CORRISPONDENZA FAMILIARE
Lettera ad un papà
29 Dicembre 2025
La liturgia della santa Famiglia che ieri abbiamo celebrato, ha proposto la testimonianza luminosa di san Giuseppe che, avendo percepito il pericolo che incombe su Gesù, mette in atto una precipitosa fuga in Egitto. Mi sembra una suggestiva immagine della paternità. Ho scelto perciò oggi di scrivere una lettera ad un papà, a tutti e a ciascuno.
Caro Francesco,
ricordo quando sei partito a piedi e a digiuno per chiedere alla Madonna la grazia per la tua bambina, non sapevi più cosa fare ma sapevi che era stata affidata a te e tu dovevi fare di tutto per custodire la sua vita. All’epoca non conoscevi l’esperienza della famiglia Martin e non sapevi che Luigi aveva fatto la stessa cosa quando la primogenita s’era ammalata di tifo, una malattia che, in un’epoca in cui non c’erano antibiotici, poteva portare alla morte. Con la stessa fede di Luigi sei andato ai piedi della Vergine e, come lui, hai ricevuto la grazia.
Un papà non si arrende, lotta fino alla fine. Il giorno in cui nasce il figlio e, per la prima volta, lo prende tra le braccia fa una solenne promessa: “Puoi contare su di me”. Un patto scritto nel cuore a lettere indelebili.
Qualche anno fa sono stato a Concesio (Brescia) e ho visitato la casa natale di san Paolo VI. Figlio di una famiglia benestante e ricca di fede. Una famiglia che vive di fede, educa alla fede. Il papà Giorgio era un giornalista, impegnato in politica, uomo di raffinata cultura ma soprattutto un uomo di fede che non solo ha dato ai figli la sua personale testimonianza ma si è preoccupato perché potessero avere il necessario nutrimento spirituale. Fu lui a indicare a Giovanni Battista, futuro Paolo VI, un religioso come padre spirituale. Una scelta quanto mai indovinata perché quel religioso (padre Paolo Caresana) fu un vero padre per il giovane Montini e orientò il suo cammino vocazionale.
Un padre non pretende di far tutto, sa di essere solo una parte di quell’opera educativa che permette al figlio di crescere e scoprire che uno solo è il Padre da cui viene ogni cosa, quello del Cielo. Un buon padre fa la sua parte e… si mette da parte.
Qualche giorno fa il nostro caro amico polacco, padre Jan Slepowronski, ci ha raccontato che il suo papà gli ha dato il nome di Giovanni perché desiderava che diventasse un coraggioso predicatore del Vangelo, proprio come il Battista. Quando terminò la scuola primaria, il papà gli chiese se voleva andare in seminario e lui rispose che non aveva la vocazione. Il papà non riprese più l’argomento. Dopo le superiori, invece, decise di fare il grande passo. Fu allora che il papà confidò al figlio che ogni giorno aveva pregato il Santo Rosario per la sua vocazione.
Un padre non può decidere né condizionare le scelte del figlio ma può e deve pregare – e pregare tanto – perché quelle scelte siano fatte secondo il cuore di Dio e non seguendo le illusioni del cuore.
Mi capita a volte di vedere o di sapere che molti papà, danno al lavoro uno spazio che assorbe gran parte del tempo e tutte le energie, fino al punto da trascurare la necessità, altrettanto e forse ancora più importante, di coltivare una relazione effettiva ed affettiva con i figli. Alcuni anni fa una ricerca scientifica della Oxford University ha pubblicato uno studio che conferma quello che già sappiamo per esperienza, quello che da sempre insegna la Chiesa, e cioè: “Un padre molto presente, aiuta lo sviluppo dei figli. Ragazzini ben seguiti e sicuri, sono più equilibrati e hanno meno probabilità di sviluppare problemi comportamentali”.
Un buon padre vive con grande responsabilità il dovere di provvedere alle necessità della sua famiglia e si preoccupa di dare ai figli tutto quel che serve per arrivare ben attrezzati alla vita adulta ma, proprio per questo, accompagna il cammino e le scelte dei figli, manifestando fiducia e stima. Un buon padre non dimentica che spetta a lui manifestare e comunicare ai tuoi figli la tenerezza e la misericordia di Dio.
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Teresa di Lisieux non aveva ancora compiuto cinque anni quando è morta la mamma. Il ruolo del papà è diventato perciò decisivo e determinante. Luigi Martin ha saputo fare la sua parte con scrupolo e totale disponibilità, come attestano le numerose pagine che la Santa dedica al papà. La responsabilità educativa non resta circoscritta alla vita terrena ma si prolunga anche oltre la morte. Teresa infatti attribuisce all’intercessione del papà, morto il 29 luglio 1894, la rapida maturazione vocazionale di Celina che in pochi giorni sceglie il Carmelo. Una scelta non facile considerando la severa contrarietà di alcuni familiari, in particolare la cugina Giovanna e suo marito (LT 169, 19 agosto 1894).
Un buon padre non abbandona i suoi figli e continua ad amarli anche quando ha varcato la soglia della vita eterna. Questa certezza, che scaturisce dalla fede, permette di fare tutto senza la pretesa di vedere tutto.
Caro Francesco, so bene con quanto amore segui i tuoi figli e so che daresti la vita per loro. Ricorda che sei tu la Provvidenza di Dio per loro, fai tutto quello che puoi per farli crescere. Ma ricorda anche che di essere un buon testimone del Vangelo. Fa’ in modo che i tuoi figli possano dire di te: ci ha mostrato che significa vivere da cristiani. Te lo auguro e prego per te.
Don Silvio
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