12 Gennaio 2026

Essere fedeli a se stessi è ancora un diritto?

Di fronte a un discorso come quello pronunciato da Papa Leone XIV al Corpo diplomatico come da tradizione all’inizio di un nuovo anno, la tentazione di sintetizzare è forte. Ma sarebbe un errore. Quelle parole andrebbero commentate una per una, tanto sono dense, misurate e limpide. Una parola attraversa tutto l’intervento e ne costituisce quasi l’ossatura: ideologia. Credo sia una chiave di lettura importante per il nostro tempo. «Per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano», fa notare il Papa: «Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo».

L’ideologia, per Leone XIV, non è semplicemente un’idea forte. È un’idea che smette di confrontarsi con la realtà, che si assolutizza e pretende di diventare norma unica, riducendo la complessità dell’umano. È qui che si innesta il tema della libertà di coscienza, che il Papa individua come una delle libertà oggi più insidiosamente minacciate, spesso proprio in nome dei diritti. Tornerò su aborto ed eutanasia, questioni che toccano il cuore della nostra civiltà e della nostra fede. Oggi, però, vorrei soffermarmi su un punto preciso: l’obiezione di coscienza. Un’espressione che, in certi ambienti – soprattutto sanitari – viene pronunciata con fastidio, quando non con aperto disprezzo.

Come è possibile che donne e uomini che hanno scelto di diventare ostetriche, ginecologi, medici, infermieri per accompagnare la vita nei suoi momenti più delicati, vengano bollati come disturbatori, retrogradi, addirittura pericolosi? Come si è arrivati al punto che l’obiettore di coscienza venga deriso non solo nelle piazze virtuali dei social, ma nei reparti ospedalieri in cui lavora ogni giorno, spesso in silenzio e con professionalità?

«L’obiezione di coscienza non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi» dice il Papa definendola «per ciò che è: la possibilità per una persona di rifiutare obblighi legali o professionali che entrano in conflitto con principi morali, etici o religiosi profondamente radicati». Non un capriccio. Non una strategia di sabotaggio. Ma un atto serio, costoso, spesso solitario. Il Papa richiama esempi che dovrebbero mettere d’accordo tutti: il rifiuto del servizio militare in nome della non violenza, o il diniego di pratiche come aborto ed eutanasia da parte di medici e operatori sanitari. In entrambi i casi non c’è ribellione allo Stato, ma fedeltà alla propria coscienza.

In un’epoca che celebra l’autenticità individuale, suona paradossale che proprio chi resta fedele a sé venga messo all’indice. Ma il paradosso si scioglie se si accetta l’idea che non tutte le coscienze siano ugualmente legittime: sono ammesse quelle allineate, escluse quelle che disturbano il consenso dominante. È l’ideologia che parla, non la democrazia. Per questo l’allarme lanciato da Leone XIV è tutt’altro che astratto. Quando il Papa osserva che la libertà di coscienza è sempre più messa in discussione anche da Stati che si proclamano paladini dei diritti umani, ci costringe a una domanda scomoda: che valore hanno i diritti se valgono solo finché non contraddicono l’ideologia del momento?

Difendere l’obiezione di coscienza non significa imporre una visione morale agli altri. Significa accettare che una società davvero pluralista non teme il dissenso etico, ma lo tutela. Stiamo attenti perché quando la coscienza diventa un problema da rimuovere, non è solo l’obiettore a essere in pericolo. È la libertà di tutti.



Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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