nelle oscurità del cielo che appare ancora chiuso e muto”.

Non dobbiamo temere, perché “Il Risorto ci ha preceduto nella grande prova della morte, uscendone vittorioso grazie alla potenza dell’Amore divino. Così ci ha preparato il luogo del ristoro eterno, la casa in cui siamo attesi; ci ha donato la pienezza della vita in cui non vi sono più ombre e contraddizioni”.

Ecco, allora, che “con San Francesco possiamo chiamare la morte sorella”.




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