Se anche il Comune riconosce l’importanza del corso prematrimoniale

A Milano al via il primo corso laico per unioni civili: si studiano contratti e tutele legali. Un’iniziativa che lancia una provocazione al mondo ecclesiale. Se il mondo laico sente l’urgenza di “attrezzare” le coppie di fronte alle insidie legali della vita a due, la comunità cristiana può ancora permettersi di proporre percorsi prematrimoniali vissuti spesso come stanche formalità burocratiche?

La notizia arriva da Milano e segna un cambio di passo culturale che non può lasciare indifferenti: il Comune, in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati, ha istituito il primo corso prematrimoniale “laico”. Niente teologia, niente morali: in cattedra salgono i legali per spiegare a chi sceglie il rito civile o l’unione civile cosa comporta, codici alla mano, firmare quel contratto. Si parla di patrimoni, di tutele, di cosa accade se la storia finisce.

Questa iniziativa costringe la pastorale familiare a un serio esame di coscienza. Se il mondo laico sente l’urgenza di “attrezzare” le coppie di fronte alle insidie legali della vita a due, la comunità cristiana può ancora permettersi di proporre percorsi prematrimoniali vissuti spesso come stanche formalità burocratiche? Se l’avvocato spiega come tutelare i beni, la Chiesa ha il compito ben più arduo di spiegare come tutelare l’unità, come ben sottolinea la nota dottrinale “Una Caro”. E per farlo, non bastano più conferenze astratte o il semplice rilascio di un attestato di frequenza.

C’è una grande differenza tra prepararsi a un contratto e prepararsi a un sacramento, ed è qui che la proposta formativa deve ritrovare il suo coraggio. La vera tutela per una coppia non è solo la separazione dei beni, ma la capacità di attraversare quella che, nel testo di preparazione al sacramento del matrimonio “Camminiamo verso le nozze”, viene definita la necessaria “disillusione”. Arrivare all’altare pensando che l’amore sia un sentimento inossidabile è il primo passo verso il fallimento. Una formazione seria deve avere l’audacia di dire ai fidanzati che l’altro non è il principe azzurro o la principessa che risolverà ogni problema, ma una persona con limiti e difetti che ha bisogno di essere accolta e perdonata. L’illusione è un velo che copre la realtà e, quando il sogno non coincide con il quotidiano, spesso si arriva alla conclusione errata di aver sbagliato tutto.

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Il corso milanese insegna a gestire il divorzio; un corso cristiano deve insegnare a cerca un dialogo vero, che parte da quello con Dio e trova la sua espressione più bella e profonda nel confronto con l’altro. Le statistiche suggeriscono che le coppie scoppiano non perché litigano, ma perché non sanno litigare in modo sano (la ricerca di John Gottman dimostra che non è la frequenza dei litigi a causare la rottura, ma la presenza di quattro specifici comportamenti distruttivi durante il conflitto: critica, disprezzo, atteggiamento difensivo e ostruzionismo).

È urgente fornire ai giovani strumenti pratici, veri e propri laboratori, per usare un’espressione cara alla pedagogia familiare moderna, come fa ad esempio il taccuino per i fidanzati “Per sempre”. Significa insegnare che il litigio può essere costruttivo se non diventa un duello all’ultimo sangue, se si impara a non parlarsi addosso, se si abbandona la pretesa di avere ragione per cercare invece la connessione.

Se il Codice civile regola i diritti, il Vangelo interroga sulla qualità della relazione. Troppe coppie, anche credenti, finiscono per vivere come due soci di un’azienda ben avviata: gestiscono i figli, pagano il mutuo, si scambiano quelle che vengono definite “comunicazioni di servizio”. Ma l’intimità è un’altra cosa. La scommessa educativa oggi è aiutare i fidanzati a passare dalla cronaca della giornata al “dialogo profondo”, quello che tocca i vissuti emotivi, le parole consegnate da Dio al cuore di ciascun coniuge, i sogni. Senza questa profondità, la casa costruita sulla roccia rischia di trasformarsi in un luogo di estraneità.

L’iniziativa di Milano, in fondo, fa un favore alla Chiesa. Toglie l’alibi che “ormai non si sposa più nessuno”. La gente cerca stabilità, cerca forme per dire noi. Il mondo risponde con la chiarezza del diritto. La comunità ecclesiale ha tra le mani un tesoro molto più grande: la profezia che l’amore, se curato, potato e custodito, può davvero durare per sempre. Ma questo “per sempre” non è una magia: è un lavoro artigianale che richiede maestri, strumenti e fatica. 

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