Papa Leone: “Dio parla”. A noi interessa il dialogo con lui?
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Per Leone XIV è fondamentale cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima «si ferma alla superficie e non crea comunione», mentre nelle relazioni autentiche «la parola non serve solo a scambiarsi informazioni, ma a rivelare chi siamo». La parola, infatti, possiede una dimensione rivelativa che genera relazione. Così, parlando all’uomo, Dio «rivela sé stesso come alleato e ci invita a un’amicizia con Lui».
Il primo documento del Concilio Vaticano II che Papa Leone XIV ha scelto di approfondire nel nuovo ciclo di catechesi del mercoledì, durante le udienze generali, è la Dei Verbum. Per il Pontefice, questo testo è di grande valore perché ricorda come «Gesù Cristo trasformi radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio»: non siamo più servi, ma amici. «D’ora innanzi – afferma – la relazione sarà di amicizia. Perciò, l’unica condizione della nuova alleanza è l’amore».
Leone XIV sottolinea inoltre che «noi non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio». «Dio è Dio e noi siamo creature; ma con la venuta del Figlio nella carne umana – prosegue – l’Alleanza si apre al suo fine ultimo». Da qui la domanda centrale: come possiamo somigliare a Dio? Non «attraverso la trasgressione e il peccato, come suggerisce il serpente a Eva (cfr Gen 3,5), ma nella relazione con il Figlio fattosi uomo».
«Vi ho chiamato amici»: sono parole di Gesù tratte dal Vangelo di Giovanni, riprese anche nella Dei Verbum. Al numero 2, il documento afferma: «Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile (cfr Col 1,15; 1Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé».
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Il Dio rivelato da Gesù è un Dio che dialoga con l’uomo. E, come osserva il Papa, «quando con il peccato questo dialogo si interrompe, il Creatore non smette di cercare l’incontro con le sue creature e di stabilire, di volta in volta, un’alleanza con loro». Nella Rivelazione cristiana, infatti, «quando Dio viene a cercarci facendosi carne nel suo Figlio, il dialogo interrotto viene ripristinato in modo definitivo: l’Alleanza è nuova ed eterna, e nulla può separarci dal suo amore».
La Dei Verbum ricorda anche che «Dio ci parla». Per Leone XIV è fondamentale cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima «si ferma alla superficie e non crea comunione», mentre nelle relazioni autentiche «la parola non serve solo a scambiarsi informazioni, ma a rivelare chi siamo». La parola, infatti, possiede una dimensione rivelativa che genera relazione. Così, parlando all’uomo, Dio «rivela sé stesso come Alleato e ci invita a un’amicizia con Lui».
È nella preghiera che siamo chiamati a vivere e coltivare questa amicizia con il Signore. Essa si realizza innanzitutto nella preghiera liturgica e comunitaria, dove non siamo noi a decidere cosa ascoltare della Parola di Dio, ma è Dio stesso che ci parla attraverso la Chiesa. Si compie poi nella preghiera personale, che si svolge nell’interiorità del cuore e della mente. Non può mancare, nella giornata e nella settimana di ogni cristiano, un tempo dedicato alla preghiera, alla meditazione e alla riflessione. Perché solo quando parliamo con Dio possiamo davvero anche parlare di Lui.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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