Re è colui che dona. La rivoluzione di Gesù, anche nel matrimonio
16 Dicembre 2025
La verginità dei consacrati è “meglio” del matrimonio? Niente affatto. Ciascuno serve Dio nella sua condizione, La santità è proprio all’interno di quello che si sta vivendo, ci si santifica attraverso il quotidiano, nella condizione “attuale” che va vissuta però con postura diversa. Dunque, caro sposo, il servizio che renderai quotidianamente alla tua sposa ti farà re.
Ogni cristiano inizia la propria vita sacramentale “facendo carriera” immediatamente: diventa, infatti, figlio di Dio. Non c’è un titolo superiore a questo.
L’ordine e il matrimonio, poi, sono i due sacramenti che specificano il Battesimo, cioè, sono le vie del servizio che danno forma all’essere figli di quel Dio che ci indica la sua regalità nella lavanda dei piedi per poi mostrare il suo trono di gloria: la croce, luogo dell’amore totale ed oblativo. Il Battesimo, dunque, è una chiamata a prendere consapevolezza ed esplicitare la condizione di figlio di Dio nel proprio stato di vita.
Si può trovare una conferma di quanto detto in san Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 7.
Spesso questo brano è influenzato da una lettura circoscritta e distorta, gonfiata, involontariamente, dalla liturgia che ci presenta sempre e solo gli ultimi versetti nei quali l’autore afferma che è meglio la scelta della verginità rispetto a quella del matrimonio perché la vergine cerca di piacere a Dio e la donna sposata, invece, di piacere al marito. Il capitolo settimo presenta, in realtà, un contenuto molto più grande e profondo.
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Il versetto 17 afferma: «Ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore, così come Dio lo ha chiamato». È come se san Paolo ci dicesse di stare attenti che la santità è proprio all’interno di quello che si sta vivendo, ci si santifica attraverso il quotidiano, nella condizione “attuale” che va vissuta però con postura diversa. Questo aspetto viene spesso sottaciuto, come se cambiare vita potesse indicare necessariamente anche cambiare lavoro. In qualche caso le due situazioni possono coincidere, ma non sempre. Ciò che cambia è la disposizione interiore al servizio. Il rito aggiornato del matrimonio, ad esempio, presenta un passaggio particolare (numero 58) che gli sposi possono scegliere: l’incoronazione. Con esso si dice allo sposo di ricevere la sposa come corona e viceversa. La corona normalmente rende “re”. Questo titolo va, però, inteso alla maniera cristiana.
Secondo l’insegnamento di Cristo è re colui che serve. Dunque, quel passaggio vuole sottolineare la dimensione oblativa. È come se dicesse: “Caro sposo, il servizio che renderai quotidianamente alla tua sposa ti farà re” e, ovviamente, alla sposa dice la stessa cosa. È il servizio che si svolge nel quotidiano a garantire la corona e rendere re o regina.
Erroneamente, invece, si pensa che ci si santifichi nonostante il matrimonio, nonostante quel marito o quella moglie, o quei figli, quel lavoro o quella comunità parrocchiale, sacerdote…È sbagliato: ci si santifica proprio attraverso quel quotidiano.
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