Essere santi nella vita quotidiana: vale anche per marito e moglie?

Nell’“Introduzione alla vita devota”, san Francesco di Sales ribadisce come il vivere il presente di ogni stato di vita, laicale, matrimoniale o presbiterale, sia il luogo della propria santificazione. L’autore indica anche le possibili fughe che, di solito, vengono ricercate: di mogli che vorrebbero essere monache o di monaci che vorrebbero occuparsi delle cose del mondo. 

Nella Gaudete et exsultate al numero 14, papa Francesco scrive: «Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova». La santità, dunque, non è una fuga dalla realtà, ma un’immersione in essa: non bisogna fuggire il mondo, ma abitarlo.

In maniera mirabile, Madeleine Delbrêl, in Noi delle strade, ben ci fa comprendere in che modo la santità attraversa il nostro quotidiano che, a volte, vediamo con tremore e paura perché scandagliato da una routine tremenda, terribile. Scrive: «C’è gente che Dio prende e mette da parte. Ma ce n’è altra che Egli lascia nella moltitudine, che non ritira dal mondo. È gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie ordinarie e lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria e vestiti ordinari. È la gente della vita ordinaria. Gente che s’incontra in una qualsiasi strada. Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo, amano la porta che si è richiusa definitivamente sopra di essi. Noi altri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità. Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché, se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato».   

La santità non è riservata solo a quanti si ritirano dal mondo (come i monaci o le monache), ma è pienamente raggiungibile nella vita quotidiana. La strada e il mondo sono il luogo della santità per coloro che Dio lascia nella moltitudine. Del resto, il Maestro stesso attraversava le strade della Galilea e ha indicato questa modalità ai suoi discepoli, inviandoli due a due per le strade del mondo a portare a tutti la Sua presenza. Non è una novità, ma non è entrata del tutto nella nostra prassi e, prima ancora, nelle nostre comprensioni.

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La vita spirituale, dopo l’inizio straordinario nel Battesimo, chiede di entrare nell’ordinario, porta nel quotidiano, conservando nell’intimo “lo straordinario” per intercettarlo nella vita concreta, nella strada tracciata e scelta. Perché, come canta Battiato, nella canzone L’Ombra della luce: «Perché le gioie del più profondo affetto o dei più lievi aneliti del cuore sono solo l’ombra della luce», di quella luce ricevuta per la prima volta nel Battesimo e che si continua a ricevere negli altri sacramenti e che sarà piena, non solo adombrata, nel Regno promesso.

Bisogna, dunque, stare attenti alle fughe dalla realtà: si rischia di perdere la luce. Quante persone raccontano, come fuga dalla realtà, di aver sbagliato strada e di desiderare di avere l’opportunità di vivere con un’altra persona al fianco per realizzarsi pienamente. Quante fughe in avanti, poi, si vivono, di solito, quando il coniuge non condivide in pieno la scelta di fede! Si rischia di vederlo non più come corona, ma come impedimento alla propria realizzazione, arrivando, poco per volta, a percepirlo come nemico. In 1Corinzi 7, 12- 14, leggiamo la risposta: «Se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente».

Ancora Battiato nella stessa canzone afferma: «Ricordami come sono infelice lontano dalle tue leggi. Come non sprecare il tempo che mi rimane e non abbandonarmi mai. Non mi abbandonare mai».

Il quotidiano degli sposi è il prolungamento del sacramento celebrato. Spesso i nubendi si concentrano esclusivamente sul giorno delle nozze sovradimensionandolo. Viene loro presentato come il giorno più bello della vita. Dimenticano, così, che esso è solo l’inizio di una vita che dura per sempre.

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Se il sacramento delle nozze fosse solo come una bella tappa fine a sé stessa, il quotidiano potrebbe diventare una prigione o una farsa e anche una casa, bellissima esteticamente, ma senza fondamenta solide, al primo vento può cadere finendo in macerie. Ben diverso, invece, se Cristo continua ad operare negli sposi, se il sacramento celebrato riesce ad impastarsi nel quotidiano: gli sposi possono essere Cristo vivo 24 ore al giorno. La celebrazione delle nozze non è un accadimento puntuale, ma è una porta d’ingresso in una dimensione nuova dentro la quale gli sposi consegnano sé stessi all’agire profondo di Dio, alla Sua Volontà.

I sacramenti sono un incontro che trasforma la vita. Per tale motivo, nel rito aggiornato del matrimonio, al numero 7, si legge: «Per mezzo del Battesimo, sacramento della fede, l’uomo e la donna una volta per sempre sono inseriti nell’alleanza di Cristo con la Chiesa, cosicché la loro unione coniugale viene assunta nell’amore di Cristo e arricchita della forza del suo sacrificio. A motivo di questa nuova condizione il matrimonio valido dei battezzati è sempre sacramento». Infelici quegli sposi che vivono le nozze quotidiane lontano dalle leggi del Signore! Il loro tempo potrebbe essere sprecato, non portare frutto. “Non mi abbandonare mai” diventi anche l’accorata richiesta degli sposi al Signore che dona vita.




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Assunta Scialdone

Assunta Scialdone, sposa e madre, docente presso l’ISSR santi Apostoli Pietro e Paolo - area casertana - in Capua e di I.R.C nella scuola secondaria di Primo Grado. Dottore in Sacra Teologia in vita cristiana indirizzo spiritualità. Ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense. Da anni impegnata nella pastorale familiare diocesana, serve lo Sposo servendo gli sposi.

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