Attualità
L’obbedienza di Maria: una libertà fraintesa. Perché il vescovo ha infiammato il web?
Il vescovo Giuseppe Laterza probabilmente non immaginava il polverone che avrebbe sollevato affermando che la libertà di Maria è stata nell’obbedire. A questo ha aggiunto un riferimento alle “femministe”, invitandole a imparare dall’obbedienza di Maria. Negli anni in cui studiavo Comunicazione a Roma, quanto accaduto in queste ore lo avremmo definito senza esitazioni un caso di comunicazione di crisi.
Ogni crisi ha delle vittime. Chi sono o si sentono tali, in questo caso? Le femministe, intese come donne che lottano per la libertà e i diritti delle donne. Perché? Perché il messaggio è stato recepito così: “Anni di lotte per liberare la donna dal patriarcato e garantire la parità sviliti così da un pulpito”. Per la nostra cultura, infatti, la libertà si contrappone all’obbedienza.
Ad aggravare la situazione il fatto che, nell’immaginario collettivo, l’obbedienza al femminile evoca scenari ben precisi: “la donna deve stare zitta e obbedire”, “testa china e sissignore”, “nessuna volontà propria, solo sottomissione”.
Sorvoliamo un attimo sul “pasticcio comunicativo” e andiamo a fondo nella questione teologica, perché, chi si scaglia contro il vescovo, probabilmente non conosce cosa sia davvero l’obbedienza di Maria, né perché proprio quell’obbedienza sia stata una forma radicale di libertà — più profonda di molte ideologie contemporanee.
Provo allora a chiarirlo, semplificando il discorso.
- Maria non obbedisce a un uomo, ma a Dio
Questo è il primo grande malinteso. Maria non obbedisce a Giuseppe, fidanzato e futuro marito. Obbedisce a Dio. Obbedisce alla propria coscienza. Obbedisce a quella chiamata interiore che riconosce come vera per la sua vita. Durante il dialogo con l’angelo, Giuseppe non è neppure presente. E Maria accetta il piano di Dio senza consultarlo! Perché? Perché la sua vita, in ultima istanza, non appartiene a un uomo. Quanta libertà c’è in una donna che non si lascia dominare, ma risponde alla chiamata che riconosce come autentica per sé? Tante relazioni sbagliate con degli uomini finirebbero o non inizierebbero affatto, se ci fosse in tutte questa chiarezza e questo amore per sé stesse.
- Il corpo, la libertà e la responsabilità
Si sente spesso ripetere: “Il corpo è mio, faccio quello che voglio”. Sembra libertà. Eppure, quante volte questa idea nasconde nuove schiavitù? “Lo so, questo ragazzo non mi ama, non lo vorrei come padre dei miei figli, ma non riesco a lasciarlo. Non ho la forza, sono legata a lui. Lo farò, più avanti. Tanto, se rimango incinta, posso abortire”.
Qui non c’è libertà. C’è mancanza di responsabilità verso sé stesse. C’è dipendenza affettiva, che è l’opposto della libertà.
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Maria, obbedendo a Dio che la invita a fare spazio per accogliere Gesù, accetta una verità che libera: il corpo non è un oggetto da usare, ma un luogo da cui amare. La vera libertà, infatti, non sta nel ripiegarsi su sé stesse, nelle gratificazioni immediate, ma nel trascendersi, nel dono di sé.
È davvero libero chi possiede sé stesso al punto da potersi donare.
3. Che cosa significa davvero “obbedire”?
Il vescovo ha usato parole inadatte al contesto comunicativo attuale. Probabilmente non voleva offendere, ma non gli sono stati fatti sconti. Gli è stato detto che parla dal Medioevo e che l’obbedienza non ha nulla a che fare con la libertà. È vero? Perché, se è così, non esiste proprio libertà al mondo. Tutti obbediamo a qualcuno.
Chiediamoci: che significa obbedire?
“Obbedire” viene dal latino oboedire: ob- (verso) e audire (ascoltare). Significa ascoltare attentamente, prestare ascolto, non sottomettersi ciecamente.
Maria ha scelto liberamente di ascoltare Dio. Nulla sarebbe accaduto senza il suo “eccomi”.
Ma noi, a chi diciamo ai nostri “eccomi”? Parlo da donna. Siamo schiave di tante cose: dell’immagine, di relazioni tossiche, della paura di donarci fino in fondo. “Facciamo l’amore, ma niente matrimonio.” “Viviamo insieme, ma conti separati.”
È facile obbedire alla paura. Maria non lo fa: ascolta Dio, e Dio è amore.
Obbedire all’amore significa trovare armonia, potersi donare senza riserve, avere una gioia che nessuno può togliere. Quando hai Dio, quando ascolti Lui, il tuo dono è libero e totale.
Al vescovo è uscita male. Ma diciamolo chiaramente: Maria è stata libera.
Libera perché non ha obbedito alle logiche del mondo, ma ai progetti di Dio. Il vescovo poteva rivolgersi a tutti, perchè tutti obbediamo a qualcuno. La vera domanda è un’altra: chi ascoltiamo? Chi esercita davvero influenza su di noi? Qualcuno che ci fa sbocciare — o qualcuno che ci fa appassire?
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1 risposta su “L’obbedienza di Maria: una libertà fraintesa. Perché il vescovo ha infiammato il web?”
Complimenti! Davvero un bellissimo articolo!