I laici e le coppie non siano “piccoli preti”, “piccole suore”. Parla Mons. Paolo Bizzeti
Foto derivata da: European People's Party, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
“Premetto che io non sono un vescovo di una diocesi italiana, sono missionario e per di più sono emerito. Tuttavia, ho una lunga esperienza di pastorale familiare in Italia”. Inizia così la nostra chiacchierata con Mons. Paolo Bizzeti, che ha condiviso riflessioni generali su vari temi, tra cui il ruolo della coppia cristiana nella Chiesa, l’importanza di ripensare i percorsi di preparazione al matrimonio, e la centralità della famiglia nella Chiesa delle origini. I laici, per lui, non devono scimmiottare il clero, ma occupare un posto specifico. Ecco tutto ciò che ha condiviso con noi.
Lei crede che la pastorale familiare sia trascurata in Italia?
In generale, la pastorale familiare è trascurata, frammentaria e tesa a fare dei coniugi persone che frequentano la parrocchia (o un movimento, un’associazione ecc.), dei buoni collaboratori nelle iniziative, che mandino i figli in chiesa, siano fedeli e… mettano mano al portafoglio! Manca un vero interesse alla coppia in quanto coppia. Men che meno si pensa seriamente di formare una Domus Ecclesia, una casa, una famiglia che sia realmente chiesa. Tuttavia, il cristianesimo, per i primi due secoli almeno, è cresciuto e si è strutturato proprio sulla base della famiglia e soltanto più tardi ha cominciato a strutturarsi secondo delle modalità che erano quelle dell’Antico Testamento – ovvero intorno al tempio -, riesumando, perciò, la categoria degli “addetti al sacro”. Questo slittamento della vita cristiana dalla famiglia – e quindi dalla casa – al tempio, con “gli addetti al tempio”, ha segnato un impoverimento notevole.
I laici e gli sposi nella Chiesa di oggi…
Oggi, molti parroci o vescovi, anche di buona volontà, vedono i laici, le coppie, come delle persone “in funzione della parrocchia o della diocesi” e non concepiscono tanto che la parrocchia e la diocesi dovrebbero essere al servizio delle coppie! Inoltre, c’è un problema serio riguardante il modo con cui si è concepita la coppia, che stride con la situazione attuale, dove il rapporto uomo donna è profondamente cambiato. Non è più proponibile il modello relazionale tra l’uomo e la donna com’era anche soltanto 50 anni fa. Pertanto, la Chiesa deve ripensare seriamente la famiglia, senza, con questo, buttare via quei valori e quelle testimonianze che hanno costituito per secoli una bellissima modalità di rappresentare il mistero della Trinità, mistero, cioè, di persone che si amano nella loro diversità.
La specificità del matrimonio cristiano deriva dal Mistero Pasquale, cioè da quel donare la vita, ponendola nelle mani di qualcun altro, perché solo donando si riceve, solo morendo per amore, si trova abbondanza di vita.
Il matrimonio cristiano non è un dato naturale, con buona pace di chi la pensa diversamente: è una vocazione specifica, alla luce della relazione tra Cristo e la Chiesa (in quanto rappresenta l’Umanità intera …).
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I laici e la liturgia: cosa può dirci?
La liturgia cattolica latina è quasi interamente una “faccenda di preti/diaconi” … i laici e gli sposi in particolare sono coinvolti pochissimo. È necessario un ripensamento radicale dei ruoli, in concreto, senza scomodare riforme liturgiche ancora lontane. Tuttavia, per fare questo, bisogna formare dei laici a lungo, come si fa con i seminaristi, ma non sul modello clericale, sul corso di studi che fanno i preti ecc. (compresi gli ISSR!), bensì con una formazione specifica per i laici, per le coppie, per adulti che non hanno il ruolo del prete e che non devono diventare “piccoli preti o suore”.
Crisi coniugali e divorzi: quali sono le cause, nella sua esperienza?
I matrimoni saltano agli inizi perché non c’è stato un reale cammino di introduzione alla fede cristiana adulta. Dopo il catechismo, in genere, si fanno pochi ridicoli incontri in preparazione al matrimonio, quando, invece, è necessario un training accurato e duraturo. Il sacramento del matrimonio, oggigiorno, spesso arriva quando i due sono sposati già di fatto, civilmente o no. Non possiamo però, rinunciare o trascurare le coppie che, invece, arrivano preparate, caste e ad occhi aperti, consapevoli che mettono il loro amore al servizio di una testimonianza spesso eroica. Le coppie che si separano dopo molti anni lo fanno perché hanno trascurato l’abc della relazione: tempo, attenzioni, cura, litigi necessari, aiuto esterno, ecc. Le persone oggi sono più fragili, sì! Ma prima la vita era dura fin dagli inizi e si veniva addestrati ad affrontare questa ruvidità. Quindi il rimedio consiste in cammini di fede più robusti e in una evangelizzazione che non si limiti a ripetere quattro favole per bambini o dogmi di cui si capisce ben poco da parte degli stessi che li proclamano.
Da dove ripartire?
Le coppie della Bibbia, a cominciare da Abramo e Sara, padre e madre di tutti i credenti nella fede, non erano coppie perfette, anzi. Il punto è che non si conosce la Bibbia, la Storia della salvezza… quindi non si sa accompagnare, non si ha una pedagogia modellata sulla pedagogia del Signore.
Infine bisogna che la pastorale inizi da dove sono le persone in concreto, non da dove dovrebbero essere. A partire da un attento e paziente ascolto e conoscenza, con anche l’aiuto di uno psicologo/a, a volte, si può arrivare a proporre un passo in avanti realistico, senza far sentire in colpa.
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