Schiavi dell’efficientismo, ma noi “non siamo macchine”. Parla papa Leone
Screenshot del video https://www.youtube.com/watch?v=GNLqDECEQUU
“Percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita”. Perché? La risposta del Santo Padre Leone: “Perché noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”.
Parlando della Risurrezione di Cristo e delle sfide del mondo attuale, Papa Leone XIV ha indicato la Pasqua come approdo del cuore inquieto.“La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire. – ha detto durante l’udienza generale di mercoledì 17 dicembre – Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguire risultati ottimali negli ambiti più svariati. In che modo la risurrezione di Gesù illumina questo tratto della nostra esperienza? Quando parteciperemo alla sua vittoria sulla morte, ci riposeremo? La fede ci dice: sì, riposeremo. Non saremo inattivi, ma entreremo nel riposo di Dio, che è pace e gioia”. Tuttavia, “dobbiamo solo aspettare, o questo ci può cambiare fin da ora?”
“Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. – ha proseguito il Santo Padre – Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine. Eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita”. Perché?
La risposta del Santo Padre è questa: “Perché noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”.
È “nel cuore che si conserva il vero tesoro, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio”.
È importante “riflettere su questi aspetti, perché nei numerosi impegni che di continuo affrontiamo, sempre più affiora il rischio della dispersione, talvolta della disperazione, della mancanza di significato, persino in persone apparentemente di successo”. Cor inquietum: con questo aggettivo, “inquieto”, “Sant’Agostino ci fa comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento. (…) L’inquietudine è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima, quella del ritorno a casa”. Dunque, “l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore. Questo tesoro, però, lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: i fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi”.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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