«Un suo amico mi ha detto che sono scappati dopo che è scoppiato l’incendio, ma poi l’ha perso di vista. Al collo aveva una catenina d’oro con l’immagine di una Madonnina». È Carla Masiello a parlare, è una madre. Dalla mattina di Capodanno ha diffuso ovunque la foto di suo figlio Giovanni, sedici anni. La sua vita è ferma nella notte come quella di tanti genitori. Una notte che si allunga oltre i fuochi d’artificio, oltre i brindisi, oltre la promessa di un anno nuovo. A Crans-Montana, la notte di Capodanno si è fermata lì, tra le fiamme, il fumo, le urla spezzate di ragazzi giovanissimi che correvano per salvarsi. E da allora il tempo, per alcuni, non ha più ripreso a scorrere.
La cronaca ci rimanda le immagini dell’incendio, del panico arrivato troppo tardi, della fuga. Dice di ragazzi intrappolati, dispersi, vite spezzate troppo presto. Dice che alcuni sono riusciti a scappare, altri si sono persi di vista nella confusione. Ma la cronaca, lo sappiamo, non basta. Perché dietro ogni nome c’è una madre, un padre, una casa rimasta accesa tutta la notte. Come quella di Carla e di decine di genitori che si sono aggrappate ai piccoli dettagli come ultime carezze. “Al collo aveva una catenina d’oro con l’immagine di una Madonnina” ma Giovanni purtroppo non è riuscito a salvarsi. Il bilancio è drammatico: 40 morti, 121 feriti, alcuni neanche identificabili.
In queste ore sospese la fede è necessaria più che mai, bisogna affidare i figli a un’altra Madre quando le proprie braccia non arrivano più. C’è un punto, nella vita dei genitori, in cui i figli si allontanano davvero. Non quando diventano grandi, ma quando non possiamo più proteggerli. E allora il cuore torna indietro, senza chiedere permesso. Li rivede bambini, quando correvano verso di noi per sfuggire a un pericolo semplice, quando bastava il nostro abbraccio per mettere a tacere ogni paura. Per noi restano sempre quelli. Anche a sedici, venti, trent’anni.
Così quando arrivano quelle notizie devastanti, si ripercorre l’ultimo saluto, l’ultima raccomandazione, l’ultima porta chiusa. Ci si rimprovera perfino ciò che non avrebbe potuto cambiare nulla. Il telefono diventa una preghiera muta, stretta in mano come un rosario. Questa strage non riguarda solo chi era lì. Riguarda tutti i genitori. Riguarda quella paura che ci stringe il cuore ogni volta che i figli sono lontani da noi, ogni volta che non rispondono, ogni volta che affidiamo il loro passo al mondo.
E allora, cosa resta? Non spiegazioni, che suonerebbero vuote. Non bastano i conti in banca, la maggior parte di quei ragazzi morti erano figli di famiglie benestanti. Davanti alla morte resta solo la fede. Resta credere che quei figli non siano scomparsi nel nulla, ma attesi. Se oggi non possono più tornare correndo nelle nostre braccia, li attende un altro abbraccio. L’abbraccio con il Padre celeste, l’amore dolcissimo della Madre. È lì che un giorno ci ritroveremo tutti. È lì che l’amore, passato attraverso il dolore, non sarà stato inutile.
Perché nessun figlio è perduto: è solo affidato, per un tempo che non ci è dato capire, a un Amore più grande del nostro. Senza questa speranza certa come potremmo attraversare questo dolore? La giustizia non basta a lenire la sofferenza, solo Dio può donare la vera consolazione. E mentre lo scrivo il cuore vacilla ma non soccombe mentre affido la mia umile preghiera per queste famiglie al cuore della Madre.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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Non sono sullo stesso piano chi deve nascere e chi è già nato. ....“La vita è tutta intera“: la stessa…
Fermo restando che l'aborto è un diritto della donna, nessun genitore con un po' di cervello vorrebbe trovarsi una figlia…